Civita Castellana – “Amianto, quali sono le aziende positive?”.
Valentino Vargas (Filctem-Cgil) non esce pienamente soddisfatto dal tavolo tecnico di ieri a Civita Castellana sulla presenza di amianto nella ceramica. Un incontro chiesto proprio dal sindacato per conoscere i dati della analisi e non solo.
“Le informazioni che ci hanno dato – dice Vargas – sono quelle che già avevamo. Sappiamo che delle 39 aziende analizzate circa un anno fa, ce ne sono 18 positive alla presenza di amianto. Ma non ne conosciamo il nome per cui ci risulta difficile capire chi ha preso provvedimenti e chi no. Dobbiamo tutelare i lavoratori e, in queste condizioni, è impossibile farlo”.
All’incontro erano presenti Unindustria ceramica, Federlazio, i sindaci di Civita Castellana e Gallese, la Asl, l’istituto superiore di sanità, Cgil, Uil e Cisal.
“La Asl – continua Vargas – ci ha fatto sapere che effettuerà nuovi controlli per stabilire se le aziende si siano messe in regola con le norme di sicurezza. Se ce ne fossero alcune ancora positive, infatti, ora la responsabilità sarebbe delle aziende stesse e non più di chi ha fornito i materiali.
Tutte le 39 ditte, subito dopo le prime analisi, avrebbero dovuto informare i responsabili sindacali per la sicurezza dei provvedimenti presi. Alcune lo hanno fatto, ma, non avendo i nomi di quelle che sono risultate positive, non sappiamo se proprio queste abbiano rispettato o meno l’iter previsto, sia in termini informativi che di intervento.
Dobbiamo averli per capire come muoverci a tutela dei nostri lavoratori e capire, dunque, se ci sia stata esposizione all’amianto, da quanto duri e se ne rischiano ancora. Un passo necessario perché possano eventualmente rivendicare la malattia professionale all’Inail”.
L’ipotesi di una possibile presenza di amianto negli impasti ceramici è stata sollevata a giugno 2015 dopo che vennero analizzati dei campioni prelevati da un deposito di Gallese. “Chiediamo che in quell’impianto vengano rimossi i materiali di amianto che sono all’aria aperta. Anche se sottoposto a sequestro, non è necessario che quei materiali restino là, esponendo la gente a ulteriori rischi”.
Infine: “Ci aspettiamo qualche risposta in più – conclude il sindacalista -, altrimenti vedremo come muoverci”.
