Viterbo – C’è chi racconta che Paolo Bianchini (classe 1933) la prima lezione di cinema la prese da Charlie Chaplin in persona.
Fu quando – erano su un tram a Roma – a una sua ingenua domanda di giovane studente, l’Eterno Charlot lo prese sottobraccio, gli additò la città scorrere di là dai finestrini e gli disse: – Vedi, Paolo, questo, tutto questo, è cinema…
Di sicuro c’è che – Vigile, cioè Zampa, a parte – Bianchini avrebbe svolto il suo apprendistato all’aiuto-regia con maestri del calibro di Comencini, Monicelli, De Sica, De Filippo. Garanzia di esperienza e perizia, sapienza e malizia tecnica: mestiere da bottega artigiana, insomma, sublimato a livelli d’arte universale. In altre parole: la miglior tradizione italiana del grande cinema. Cinema con la maiuscola.
E quella lezione Bianchini avrebbe portato con sé, firmando negli anni la regia di numerosi film. Anzitutto di quelli che, per troppo tempo, ci siamo ostinati a considerare cinema “di genere”, mentre oltreoceano gente come Tarantino e Cronenberg letteralmente li idolatrava, cogliendovi straordinari elementi di innovazione di linguaggio, fino al punto di citarli in cameo (pensiamo a Hypnos e Devilman story, 1967). Ma anche di fiction Rai di inconsueta bellezza e tensione poetica (da L’uomo del vento, 2002 a Vite a perdere, 2003; da Il bambino sull’acqua, 2005 alla miniserie Mal’aria del 2010).
E infine anche – e soprattutto – nel suo cinema d’autore, dalla Resistenza a Francesco d’Assisi e Federico II: per la cronaca, lo splendido La grande quercia (1997) e Il giorno, la notte. Poi l’alba (2007) sono stati interamente girati a Viterbo e nella Tuscia.
Per la costante attenzione, nel suo cinema, per la sua sensibilità e il suo impegno nei confronti delle problematiche del mondo dell’infanzia, dal 2002 Paolo Bianchini è ambasciatore Unicef.
Bianchini, dunque, fu a sorpresa che il set del Vigile approdò a Viterbo e fu anche un po’ per “colpa” sua, vero?
“Come credo sia noto a tutti, il film si è ispirato alla storia vera del vigile urbano Meloni che multò il questore di Roma per aver commesso un’infrazione al codice della strada. Quando arrivò alla produzione la notizia che avremmo avuto molte difficoltà ad ottenere i permessi necessari per girare il film a Roma, io proposi di ambientarlo a Viterbo. Eravamo nella fase della scrittura (io infatti, oltre che essere stato aiuto regista di Luigi Zampa, ho collaborato anche alla sceneggiatura) e la mia proposta fu subito accettata, sostenuta anche da Sordi che conosceva bene Viterbo per averci girato I vitelloni di Fellini”.
Come reagì la città? Ricorda aneddoti significativi, curiosi in tal senso?
“Beh, io giocavo in casa: per metà sono viterbese e sia nella fase di preparazione a me affidata (cast, location ecc.) che durante tutte le riprese mi avvalsi del supporto-aiuto di qualche parente e tanti amici”.
Un suo ritratto di Alberto Sordi, alias Otello Celletti, in quei giorni viterbesi…
“Durante i circa due mesi di riprese a Viterbo, dal primo all’ultimo ciak della giornata, Alberto si trasformava nell’autentico vigile Celletti. Ricordo che nella scena del suo primo giorno di lavoro ambientammo la sequenza dell’ingorgo fuori porta Fiorentina. Alcune decine di auto previste dal copione coinvolsero in breve tempo tutte le auto di passaggio sull’adiacente Cassia, creando un autentico gigantesco ingorgo, con Alberto alias il vigile Celletti il quale, sventolando la sua paletta, fischiava alle auto coinvolte (perfino quella del senatore Giovanni Leone e la sua famiglia, che si erano trovati a passare per Viterbo quella mattina).
Finito di lavorare, una doccia in albergo, non ricordo il nome, mi pare Carletti sulla strada per La Quercia, cenavamo tutte le sere assieme in un ristorante sotto porta Fiorentina e dopo cena lunghe passeggiate notturne tra Viterbo e dintorni (Bagnaia, la Palanzana ecc.). Alberto in quei momenti mi parlava dei suoi amori, delle sue delusioni, della sua tristezza nel sentirsi spesso solo, non si fidava di nessuno, si sfogava con me, ero il suo confidente. Ci eravamo conosciuti anni prima attraverso Ettore Scola, ai tempi de Gli amici della parrocchietta. Ma poi, all’improvviso, con un guizzo ridiventava il “vitellone” interpretato nel film di Fellini. Un esempio: una sera, improvvisamente, eravamo vicino alla fontana di Bagnaia, un guizzo: delle botti vuote appoggiate alla fontana, suonava la mezzanotte. “Damme ‘na mano” e spinse la botte su un fianco, facendola rotolare verso la discesa del paese… “Dai corri, prima che se svejano tutti!!”
Le sue radici, dicevamo, sono viterbesi: Schenardi, Mariano Buratti…
“Sì, mio padre è nato a Viterbo da Clementina Schenardi (Caffè Schenardi), la madre del cardinal La Fontaine era una Bianchini. Il tipo di parentela ecclesiastica è compensato da Mariano Buratti medaglia d’oro della Resistenza il cui comando era sui monti Cimini. Ogni albero del bosco della Palanzana mi ha conosciuto da bambino, la casa di nonno Angelino, dentista in Viterbo, era la meta delle nostre vacanze estive”.
Paolo Bianchini, non solo aiuto regista: autore di spot pubblicitari indimenticabili (il sorriso del sofficino e altre “leggende”), documentarista in Nicaragua, autore di fiction Rai fuori dal coro, ambasciatore Unicef…
“Cosa altro posso aggiungere? Se non che da “grande” continuerò a fare un cinema sempre più “politico”. Tutti i miei lavori sono nati dietro una finestra della mia casa a Tuscania, sopra le Sette Cannelle, di fronte alla Basilica di San Pietro, con l’orizzonte disegnato dal profilo dei monti Cimini. Anche Il sole dentro, il mio ultimo film, che non ho girato nella Tuscia solo perché ambientato in Africa, è nato da quelle immagini e dal profumo del peperino scaldato dal sole. Da Il sole dentro, mi piace ricordare, è nato un movimento che si chiama Sos Scuola, acronimo di Scambiamoci Orizzonti per Sognare. Una splendida esperienza. Chi volesse può approfondire consultando il sito www.sosscuola.com.
Antonello Ricci
Nell’ambito di “2016 Anno del cinema. Viterbo città del mare – Tuscia terra di Orson Welles, Pasolini, Fellini” e del Tuscia Film Fest 2016 – di cui costituisce una vera anteprima – Antonello Ricci e Davide Ghaleb editore presentano il quarto appuntamento con le cine-passeggiate.
Giovedì 7 luglio alle 21 a Viterbo si terrà infatti la passeggiata “Il vigile. Nei luoghi di Otello Celletti alias Alberto Sordi”
Appuntamento a piazzale Gramsci, all’ingresso del parco pubblico di Prato Giardino. Racconta e conduce Antonello Ricci. Letture di Olindo Cicchetti. Con la partecipazione di Pietro Benedetti. Pillole “critiche” di Giovanni Fiorentino (Università della Tuscia). Parteciperà il regista Paolo Bianchini, che in quell’avventura fu per Luigi Zampa aiuto regista.
Questo l’itinerario: da Porta Fiorentina (indimenticabile la scena dell’ingorgo) a Piazza San Faustino (dov’era la casa del vigile Celletti), a Piazza del Plebiscito (dove in interni furono ambientati gli uffici del Comune, in esterni il portone di casa del sindaco De Sica e la scena del comizio monarchico per la candidatura di Celletti) e infine a Via San Lorenzo (dove affacciavano sia la bottega dove lavorava da apprendista Remo il giovanissimo figlio di Celletti-Sordi sia la trattoria, con la scena della pernacchia e quella del Musichiere con Sylva Koscina).
Come di consueto, il biglietto per la partecipazione all’iniziativa consiste nell’acquisto del volume di Antonello Ricci “Viterbo città del mare. Tuscia terra di Orson Welles, Pasolini, Fellini. Paesaggi e fotogrammi” (Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2016) o di altro volume dal catalogo dell’editore. Info e prenotazioni: 320.6872739 (attivo tutti i giorni ore 12.00-13.00)
2016 Anno del cinema
Viterbo città del mare – Tuscia terra di Orson Welles, Pasolini, Fellini
Una iniziativa Tusciaweb
In collaborazione con
Università degli Studi della Tuscia
e Tuscia Film Fest
Con il patrocinio del Comune di Viterbo
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