Acquapendente – (s.m.) – Avrebbero dovuto trasferirsi in quel casale in settimana. Ieri l’hanno trovato devastato. I vetri rotti. I sanitari spaccati. I quadri elettrici sradicati.
“L’opera dei vandali ha provocato danni per 10-15mila euro”, dichiara Massimo Bedini, direttore della riserva naturale di Monte Rufeno. La struttura, situata all’interno della riserva e di proprietà della Regione Lazio, doveva ospitare una trentina di immigrati, tutti del centro Africa, dai 16 ai trent’anni.
Sono già ad Acquapendente. Il trasloco, dal centro dove si trovano adesso al casale dentro la riserva, doveva avvenire nei prossimi giorni. Per ora è rimandato.
E’ stato il personale della riserva a scoprire quel capolavoro di devastazione ieri mattina. Subito è stata sporta denuncia alla locale caserma dei carabinieri. Stamattina il sopralluogo per quantificare i danni. Ieri un altro, per rilevare le impronte.
“Evidentemente – continua Bedini – la presenza di queste persone poteva infastidire qualcuno. Preconcetti che trovo francamente assurdi. Ovviamente c’è un’indagine in corso che dovrà accertare tutto”.
La nota ufficiale del Comune di Acquapendente:
La scorsa notte, il Casale Sambucheto 2 è stato oggetto di un inqualificabile atto vandalico, prontamente denunciato alle forze dell’ordine che hanno avviato un’approfondita indagine scientifica per individuare i responsabili.
Tale atto è stato perpetrato con l’evidente intento di rendere inutilizzabile la struttura del Sambucheto, individuata come futuro punto di accoglienza dei cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale.
I danni causati riguardano i vetri delle finestre, gli impianti igienico sanitari e l’impianto elettrico e, da prime stime effettuate dalla Direzione della Riserva Naturale del Monte Rufeno, ammonterebbero a circa 6-7000 euro.
L’amministrazione comunale, lungi dall’essere intimorita da simili gesti, ha confermato alla Prefettura la disponibilità della struttura per l’accoglienza dei cittadini stranieri, compatibilmente con i tempi necessari per il ripristino delle funzionalità tecniche ed abitative.
Alzare barriere, assumendo un atteggiamento ostile verso questo complesso e drammatico processo migratorio che sta interessando l’Europa non serve ed è, anzi, ostacolo alla normale e civile convivenza.
Significa solo rimandare la risoluzione del problema, ritardando il confronto con queste nuove realtà: temporeggiare non significa assolutamente allontanarlo o evitarlo.
Pensiamo, infatti, che la nostra comunità nel suo insieme debba dimostrare maturità e grande senso di responsabilità verso questo fenomeno, fornendo collaborazione alle istituzioni che ne hanno assunto la gestione.



