Viterbo – Finita la “bella vita” per due trafficanti internazionali di droga.
Arriva al capolinea, dopo oltre 5 anni, la latitanza dei narcotrafficanti su cui pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale ordinario di Roma nel maggio 2011. Si tratta, come riporta una nota della finanza, di Fabio Albini del 1968 e della moglie Gloria Teresa Aponte Torres, (colombiana del 1957).
Il provvedimento è stato eseguito in territorio colombiano martedì 12 luglio, all’esito di una complessa operazione che ha visto il coordinamento delle indagini e la gestione dei flussi comunicativi esteri da parte del servizio per la cooperazione internazionale di polizia della direzione centrale polizia criminale e il National central bureau interpol di Bogotà, in stretto coordinamento operativo con gli specialisti del Gico del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Roma.
La cattura è stata richiesta dalla procura della Repubblica di Roma attraverso specifica rogatoria internazionale, sulla scorta delle evidenze acquisite nel corso di pregresse indagini delle fiamme gialle, sviluppatesi, in una prima fase, tra l’aprile 2008 e il febbraio 2010, e in una seconda, più recente, nel 2015, su delega della direzione distrettuale antimafia di Roma.
“Le prime investigazioni – si legge in una nota della finanza – avevano permesso di arrestare, nell’aprile 2008, due soggetti italiani, dipendenti di una ditta incaricata della riconsegna dei bagagli all’aeroporto di Roma Fiumicino, in quanto trovati con una valigia contenente oltre 11 chili di cocaina, e di individuare due distinte organizzazioni criminali, dedite all’importazione di ingenti carichi di stupefacenti, da piazzare sul mercato della Capitale.
Una di queste – continua la nota -, in particolare, diretta da Albini, con la collaborazione della moglie Torres Aponte e di altri quattro soggetti, risultava attiva nell’importazione, dal Sudamerica, di grossi quantitativi di cocaina, che venivano introdotti in Italia sfruttando, in prevalenza, doppifondi ricavati nei carrelli portavivande imbarcati su aeromobili provenienti da Caracas (Venezuela).
Le operazioni di ingresso ed uscita “sicura” dello stupefacente dagli scali aeroportuali avvenivano tramite soggetti conniventi, che avevano libero accesso, per motivi di servizio, presso gli aeroporti interessati. Durante le indagini, sono stati sequestrati oltre 15 chili di cocaina”.
Era stato, anche, accertato il sequestro di una persona del ’59, Luis Alberto Marulanda Cardona, che aveva fatto da intermediario per l’importazione dello stupefacente tra il Sud America e l’Italia.
“Lo stesso – si legge nella nota -, ritenuto responsabile del mancato arrivo di un ingente carico di cocaina dall’Argentina, è stato trattenuto in una zona boschiva nei pressi di Sutri in – secondo quanto comunicato da organi investigativi collaterali esteri – gli è stato amputato un dito della mano.
Solo grazie al tempestivo intervento dei finanzieri in un immobile a Sutri, è stato individuato il luogo di “detenzione” dell’ostaggio, rilevando la presenza di tre cittadini di nazionalità italiana, nonché numerose ed inequivocabili tracce della recente presenza del 57enne in quella casa: cellulari in uso allo stesso, carte d’imbarco relative a biglietti aerei a suo nome, un notebook e, soprattutto, vistose macchie di sangue, derivanti verosimilmente dall’amputazione del dito.
Nella circostanza, i predetti tre italiani sono stati arrestati per sequestro di persona a scopo di estorsione, mentre le ricerche finalizzate al ritrovamento di Marulanda non sono andate a buon fine.
Lo stesso, nel maggio del 2011, è stato arrestato, per riciclaggio, nello stato di Panama”.
Gli esiti complessivi delle investigazioni, di cui è stata informata l’autorità giudiziaria capitolina, hanno permesso l’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette persone per traffico internazionale di stupefacenti: in sede esecutiva, Albini e Torres Aponte sono sfuggiti alla cattura.
Nell’aprile del 2015, all’esito delle ulteriori indagini delegate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, i finanzieri del Gico hanno accertato, anche tramite l’esame dei noti social network “Facebook” e “Twitter”, come l’Albini e la Torres Aponte avessero stabilito, da qualche tempo, la propria dimora a Bogotà in Colombia, contando sulla vicinanza della famiglia di origine della sudamericana.
“I coniugi – aggiunge la nota -, nonostante la pesante sentenza pendente a loro carico (18 e 10 anni di reclusione), hanno condotto una vita agiata, usando auto di lusso, facendo frequenti viaggi di piacere e dedicandosi anche a battute di pesca”.
Al momento dell’arresto, i soggetti si trovavano a sud della città di Bogotà mentre passeggiavano fuori dalla propria dimora abituale. La prima arrestata è stata la Torres e, in rapida successione, in luogo diverso, il marito Albini. Al momento dell’arresto non hanno opposto resistenza.
L’operazione odierna conferma la massima attenzione posta dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, dalla guardia di finanza e dal servizio per la cooperazione internazionale di polizia nell’individuazione, anche in territorio estero, di soggetti a qualsiasi titolo sfuggiti a provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria capitolina.
