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“Non dobbiamo rinunciare alle nostre libertà”

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Lilli Gruber

Lilli Gruber

Lilli Gruber e Giovanni Masotti

Lilli Gruber e Giovanni Masotti

Lilli Gruber

Lilli Gruber

Viterbo - Lilli Gruber a Caffeina Polis

Viterbo – Lilli Gruber a Caffeina Polis

Lilli Gruber

Lilli Gruber

Viterbo – Dal 2014 dietro la scrivania di “8 e mezzo”. Ma Lilli Gruber non ha perso la stoffa dell’inviata di guerra.

Camicia lilla e pantalone nero, arriva così in piazza san Lorenzo. L’ex anchorwoman del Tg1, ieri, a Caffeina Polis per parlare di Islam. Da Augusta a Milano, da Roma al Medio Oriente. Un viaggio alla scoperta di terrorismo, migrazioni e integrazione.  “Quel triangolo – dice – che cambierà le nostre vite”.

Lilli Gruber a Caffeina Polis tra Islam ed Europaslide

A intervistarla il collega Giovanni Masotti. “Con Lilli ho lavorato fianco a fianco al glorioso Tg2 delle 19,40 – dice -. E’ qui per parlarci della sua ultima fatica letteraria: ‘Prigionieri dell’Islam'”.

Un titolo efficace, quanto ingannevole. Gruber lo ammette: “E’ una provocazione, perché prigionieri dell’Islam siamo noi Europei che non conosciamo la religione musulmana. Ma anche loro, ancora troppo soggetti a un’interpretazione oscurantista del Corano. E’ una situazione complessa, che ho cercato di analizzare partendo dall’Italia fino ad arrivare alla martoriata terra mediorientale”.

Gruber non ha risposte assolute, ferme e decise. Eppure due cose crede di averle capite. “La prima – spiega – è che l’Islam è tra noi. Impariamo a conviverci, perché è qui per restare. Pensate che nel 2030, in Italia, la popolazione musulmana raddoppierà: da poco più di un milione e mezzo a oltre tre. La seconda è che per evitare di creare corti circuiti e fratture, noi Europei dobbiamo chiarirci le idee su quali siano i nostri pilastri fondamentali. Loro, invece, devono capire qual è l’atteggiamento con cui vogliono entrare nel vecchio continente”.

Non perdere i valori e opporsi alle richieste più estremiste. Secondo Gruber, sono questi i primi passi verso una pacifica convivenza e integrazione. “Facciamoci rispettare se teniamo a noi stessi, alla nostra storia e alla nostra cultura, perché le abbiamo conquistate con difficoltà per interi decenni. Diciamo no ai tribunali della sharia, non aboliamo, e lo dico da laica convita, i presepi nelle scuole: i bambini musulmani non ne rimarranno sconvolti, ma impareranno a conoscere le nostre tradizioni. Su alcune questioni, come quelle femminili, mediamo poco. Anzi, non facciamolo per nulla”.

E qui racconta la sorpresa di quando alla moschea di Centocelle le hanno consegnato un libretto con il decalogo della dignità della donna nell’Islam. Lo definisce “un testo dell’orrore, con tesi supportate da frasi del Corano: dalle donne che non hanno nessun diritto all’eredità, al loro pensiero che vale la metà di quello maschile”.

Eppure, quasi a rispondere a Magdi Allam che sabato, sempre a Caffeina Polis, aveva parlato dell’impossibilità di avere un Islam moderato, Gruber spiega che non tutti i musulmani sono estremisti. “I giovani, ad esempio, non lo sono quasi per niente, e non tutti gli islamici vogliono assoggettarci. E’ che i loro pilastri sono estremamente più radicati dei nostri. Non vogliono perderli. Noi, invece, li abbiamo già persi”.

Ma l’Islam è compatibile con le democrazie occidentali? Secondo Gruber “sì, ma serve l’integrazione. Accantoniamo la paura, non rinunciamo alle nostre libertà e rimaniamo uniti. Insegniamo ai musulmani cos’è uno stato di diritto, invece di chiuderci nei nostri confini”.

La conduttrice di “8 e mezzo” tocca tutta l’attualità, e parla anche di Brexit. “L’esito del referendum britannico è dovuto anche al terrore che abbiamo per gli stranieri. Questo voto popolare mi ha sconvolta perché, anche se l’Europa è imperfetta, è la nostra casa comune ed è troppo crudele distruggerla da un giorno all’altro. Non possiamo, non dobbiamo, tornare indietro – conclude -. Vorrebbe dire andare contro il nostro futuro. E questo lo dimostra il 75% degli under 25 che ha scelto: ‘Remain'”.

Raffaele Strocchia


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