Graffignano – Si vide qualcosa che le veniva addosso, lanciato da una macchina in corsa. Subito dopo sentì la sua mano bruciare.
Francesca (nome di fantasia) andò a sporgere denuncia. L’ennesima: per più di venti volte in tre anni è andata in caserma a segnalare aggressioni e minacce di ogni tipo, provenienti, a suo dire, sempre dalle stesse persone. Padre e figlia. Due suoi conoscenti del suo stesso paese, Graffignano, che in passato le avrebbero prestato dei soldi per la sua attività commerciale.
Il gup del tribunale di Viterbo Savina Poli li ha rinviati a giudizio entrambi per stalking, solo il padre per lesioni: affronteranno il processo a marzo. Francesca si è costituita parte civile tramite l’avvocato Anna Camilli.
Negli anni Francesca ha sporto qualcosa come 22 querele per stalking, lesioni, usura, estorsione, minacce e ingiurie. Per quasi tutte è stata chiesta l’archiviazione.
Alla mano ha riportato un’ustione di secondo grado, con quindici giorni di prognosi, secondo il referto del pronto soccorso di Orvieto, più altri trenta giorni del suo medico curante. Le dissero che probabilmente si trattava di acido.
Il giorno prima dello sfregio alla mano sarebbe stata avvicinata da una macchina a lei conosciuta. “Esplodi!”, le avrebbe detto il conducente abbassando il finestrino, per poi lanciarle un altro oggetto non identificato. Lei si è fatta scudo con la mano, che ha cominciato a gonfiarsi, a farle male e, addirittura, sprigionare fumo. Prima ancora le è arrivata una sassata in pieno viso e un pallino sparato in un occhio. Da anni, ormai, vive nel terrore.

