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Omicidio del Riello, udienza lampo

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Sabato Louis Francesco Battaglia

Sabato Louis Francesco Battaglia

Federico Venzi

Federico Venzi

Viterbo Omicidio del Riello - Il luogo dell'aggressione

Viterbo – Omicidio del Riello – Il luogo dell’aggressione

Omicidio del Riello - Il mazzo di fiori lasciati per Venzi, sul luogo del delitto

Omicidio del Riello – Il mazzo di fiori lasciati per Venzi, sul luogo del delitto

Viterbo - Omicidio del Riello - Il luogo dell'aggressione

Viterbo – Omicidio del Riello – Il luogo dell’aggressione

Viterbo – Omicidio Riello, la sentenza il 24 giugno.

Sabato Battaglia, il 23enne viterbese accusato di aver ucciso un uomo a pugni alla rotatoria dell’Ipercoop, sarà giudicato con rito abbreviato secco.

Lo ha deciso stamattina il gup di Viterbo Savina Poli, che ha respinto la richiesta della difesa di ascoltare il suo consulente di parte per l’autopsia sul corpo della vittima.

L’avvocato Antonella Durano voleva acquisire la perizia medico legale del professor Giorgio Bolino, suo consulente di parte. Una relazione che, in sostanza, apriva alla tesi dell’omicidio preterintenzionale, che prevede una pena decisamente più leggera dell’omicidio volontario, contestato dal pm Massimiliano Siddi. La relazione è stata inclusa agli atti del fascicolo processuale, ma il professor Bolino non verrà a testimoniare in aula come la difesa chiedeva.

Alleggerire l’accusa significherebbe scendere dai 30 ai 12 anni di carcere in caso di condanna. Su questo punta la difesa che, finora, ha sempre sostenuto che Battaglia non volesse uccidere Federico Venzi, 43 anni, romano residente a Caprarola. 

Si incontrarono alla rotatoria del Riello alle 4 passate del mattino del 27 settembre. Non si conoscono. Battaglia è con la fidanzata, studentessa universitaria di Vetralla. Venzi viene da un locale dove ha trascorso la serata con un amico marocchino: ubriachi, si incamminano a piedi alla rotatoria.

All’uscita di via della Palazzina, lato Ipercoop, incrociano Battaglia e la fidanzata che parlano. Venzi vede la ragazza semi sdraiata a terra. Pensa a un’aggressione. Offre il suo aiuto. Chiede se c’è bisogno di chiamare i carabinieri. Da Battaglia ottiene una risposta tipo: “Se non te ne vai li chiamo io”.

Sembra finire lì, con i due ragazzi che si allontanano. Ma Venzi e l’amico li seguono e Battaglia non gradisce. Cinquanta metri al massimo, tempo di raggiungere a piedi l’uscita vicina della rotatoria che imbocca su via Aldo Moro: qui, i pugni che atterrano Venzi e i fidanzati che scappano via. Il 43enne muore dopo tre ore di agonia all’ospedale Belcolle.

L’amico marocchino non sarà in grado neppure di chiamare il 118: sono dei passanti a soccorrere la vittima. Interrogato dal pm Siddi, Battaglia dirà di essersi sentito in pericolo. Ma a sconfessarlo è la fidanzata che, ascoltata più volte, non conferma che Venzi avesse intenzioni minacciose. Il pm la iscrive comunque nel registro degli indagati per favoreggiamento insieme a due amici di Battaglia. Posizioni ancora al vaglio della procura, che dovrà decidere se portarle avanti o meno.

Il gup Savina Poli ha rinviato l’udienza al 24 giugno. Giorno in cui accusa e difesa tireranno le somme. Battaglia rischia fino a trent’anni.


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