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Omicidio del Riello, processo a Battaglia

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Sabato Louis Francesco Battaglia

Sabato Louis Francesco Battaglia

Federico Venzi

Federico Venzi

Il punto dove è stato ritrovato Federico Venzi

Il punto dove è stato ritrovato Federico Venzi

Omicidio del Riello - Il mazzo di fiori lasciati per Venzi, sul luogo del delitto

Omicidio del Riello – Il mazzo di fiori lasciati per Venzi, sul luogo del delitto

Viterbo – Omicidio del Riello, via al processo.

Comparirà stamattina davanti al gup il 23enne Sabato Battaglia, accusato di aver ucciso un uomo a pugni all’alba del 27 settembre scorso a Viterbo. La vittima è Federico Venzi, 43 anni, romano residente a Caprarola.

La madre e i fratelli si costituiranno parte civile oggi, rappresentati dall’avvocato Luca Tedeschi. A difendere Battaglia, Antonella Durano del foro di Roma.

Il difensore ha chiesto il rito abbreviato condizionato a una perizia medico legale svolta da un consulente della difesa e giunta a conclusioni diverse rispetto a quella della dottoressa Maria Rosaria Aromatario, che eseguì l’autopsia sul corpo della vittima. Per il medico legale della Sapienza, consulente del pm Massimiliano Siddi, Venzi è morto per per soffocamento: avrebbe ingerito sangue e materiale organico, dopo il cazzotto di Battaglia che gli ha spaccato la mandibola.

La consulenza della difesa introdurrebbe elementi che aprirebbero più alla tesi dell’omicidio preterintenzionale, decisamente più lieve dell’omicidio volontario. Riuscire ad alleggerire l’accusa significherebbe scendere dai 30 ai 12 anni di carcere in caso di condanna. Su questo punta l’avvocato del ragazzo che, finora, ha sempre sostenuto che Battaglia non volesse uccidere. Il gup deciderà oggi se giudicare Battaglia allo stato degli atti, senza aggiungere altro al fascicolo processuale, o acquisire la consulenza di parte come ulteriore contributo utile per arrivare a sentenza. 

Quando si incontrano alla rotatoria del Riello, alle 4 passate del mattino, Battaglia è con la fidanzata, studentessa universitaria di Vetralla. Venzi viene da un locale dove ha trascorso la serata con un amico marocchino: ubriachi, si stanno incamminando a piedi alla rotatoria del Riello.

All’uscita di via della Palazzina, lato Ipercoop, incrociano Battaglia e la fidanzata che parlano. Venzi vede la ragazza semi sdraiata a terra. Pensa a un’aggressione e offre il suo aiuto, chiede se c’è bisogno di chiamare i carabinieri. Da Battaglia ottiene una risposta tipo: “Se non te ne vai li chiamo io”.

Sembra finire lì, con i due ragazzi che si allontanano. Ma Venzi e l’amico li seguono e Battaglia non gradisce. Cinquanta metri al massimo, tempo di raggiungere a piedi l’uscita vicina della rotatoria che imbocca su via Aldo Moro: qui, i pugni che atterrano Venzi e i fidanzati che scappano via. Il 43enne muore dopo tre ore di agonia all’ospedale Belcolle.

L’amico marocchino non sarà in grado neppure di chiamare il 118: sono dei passanti a soccorrere la vittima. Interrogato dal pm, Battaglia dirà di essersi sentito in pericolo. Ma a sconfessarlo è la fidanzata che, ascoltata più volte, non conferma che Venzi avesse intenzioni minacciose. Il pm la iscrive comunque nel registro degli indagati per favoreggiamento insieme a due amici di Battaglia. Posizioni ancora al vaglio della procura, che dovrà decidere se portarle avanti o meno.

Intanto oggi comincia il processo al 23enne, che potrebbe anche svolgersi in un’unica soluzione e terminare con la sentenza di primo grado. Battaglia, in ogni caso, avrà uno sconto di un terzo di pena per il rito, in caso di condanna. 


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