Vetralla – Volti, madonne, santi e crocifissi. La storia della via Francigena e del suo territorio (fotocronaca – slide).
Tornano alla luce affreschi e dipinti di Santa Maria in Forcassi di Vetralla, la chiesa risalente all’XI secolo situata nel bel mezzo della zona archeologica di Foro Cassio, città romana segnalata già nella Tabula Peutingeriana del III secolo d.C. e stazione lungo la Francigena.
“I suoi ruderi – scrivono Simone Piazza e Carlo Tedeschi in un articolo scientifico del 2008 – nascondono ancora in larga misura le informazioni che archeologi e storici dell’arte potrebbero ricavare da uno studio sistematico delle strutture e degli apparati decorativi”.
Ruderi che nel XVII secolo erano ancora in ottimo stato di conservazione, tanto che Luigi Serafini nel 1648 raccontava di Foro Cassio descrivendo quasi una piccola Pompei.
Nella chiesa di Forcassi ci sono poi due affreschi di Masaccio, Crocifissione e Madonna in Trono con Bambino.
L’attribuzione al pittore di San Giovanni Valdarno – uno degli iniziatori del Rinascimento a Firenze e tra i grandissimi della storia dell’arte – è dovuta al professor Enrico Guidoni, docente di storia dell’urbanistica scomparso nel 2007.
Figura straordinaria, cui il salvataggio della chiesa di Foro Cassio deve moltissimo. Così come lo deve alla professoressa Elisabetta De Minicis – docente di archeologia medievale dell’Università della Tuscia e a Vetralla direttore del Museo della Città e del Territorio – all’editore Davide Ghaleb e a Domenico Carloni che, alla fine degli anni ’70 assieme alla sezione locale dell’Archeoclub, fece da apripista al percorso di valorizzazione dell’intera area.
Storie di vita e al tempo stesso una battaglia durissima e vittoriosa. Iniziata negli anni ’90, ha portato innanzitutto al salvataggio di una chiesa fondamentale per capire la storia della via Francigena.
Una chiesa che ha rischiato seriamente distruzione e scomparsa, dopo anni di saccheggi alla luce del sole.
Ora, invece, grazie ai lavori diretti dall’architetto Antonio Lisoni, tornano alla luce anche le pitture medievali, affreschi e dipinti inediti che potrebbero riscrivere la storia del territorio durante i secoli del medioevo.
Quasi 700mila euro di finanziamenti spesi bene per un progetto di recupero iniziato il 10 agosto del 2010. Commissionato dal Comune di Vetralla, ha visto la partecipazione di Regione Lazio, Provincia di Viterbo e Soprintendenze ai beni architettonici e paesaggistici e ai beni artistici ed etnoantropologici del Lazio.
Un progetto pienamente riuscito, una vera e propria best practice territoriale. E l’occasione per presentare i risultati delle scoperte sarà probabilmente la conferenza di sabato 18 giugno alle 17 presso il Museo diretto dalla De Minicis in via di Porta Marchetta 2 a Vetralla, nell’ambito della manifestazione “Fiori alla finestra e Cene in cantina” organizzata dalla Pro Loco.
Ad intervenire, Elisabetta De Minicis dell’Università della Tuscia – il Sistema Museale di Ateneo dell’Unitus patrocina l’iniziativa assieme al Comune di Vetralla – Carlo Tedeschi dell’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara e la deputata del Pd, Alessandra Terrosi. Conferenza che ha per titolo: “La via Francigena tra storia e valorizzazione”.
Gli affreschi, che pubblichiamo in anteprima, riportano scene del tutto nuove di cui fino ad oggi se ne ignorava la conoscenza.
Anche a conferma dello studio di Simone Piazza e Carlo Tedeschi che già 8 anni fa aveva permesso di individuare ben tre interventi pittorici. “L’intonaco – spiegano Piazza e Tedeschi – della controfacciata che coincide con il primo intervento, databile fra l’XI e il XII secolo”.
“Un secondo intervento pittorico”, risalente al XII secolo, che interessa invece “l’abside centrale (teofania e teoria di apostoli), le superfici circostanti (volto di uomo con barba e baffi), l’absidiola di destra (tracce di un decoro perlinato) e l’absidiola sinistra (Benedetto, resti di altri due santi e animali)”. Infine, nei primi decenni del Trecento, anche “l’abside centrale e le pareti laterali sono fatte oggetto di una terza campagna pittorica”.
Una storia che torna finalmente alla luce raccontandoci quello che siamo stati. E ciò che avremmo potuto perdere per sempre.
Daniele Camilli




