Vetralla – “Umiliata e ingannata”.
Così si è sentita una cinquantenne polacca a processo per lesioni e tentata estorsione. La parte offesa è un settantenne, minacciato dalla donna con una pistola finta nel 2011 a Vetralla, ma lei si sente l’unica vittima di tutta questa storia.
Ieri toccava all’imputata spiegare la sua versione davanti al giudice del tribunale di Viterbo Rita Cialoni. Lo ha fatto con fatica e tra le lacrime: “Non sono una prostituta – ha spiegato in aula -. Mi ha trattata come se lo fossi e alla fine non mi ha nemmeno pagata”.
La stessa storia raccontata in due modi diversi. Per l’anziano, “ha fatto tutto lei”; qualche carezza e nient’altro, comunque. Lei, invece, difesa dall’avvocato Franco Taurchini, ha spiegato al giudice di essere andata molto più oltre, su richiesta del settantenne, e spinta semplicemente dall’estremo bisogno di lavorare. “Alla fine mi ha mandata via, senza darmi nemmeno un euro”. Le difficoltà economiche e la rabbia per l’umiliazione subìta hanno armato la sua mano: “Mio figlio ha trovato una pistola giocattolo e l’ho presa. Gliel’ho puntata contro solo per spaventarlo: era finta, non gli avrei fatto alcun male, anzi, è stato il contrario. Lui me l’ha presa e me l’ha data in testa più volte”.
I carabinieri l’hanno arrestata per tentata estorsione e lesioni. A febbraio la sentenza.
