Viterbo – Il 3 settembre 1986 una data da ricordare. Soltanto un miracolo evitò una strage per la caduta della Macchina tra la folla.
Proprio così, la Macchina di Santa Rosa, denominata “Armonia celeste” ideata dallo scultore viterbese Roberto Joppolo e dall’architetto civitavecchiese Alfiero Antonini, stava terminando, come sempre, il suo trionfale passaggio per le vie della città di Viterbo. Alcuni momenti di panico e suspense c’erano già stati alla partenza, quando l’”avanti” fu ordinato prima che fossero tolti i cavalletti, e durante il percorso all’altezza della chiesa del Suffragio, quando la Macchina oscillò dopo aver urtato la grondaia di un tetto.
Ma è negli ultimi metri di trasporto, proprio davanti al santuario, che si rischia il disastro. Alla partenza dell’ultimo tratto, in piazza del Teatro, in base agli accordi di quell’anno, è il costruttore Socrate Sensi a dare la “mossa” e a guidare la Macchina in salita fino al Santuario.
Quella sera, tra gli altri, furono testimoni diretti l’attuale presidente del Sodalizio Facchini di Santa Rosa Massimo Mecarini e l’attuale capofacchino Sandro Rossi che erano sotto la macchina rispettivamente in sesta fila ciuffi e prima fila ciuffi.
“Io ero in sesta fila ciuffi – afferma Massimo Mecarini attuale presidente del Sodalizio dei facchini di santa Rosa – e quell’anno abbiamo faticato dal primo all’ultimo metro con la Macchina che sfiorava gli 80 quintali di peso”.
“Si sentivano le grida delle persone e non si vedeva niente… poi è arrivato Nello” racconta, in una recente intervista, Sandro Rossi, nel 1986 sotto la Macchina nella prima fila ciuffi.
“Nell’effettuare l’ultima curva prima della posata finale – scrive lo storico Giorgio Falcioni – la costruzione si inclina pericolosamente sulla destra; sembra che possa addirittura cadere e tra la folla che assiste (forse troppo numerosa) si verificano scene di panico.
Subito dopo si piega sulla sinistra e a questo punto tutti si rendono conto che la situazione si è fatta seria; sono in tanti ad andare sotto alla mole per aiutare in qualche modo, lo stesso sindaco Francesco Pio Marcoccia, il progettista Antonini, carabinieri e poliziotti, anche perché per un malinteso le “spallette” sono uscite troppo presto da sotto la Macchina; sono 10 – 12 interminabili minuti durante i quali – riferiscono i giornali – si sfiora la tragedia.
Ma il capofacchino Nello Celestini – che è al quarantesimo trasporto – conserva la lucidità per tenere in pugno la situazione, chiamare tutti i facchini a un ulteriore sforzo, far rientrare ai loro posti le spallette e comandare una nuova partenza; si trovano anche le energie – continua Falcioni nel suo racconto – per completare la rotazione necessaria per portare il lato anteriore di fronte alla chiesa”.
Racconta il compianto capofacchino e poi presidente Nello Celestini in una intervista a Tusciaweb: “Il cavalier Socrate Sensi – che dava i comandi sulla salita – si scordò di far levare i moschettoni delle corde e queste tirarono la Macchina fino agli scalini dei gabinetti di via san Marco e i facchini che stavano davanti andarono giù. Non dette l’ordine di togliere le corde ma i facchini hanno dato ‘l core.
La Macchina si inclinò verso la chiesa perché le corde tirarono dalla parte sbagliata mandando giù quelli che stavano davanti. A quel punto io con violenza strappai il microfono e mi infilai sotto per vedere se le file stavano tutte al loro posto. Detti un incoraggiamento, e allora gli detti anche il Sollevate e fermi!. Sollevarono la macchina con una forza tale che io non l’ho mai visto. Mai più un Sollevate e fermi! in quel modo!”
“Furono attimi di terrore e sopportammo una fatica tremenda – continua a raccontare Massimo Mecarini testimone diretto della mancata sciagura – e la Macchina fu posata dapprima sui cavalletti con la Santa che dava le spalle al santuario. Per questo motivo poi Nello Celestini ci chiese uno sforzo ulteriore di rialzarci e completare il giro per posare la macchina nella giusta posizione in modo tale che Rosina potesse volgere lo sguardo verso il monastero”.
Riferiscono le cronache che quella sera un facchino, il medico Sandro Zucchi, finì al Pronto Soccorso per una forte contusione toracico – polmonare, rimanendo in osservazione per una notte all’ospedale viterbese e successivamente ricoverato a Roma per accertamenti. Altri facchini lamentarono contusioni meno gravi e crampi. Anche alcuni spettatori, in stato di choc, si recarono al Pronto Soccorso per accertamenti.
Nei giorni che seguirono ci furono forti polemiche e si accesero aspri dibattiti alla ricerca delle cause per la sfiorata tragedia. Il Comune di Viterbo affidò alla Terza Commissione Consiliare l’esame dei problemi connessi alla struttura e al trasporto. Per alcuni la nuova Macchina aveva un traliccio troppo rigido, era troppo alta (circa 34 metri), troppo pesante (forse oltre 60 quintali) e troppa gente sul sagrato del santuario.
L’amministrazione comunale il successivo 19 settembre fece affiggere una manifesto di ringraziamento verso i valorosi Facchini. Questo il contenuto: “Cittadini, il trasporto della Macchina di Santa Rosa ha incontrato momenti di preoccupazione in quanto la Macchina, per cause ancora da accertare, ha terminato il suo percorso in condizioni di sicurezza non ottimali. L’amministrazione comunale, mentre ringrazia la popolazione e i numerosi turisti per la compostezza dimostrata, specie dopo comprensibili attimi di tensione, reputa doveroso rivolgere un pensiero di ammirazione nei confronti dei Facchini i quali, facendo ricorso a tutte le energie, con sprezzo del pericolo, sono riusciti a superare enormi difficoltà ed a collocare la Macchina in “sosta finale”. A loro vadano, per l’impegno e lo sforzo ancora una volta dimostrati con autentica abnegazione, sospinti come sempre dalla devozione a S. Rosa e dall’amore per la tradizione, un grazie ed un encomio da parte di tutta la città”.
Sono in molti, in città, a gridare al miracolo di Santa Rosa se tutto è andato per il meglio.
Silvio Cappelli
Formazione dei Facchini per il trasporto della Macchina di Santa Rosa “Armonia celeste” del 1986.
Capofacchino: Nello Celestini
Guide anteriori: Orfeo Silveri, Bruno Gemini
Guide posteriori: Giuseppe Buzzi, Guglielmo Riccardi
Prima Fila Ciuffi: Giovanni Adami, Lorenzo Celestini, Massimo Sanetti, Carlo Cori, Remo Patara, Franco Taratufolo, Bruno Cappellaro, Plinio Moretti, Sandro Rossi.
Seconda Fila Ciuffi: Giulio Delle Monache, Maurizio Cianchella, Ennio Silveri, Marcello Sensi, Luigi Chiocchia, Massimo Fiani, Giulio Forieri, Rosato Palozzi, Italo La Rosa.
Terza Fila Ciuffi: Agostino Germani, Mario Aspromonte, Mario Freschi, Sandro Marinetti, Roberto Fapperdue, Paolo Piergentili, Oreto Meconi, Mario Marinetti, Giovanni Fetoni.
Quarta Fila Ciuffi: Germano Germani, Marcello Ubertini, Giorgio Rossetti, Sergio Menichini, Mauro Vestri, Alberto Petroselli, Angelo Floris, Claudio Fraccaro, Giovanni Aloisi.
Quinta Fila Ciuffi: Mario Paris, Gianfranco Corbucci, Massimo Taratufolo, Getulio Laureti, Roberto Ceccobelli, Aldo Giannini, Sandro Marinetti, Claudio Graziotti, Mario Laezza.
Sesta Fila Ciuffi: Angelo Sordini, Franco Camilli, Antonio Febbraro, Giorgio Bertini, Romualdo Baccelli, Massimo Mecarini, Franco Segatori, Stefano Piergentili, Angelo Toni.
Settima Fila Ciuffi: Giovanni Guerrini, Meschino Valentini, Loreto Sensi, Rolando Venanzi, Sergio Stella, Mauro Cappelloni, Giovanni Cecchinato, Guido Politini, Adriano Piergentili.
Spallette Destre: Walter Camicetti, Carlo Bevilacqua, Alberto Fiorentini, Maurizio Stefanoni, Romolo Alimenti, Ezio Morbidelli, Pino Marasca, Umberto Aspromonte.
Spallette Sinistre: Giovanni Palombi, Marco Porcorossi, Serafino Polo, Sergio Duri, Mario Ceccariglia, Franco Chiaravalli, Giovanni Celestini, Maurizio Sanetti.
Stanghette Anteriori: Giovanni Guerrini, Franco Paiolo, Marcello Paiolo, Umberto Pazzaglia, Giovanni Marinetti, Roberto Ricciardi.
Stanghette Posteriori: Roberto Lucca, Celestino Paoletti, Mario Marucci, Renzo Conticchio, Benito Laezza, Giuseppe Pazzaglia.
Spallette Aggiuntive Destre: Guido Maurini, Massimo Pacini, Giovanni Muro, Emanuele Calisti, Roberto Capoccioni, Sandro Zucchi, Romolo Marinelli, Maurizio Lucarini, Renzo Bisti.
Spallette Aggiuntive Sinistre: Elfrido Proietti, Amedeo Gregori, Bruno Valeriani, Roberto Terzo, Claudio Rossetti, Giuseppe Germani, Tonino Cardarelli, Giancarlo Cencioni, Marcello Celestini.
Prima leva: Paolo Moneti, Livio Zuccari, Luigi Albano, Bruno Scorzino e Filiberto Petretti
Seconda Leva: Benedetto Rossi, Alberto Alagna, Silvano Tavani, Nello Ferretti, Claudio Cappellaro.
Terza Leva: Salvatore Boni, Roberto Ciatti, Paolo Mattioli, Franco Paesani, Renato Cori.
Quarta Leva: Domenico Ceccobelli, Angelo Mattielli, Luciano Tola, Paolo Paoletti, Ventura Massantini.
Prima Corda: Mario De Angelis, Giulio Fiorucci, Alessandro Mecarini, Sergio Ricci, Mariano Mattei, Maurizio Rossi, Giovanni Moneti, Roberto Forniti, Franco Manzi, Roberto Cepparotti, Claudio Crescenzi.
Seconda Corda: Serafino Piselli, Piero Alessandrini, Marcello Camilli, Luigi Angelini, Cesare Pezzato, Mario Ferri, Marco Terzoli, Angelo Paccosi, Marco Cepparotti, Antonio Valentini, Amerigo Delle Monache.
Cavalletti: Ennio Di Marco, Elio Tavani, Antonio Pizzichetti, Enrico Angiani, Aldo Alessandroni, Guido Ranocchiari, Ernerio Ciprini, Paolo Fratoni.
Addetti al Trasporto: Alfredo Alunni, Ezio Rocchetti, Angelo Vocioni, Gino Fazi, Angelo Foschi, Emilio Del Ciuco, Giovanni D’Agostino, Paolo Alessandroni, Rosario Scipio, Cesare Stramaccioni, Franco Balletti, Alberto Grazini, Palmiro Burla.
Assistenza Medica: Dr. Mario Prosperoni. Infermieri: Nicola Santi, Luciano Sistemini.



