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“Aspettiamo che sia ascoltato l’autista del bus…”

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Giuseppe Scarascia Mugnozza, il papà di Elisa

Giuseppe Scarascia Mugnozza, il papà di Elisa

Elisa Scarascia Mugnozza

Elisa Scarascia Mugnozza

Elisa Scarascia Mugnozza

Elisa Scarascia Mugnozza

Elisa Scarascia Mugnozza

Elisa Scarascia Mugnozza

Viterbo – Un’indagine che procede a rilento. E mentre la dinamica dell’incidente che ha ucciso 13 studentesse è ancora incerta, un’assicurazione ha deciso che le ragazze non avevano la cintura. Quindi, tagliati i risarcimenti alle famiglie.

Giuseppe Scarascia Mugnozza, papà di Elisa e docente all’università della Tuscia, non sa ancora cosa farà. 

I genitori di Serena Saracino, un’altra di quelle 7 ragazze italiane morte nello schianto del bus tra Valencia e Barcellona la notte del 21 marzo, hanno annunciato di non volere quei soldi. 52mila euro. Tanto vale la vita di queste ragazze secondo la compagnia assicurativa che, dai 70mila euro iniziali, ha ridotto la cifra del 25 per cento, per un ipotetico concorso di colpa tra il conducente del bus e le studentesse, ree di non portare la cintura.

“Questo è tutto da vedere – dice il padre di Elisa, a un passo dalla laurea in Medicina -. A noi non risulta sia stato accertato se le nostre ragazze indossavano la cintura oppure no. Non sappiamo neanche se erano state avvertite. Se avevano ricevuto raccomandazioni in tal senso. Ma soprattutto, non sapremo molto di questo incidente finché non sarà ascoltato l’autista“.

Le prime ammissioni del conducente sul presunto colpo di sonno che gli avrebbe fatto perdere il controllo del bus di ritorno dalla Fiesta de las fallas erano solo “dichiarazioni informali”, secondo Scarascia Mugnozza. “Da quel che sappiamo noi, non c’è stato ancora un vero e proprio interrogatorio davanti agli inquirenti. La questione dei risarcimenti irrisori si spiega col quadro normativo diverso da un paese all’altro: la Spagna prevede cifre più basse e questo può sicuramente dar adito a disparità di trattamento per una stessa disgrazia in diversi paesi europei. Solo dei parametri uniformati a livello continentale eliminerebbero certi relativismi”. Per il papà di Elisa il problema più grave è “la lentezza delle indagini, che non permette ancora di vedere chiaro”, nonostante i calcoli freddi dell’assicurazione.

I familiari delle ragazze si tengono in contatto. Si sono rivolti a un pool di legali spagnoli per avere un punto di riferimento in loco attraverso il quale sollecitare la magistratura. Stanno pensando a un’associazione intitolata alle loro ragazze.

In quel bus, la notte dell’incidente, dormivano tutti sulla strada del ritorno a casa a Barcellona da Valencia. Il pullman della morte si è schiantato sull’autostrada Ap7, che collega la Catalogna alla Francia. 13 vittime. Tutte studentesse. 7 erano italiane: Elisa, Valentina Gallo, Elena Maestrini, Lucrezia Borghi, Francesca Bonello, Serena Saracino ed Elisa Valent. Giovani donne stroncate dopo la scelta di viaggiare e studiare. Un dolore indicibile per le famiglie. Scarascia Mugnozza custodisce il suo gelosamente. Non vuole dire com’è cambiata la sua vita da quando Elisa non c’è più. “Le conseguenze sono state pesantissime per gli altri miei due figli… Cerchiamo solo di andare avanti”. 


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