Vitorchiano – (s.c.) – Vitorchiano è la “fedele” di Roma e quest’anno ricorre il novantesimo anno dal “rinnovato patto di fedeltà” con la capitale, e cioè dal ripristino del rapporto di fidelato con Roma.
Fu, infatti, per mezzo di una delibera della Consulta Romana del 20 agosto 1926 che gli antichi rapporti tra le due città furono ripristinati dopo un intervallo di oltre 50 anni.
Promotori di questo ripristino, al tempo, furono il professor Francesco Aquilanti, il conte Carlo Pucci, l’onorevole Giuseppe Bottai, l’allora presidente dell’Unione Storia dell’Arte professor Romolo Artioli, il romanista Ceccarius al secolo Giuseppe Ceccarelli, il professor Ermanno Ponti e altri diversi cittadini che, all’epoca, erano amministratori di Vitorchiano e di Roma.
Se Vitorchiano, con i suoi fedeli, figura ancora oggi in molte importanti cerimonie del Campidoglio lo si deve a questi perseveranti cultori delle tradizioni che, in un periodo storico particolare, si erano perdute.
Le origini del fidelato tra Vitorchiano e Roma risalgono ai primi anni del XIII secolo. In questo periodo Roma e Viterbo, per primeggiare nella zona, si trovavano spesso schierate l’una contro l’altra.
Vitorchiano entra in gioco intorno al 1199 quando si schiera a fianco di Roma contro Viterbo. I viterbesi, in ogni battaglia, erano soliti demolire le mura vitorchianesi. Una prima riedificazione di quest’ultime fu eseguita dal nobile romano Giovanni degli Annibaldi che però obbligò i vitorchianesi alla sottomissione tramite pegno. Pegno dal quale, con orgoglio, i vitorchianesi si liberarono presto pagando 1291 libbre e mezzo in oro.
La situazione, a seguito delle lotte continue tra Roma e Viterbo, si ripropose ancora nel 1232 quando le mura castellane vitorchianesi furono nuovamente distrutte. Furono successivamente riedificate, questa volta, a spese dei romani che ci impiegarono 2000 scudi senesi.
Nel successivo trattato di pace Vitorchiano, con gratitudine da parte dei romani, fu insignita del titolo di fedele di Roma, esentata da vari gravami e infine abilitata a inviare tredici suoi cittadini, col titolo appunto di “Fedeli”, a vegliare sul Campidoglio.
Un’altra tesi, meno attendibile secondo lo storico locale vitorchianese Fabio Aquilanti, ricollegherebbe la nascita del “fidelato” all’emanazione di un diploma di Enrico di Castiglia, senatore romano, che è del 10 dicembre 1267.
Questo rapporto di “fidelato”, in ogni caso, durò fino al 1870 quando Roma e Vitorchiano entrarono a far parte del Regno d’Italia e di conseguenza si estinse. Il ripristino, come anzidetto, avvenne soltanto il 20 agosto 1926 esattamente novant’anni fa e andrebbe ricordato con una cerimonia ufficiale.
