Nizza – “Dovevo andare con alcuni amici, poi abbiamo rinunciato”.
Strage a Nizza, apprensione anche nella Tuscia. Molti gli italiani che frequentano la costa azzurra, è a un passo dal nostro Paese. Qualcuno anche dalla Tuscia. Patrizia Usai è tra loro.
L’altra sera sul lungomare Promenade des Anglais non c’era.
14 luglio, si celebra la presa della Bastiglia, quando un pazzo criminale semina panico e morte con un camion, guidando a zig zag, falciando le sfortunate persone che si trovano sul suo cammino di morte.
“Non ero alla manifestazione – ricorda Usai – dovevo andarci con altri, poi abbiamo rinunciato”.
Il giorno dopo, Nizza è una città in lutto. Piange le vittime innocenti di una strage senza senso.
Dolore tanto, ma anche preoccupazione.
“Sono tutti molto preoccupati – racconta Usai – c’è davvero un clima di tristezza e dolore tra la gente di Nizza”.
A Viterbo la mattina dopo non si parla d’altro. In un bar in centro, una signora racconta di amici che vivono a Nizza. Tra loro un ragazzo, venticinque anni.
Al momento della tragedia era in un locale. Scampato il pericolo, la parte terribile è arrivata dopo.
“Uscito in strada, mi hanno raccontato – dice la signora – c’erano scarpine da bimbo e carrozzini ovunque. Uno spettacolo tremendo”. Tanto che il ragazzo alla vista, si è anche sentito male. Impressionante quello che gli si è presentato davanti.
I bambini sono tra le vittime incolpevoli di un criminale. Una decina quelli uccisi, ma molti stanno lottando in ospedale tra la vita e la morte.
Era a seicento metri di distanza dal punto dove il pazzo a bordo del camion ha travolto turisti e passanti, invece, Filippo Cancellieri, imprenditore viterbese in vacanza con la moglie, il fratello Francesco e alcuni amici.
In un ristorante, quando fuori la furia omicida del terrorista mieteva vittime. Inermi, hanno assistito alla fuga disperata di centinaia di persone. Si sono chiusi nel locale per il timore che qualcuno armato potesse arrivare.
“Stiamo bene ma siamo terrorizzati – racconta l’imprenditore -. Ci sentiamo fortunati, perché potevamo esserci noi là, visto che la mattina stavamo passeggiando proprio sul lungomare”.

