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“Andrea era il mio orgoglio”

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Civita Castellana - Il funerale di Andrea Mecucci

Civita Castellana – Il funerale di Andrea Mecucci

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Civita Castellana – Il funerale di Andrea Mecucci

Civita Castellana - Il funerale di Andrea Mecucci

Civita Castellana – Il funerale di Andrea Mecucci

Civita Castellana – Un intero paese saluta Andrea Mecucci (fotocronacaslide).

In tanti ai funerali del 27enne viterbese trovato morto nel suo appartamento di Perugia.

La cattedrale di santa Maria Maggiore a Civita Castellana è piena. Gli occhi di chi è in piedi o siede sui banchi sono bassi. C’è chi li ha tristi e profondamente spenti, chi rossi e pieni di lacrime.

Ai piedi dell’altare il feretro di Andrea, circondato dai fiori e ricoperto dalle bandiere dei team della pallavolo. In prima fila la mamma e papà Paolo sono dilaniati dal dolore. Hanno perso il loro amato figlio, inspiegabilmente e improvvisamente.

A celebrare la messa il vescovo di Civita Castellana Romano Rossi. Anche lui si è trovato spiazzato difronte a tanta sofferenza. “Cosa c’è da fare in un mondo in cui si rischia di morire in un attimo, a 27 anni?”, si chiede nell’omelia.

“Andrea non è precipitato in un abisso. Non è precipitato così in basso che al suo fianco non ci sia stato Gesù – continua il vescovo -. Lui, morto sulla croce, è sceso più in fondò di lui e lo ha accolto tra le sua braccia. Ma è vero, una morte così giovane è sempre difficile da accettare. Tanto, troppo difficile”.

Il vescovo Rossi ricorda la passione di Andrea per la pallavolo. “Nel suo viaggio della vita è stato abituato a mettersi al fianco dell’altro, a fare squadra. Sognava di diventare un avvocato ma ha incontrato un ostacolo, una debolezza. La debolezza e la fragilità umana.

Andrea è stato attanagliato dai briganti che lo hanno buttato a terra. E ora c’è rabbia, ed è comprensibile. Perché la rabbia è il dolore che non riesce a uscire dal nostro cuore”.

Al termine della cerimonia l’urlo di dolore del papà Paolo, militare della Guardia di finanza. Accanto a lui, i suoi colleghi. “Andrea era il mio orgoglio. Aveva da poco preso la laurea magistrale in giurisprudenza e un’altra a Barcellona, in spagnolo, per esercitare la professione d’avvocato. Aveva fatto tanti stage, tra cui uno dopo l’estate.

Aveva da poco chiesto alla sua fidanzata di seguirlo a Roma dove avrebbero cominciato a convivere – continua il padre -. Era un ragazzo normale il mio Andrea, una ragazzo che stava progettando la sua vita. Amava lo sport. La pallavolo gli ha regalato tante soddisfazioni in tutta Italia. Tanti gli volevano bene. Ora, le loro parole e lacrime ci daranno la forza di andare avanti.

Intorno alla morte di Andrea ci sono circostanze oscure che vanno chiarite. Ma noi lo ricorderemo sempre come una ragazzo solare, educato e corretto. Andrea era un ragazzo perbene. Il mio orgoglio”, conclude papà Paolo.


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