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“Gestione acqua pubblica, seguiamo il referendum 2011”

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Il comitato "Non ce la beviamo"

Il comitato “Non ce la beviamo”

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La Regione Lazio esclude dai fondi per la manutenzione dei dearsenificatori i comuni che ancora gestiscono in proprio il servizio idrico, questo comporta per gli stessi comuni la necessità di porre a carico della tariffa gli elevati costi del funzionamento delle apparecchiature facendo lievitare le bollette che divengono insostenibili.

Che colpa hanno i viterbesi della naturale presenza dell’arsenico, e altro, nell’acqua? Nessuna e quindi la situazione deve essere affrontata nei termini di un intervento generale relativo alla qualità e salubrità dell’acqua, compito che spetta alla Regione Lazio.

La Regione, invece, vuole che i comuni cedano il servizio a Talete, notoriamente in dissenso finanziario (48 milioni di debiti in gran parte fatti passare per investimenti) ed in via di privatizzazione, accettando le pressioni delle lobby e degli speculatori invece che quella dei cittadini.

Tutto ciò è inaccettabile sotto ogni profilo, la giunta Zingaretti non può gestire i soldi pubblici a sua discrezione, premiando o punendo secondo il tipo di gestione: i cittadini sono tutti uguali, in particolare per quanto riguarda la sanità pubblica.

Facciamo appello ai sindaci e ai consiglieri per dare vita a una formazione di comuni che si opponga a tali comportamenti e che partendo dalla definizione della legge regionale n°5 del 2014 rimetta in gioco la gestione dell’acqua come servizio reso con economicità, efficienza ed efficacia, così come prevede la nostra Costituzione e fuori da meccanismi di mercato come stabilito dal Referendum del 2011.

Comitato “Non ce la Beviamo” di Viterbo


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