Orte – Un doppio incidente probatorio. Su Mariana Golovataia per accertarne la capacità di intendere e di volere. Sul suo bimbo di 5 anni per vagliare la sua testimonianza sul pomeriggio del 20 luglio, su cosa ha visto e, forse, subìto.
Prosegue così l’indagine sulla tragedia di Orte. La procura chiede accertamenti approfonditi per capire se la 36enne moldava, in Italia da anni, era in se quando ha affogato la sua piccola Giulia, 5 mesi, nella vasca da bagno e tentato di uccidere anche il figlio più grande di 5 anni.
Omicidio volontario e tentato omicidio le ipotesi di reato formulate dal pm Franco Pacifici a carico della giovane madre ai domiciliari. Ma prima di tutto bisogna capire se Mariana è imputabile e gli inquirenti dubitano fortemente che lo sia. Il dramma di Orte Scalo si è configurato fin dal primo momento come un dramma della depressione. Nessuna traccia di criminalità e nessun ‘cattivo’ da punire. Solo una madre che ha perso il controllo e che, subito dopo i figli, avrebbe voluto annientare se stessa abusando di psicofarmaci.
L’autopsia, eseguita due giorni dopo l’omicidio, confermerebbe l’ipotesi dell’annegamento della bimba, senza lasciar spazio a ricostruzioni alternative. I risultati delle analisi del medico legale Massimo Lancia saranno sulla scrivania del pm entro due mesi.
Sul doppio incidente probatorio, per ora, c’è solo la richiesta del pm titolare del fascicolo. Il gip dovrà valutarla ma, a occhio, non c’è nessun motivo per cui il tribunale debba decidere di non disporre i due accertamenti, decisivi in modo diverso per il destino delle indagini.
Se emergerà che la giovane madre non era lucida, l’indagine finirà in archivio. Un incidente probatorio che, per risparmiare tempo, deve necessariamente andare di pari passo all’altro, per valutare la capacità di testimoniare del bimbo di 5 anni scampato al raptus della madre.
Stefania Moretti



