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“Quando mio nonno mi chiamava Zampanò”

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Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio

Bagnoregio - Il sindaco Francesco Bigiotti

Bagnoregio – Il sindaco Francesco Bigiotti

Bagnoregio – In occasione del terzo appuntamento con le cine-passeggiate curate da Antonello Ricci e Davide Ghaleb Editore (appuntamento fissato per sabato 18 giugno ore 18.00 a Bagnoregio, sui luoghi della Strada di Federico Fellini; l’iniziativa gode del patrocinio del Comune) pubblichiamo in anteprima, per i lettori di Tusciaweb, un tenero e poetico amarcord a firma di Francesco Bigiotti, sindaco del Comune della Teverina.


Quando mio nonno mi chiamava “Zampanò”

“Zampanò! Zampano!”: il richiamo rimbombava forte per i lunghi corridoi della vecchia casa del centro storico dove abitavamo tutti insieme. Proveniva dallo studio, e quasi faceva tremare gli stipiti delle vetrinette che chiudevano la libreria colma di tomi eleganti e misteriosi.

A pronunciare quel nome sconosciuto era mia nonno Terenzio, che con vocione baritonale, dalla sua poltrona in cuoio mi chiamava così quando gli serviva qualche cortesia.

Per me quel “Zampanò” poteva essere il nome di un eroe epico, o di un cavaliere medievale, che il nonno aveva tirato fuori dalla sua sconfinata cultura classica per affibbiarmelo come nomignolo. Mai avrei pensato – allora – che potesse associarsi al saltimbanco cinematografico di cui tutti a Bagnoregio, avrei scoperto poi, favoleggiavano con la nostalgia che solo una troupe felliniana può lasciare in un paesino contadino di provincia degli anni ’50.

Questo, seppur inconsapevole, fu il mio primo impatto con la Strada, film che Federico Fellini scelse di girare in buona parte a Bagnoregio, sconvolgendo, forse per sempre, l’esistenza dei tanti che si prestarono volontariamente come comparse o uomini di fatica, e caricando di ricordi famiglie intere, che si sarebbero tramandate poi, per generazioni, qualche volta ingigantendoli, i pezzi, veri e presunti, d’esistenza condivisa col maestro, con i suoi divi, ma anche, più semplicemente, con il suo attrezzista o con la costumista.

Poi a Bagnoregio sarebbero venuti altri film, altri registi, altri attori: Totò colonello e Sordi prete in crisi; e più in qua il grande Tornatore, che addirittura ha eletto Civita a luogo dell’anima; ma il ricordo di Zampanò e Gelsomina ha impresso un’impronta indelebile nel cuore di tutti noi bagnoresi: chi per aver vissuto di persona quei momenti; chi, come me, per averne sentito i racconti e perché, mio malgrado, il nome del guitto oppresso dal rimorso me lo sono portato appresso per qualche anno della vita.

Non a caso, anni fa, per la prima edizione del festival Cinema & Motori, tenutosi a Bagnoregio, fu ricostruito uno dei simboli del film, il rudimentale moto-caravan con cui nella finzione cinematografica Zampanò si spostava per le strade polverose delle campagne bagnoresi.

A rimetterlo insieme, pezzo a pezzo, fu Angelo Trucca. Amico che purtroppo se n’è andato troppo presto, Angelo era il figlio maggiore di Ugo e Navina: la coppia il cui matrimonio divenne una scena fra le più memorabili della pellicola.

Ed è così, tra realtà e suggestioni, che a Bagnoregio per tanto tempo s’è narrato del film premio Oscar. A volte i racconti tratti dalla sceneggiatura cinematografica si mischiavano alla vita vissuta, confondendo i confini tra vero e immaginato.

Ancora oggi, del resto, nei molti che ancora ricordano quei giorni in cui Hollywood si affacciò sulla valle dei Calanchi, i luoghi reali si sciolgono nella fantasia, e i tanti turisti e appassionati di cinema che ancora percorrono le vie e le piazze che a La Strada fecero da set sembrano immaginare le folle col fiato sospeso e gli occhi all’insù verso il filo dell’equilibrista, Il Matto, sospeso sulle loro teste; la rudezza del saltimbanco Zampanò; l’ingenuità sconfinante nella follia di Gelsomina.

Quanto a me, rimangono i ricordi intimi, personali, legati a quel “Zampanò!” quasi gridato da mio nonno, nei pomeriggi pieni di un’infanzia oggi scrutata attraverso le lenti dell’Amarcord.

Francesco Bigiotti
Sindaco di Bagnoregio


Giornata nell’ambito di 2016 – anno del cinema

Viterbo città del mare – Tuscia terra di Orson Welles, Pasolini, Fellini
Una iniziativa di Piattaforma 2.0 e Tusciaweb
 in collaborazione con 
Università degli Studi della Tuscia
 e Tuscia Film Fest
 

Con il patrocinio e la collaborazione del
Comune di Bagnoregio

Antonello Ricci e Davide Ghaleb Editore

PRESENTANO

Il terzo appuntamento con le cine-passeggiate

Sabato 18 giugno 2016, ore 18.00 – Bagnoregio

FELLINI A BAGNOREGIO
Sul set de La Strada

Appuntamento presso Porta Albana
(Si consiglia di parcheggiare nel vicino piazzale Battaglini)

Racconta e conduce Antonello Ricci

Percussioni di Roberto Pecci
Con la partecipazione di Pietro Benedetti

Itinerario: da Porta Albana a piazza Sant’Agostino

Strada facendo, incontreremo e dialogheremo con alcuni fra i protagonisti bagnoresi di quell’avventura

Si ringrazia infine, di cuore, per gradita collaborazione e squisita ospitalità l’Associazione Storico Culturale “Piero Taruffi” che nel corso della cine-passeggiata ci spalancherà amichevolmente le porte del Museo omonimo ove si conservano alcuni splendidi “cimeli” felliniani legati alla lavorazione de La Strada (Sulle interessanti attività del museo di Bagnoregio: http://www.museotaruffi.it/ )

* Come di consueto il biglietto per la partecipazione all’iniziativa consiste nell’acquisto del volume di Antonello Ricci
VITERBO CITTÀ DEL MARE
Tuscia terra di Orson Welles, Pasolini, Fellini
Paesaggi e fotogrammi
Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2016
O di altro volume dal ricco catalogo dell’editore vetrallese

info e prenotazioni: tel. 3206872739 (attivo tutti i giorni ore 12.00-13.00)

* * * * *

Giornata nell’ambito di 2016 – anno del cinema

Viterbo città del mare – Tuscia terra di Orson Welles, Pasolini, Fellini
Una iniziativa di Piattaforma 2.0 e Tusciaweb
 in collaborazione con 
Università degli Studi della Tuscia
 e Tuscia Film Fest
 

Con il patrocinio del Comune di Viterbo

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