Viterbo – Decine di testimoni della difesa in tribunale.
Nuova udienza di “Genio e sregolatezza”, ieri pomeriggio, al palazzo di giustizia viterbese. Davanti ai giudici (presidente Maria Luparelli, a latere Giacomo Autizi e Silvia Bartollini) hanno sfilato i testimoni della difesa, quasi tutti già ascoltati al processo sui presunti appalti truccati scoperti dalla forestale nel 2012. Sono tornati in aula per confermare le dichiarazioni rese davanti alla vecchia terna giudicante.
Udienza lampo. Solo un paio di testimoni si sono trattenuti qualche minuto in più, per spiegare le dinamiche dell’affidamento di appalti dai piccoli comuni viterbesi alle aziende invitate a partecipare, con l’aiuto del Genio civile.
Un funzionario dell’ufficio regionale esclude di aver mai ricevuto pressioni dal collega Roberto Lanzi, ritenuto dall’accusa “il grande burattinaio” di un giro di appalti in cambio di tangenti (intascate, per i pm, dallo stesso Lanzi). “Pressioni da Lanzi? Mai. Non si sarebbe permesso” ha dichiarato il collega del Genio civile, tessendo le lodi dell’ufficio. “Andavamo anche a fare gare fuori provincia per la buona esperienza accumulata nel settore”. Appalti setacciati anche da Tar e Consiglio di Stato e giudicati sempre a regola d’arte, secondo il testimone.
Un altro, legale rappresentante della ditta che per anni ha gestito la nettezza urbana a Graffignano, scende nel dettaglio dei costi del servizio: “Gli oneri di conferimento in discarica li pagava il comune. Ottantamila euro circa, mi pare”. Un dato che interessa particolarmente alla difesa di Luciano Cardoni, ex assessore al comune di Graffignano, tra gli 8 imputati al processo. Per il suo avvocato Carmelo Ratano fu proprio Cardoni a prodigarsi per aggiungere una clausola al bando della differenziata, stilato dalla vecchia amministrazione comunale. Una postilla che riduceva a 133mila euro il costo dell’appalto, mettendo a carico dell’azienda vincitrice il prezzo del conferimento in discarica dei rifiuti.
Una carta che la difesa intende giocare per dimostrare che l’assessore aveva a cuore il comune e che non era in combutta con gli imprenditori del nord Italia disposti anche a truccare la gara e finiti indagati in un filone d’inchiesta a parte.
Il processo continua a settembre.

