Viterbo – (g.f.) – Arcionello, che fine ha fatto l’area protetta?
Al centro di una lunga battaglia anni fa, con Antonello Ricci, le passeggiate e la mobilitazione per la salvaguardia, l’area è stata preservata da nuovi insediamenti. Destinata a trasformarsi in zona verde fruibile, ma è stata soltanto istituita e poi il nulla.
Tranne ultimamente, quando è tornata d’attualità per la presenza dei cinghiali. Unici fruitori evidentemente.
Chiara Frontini (Viterbo 2020) ha approfittato dell’arrivo di Maurizio Tofani all’assessorato all’Ambiente del comune di Viterbo per avere lumi.
“Appena insediato abbiamo sollecitato il nuovo, si fa per dire, assessore – spiega Frontini – per sapere cosa intende fare di questo grande progetto che è stato dimenticato da troppo tempo.
Va bene che i vecchi democristiani di una volta, di cui lui è fulgido esponente, usavano dire che le pratiche vanno fatte ingiallire, ma questa ormai è sbiadita.
Ovviamente non abbiamo ricevuto risposta, ma non mancherà occasione di ricordarglielo”.
Non sarebbe dovuto finire in un cassetto: “ “Si tratta di un progetto importante per la nostra città, il vero polmone verde urbano che manca e che farebbe di Viterbo una città più vivibile e moderna.
Dovrebbe essere tra i primi punti in agenda di un’amministrazione che voglia dirsi seria e al passo con i tempi. Purtroppo qui a ingiallirsi non sono solo le pratiche”.
Tutto fermo da troppo tempo. “Gli anni in cui il piano di gestione è bloccato o comunque non funzionante – osserva il professo Giuseppe Occhini – sono tanti che non li ricordo più.
La politica ha tenuto tutto fermo per ignavia e carenza culturale dei politici. Sull’area protetta hanno da sempre gravitato interessi d’imprenditoria edilizia.”
Se si continua a non intervenire, il degrado non può che aumentare.
“Il piano di gestione dell’area protetta – prosegue Occhini – contiene le norme basilari per un corretto funzionamento. In particolare sulla tutela di flora, fauna, beni storici, archeologici paesistici e detta norme di carattere urbanistico.
Se il piano di gestione non viene varato, apportando anche le dovute modifiche perimetrali, l’area protetta resta inoperante, aumentando sempre più le situazioni di grave degrado.
Forse qualcuno pensa che, facendola degradare sempre più, si potrà infine affermare che ormai è inutilizzabile e pertanto si renda necessaria la revoca della legge istitutiva?”.

