Viterbo – “Mia zia sgozzata da dei bastardi”. E’ l’urlo di dolre di Giulia Benedetti. La nipote di Nadia, l’imprenditrice viterbese uccisa nell’attentato a Dacca, racconta gli ultimi istanti di vita della zia.
“L’hanno prima torturata e poi sgozzata”, dice la ragazza con la voce rotta dalla disperazione. “L’hanno ammazzata per un niente, perché non sapeva recitare i versetti del Corano. L’hanno ammazzata dei pazzi, dei bastardi”.
C’è dolore, ma anche tanta rabbia nella parole di Giulia. Ha solo 22 anni e non riesce a darsi pace. Non riesce ad accettare che la zia, con la quale aveva un bellissimo rapporto, non ci sia più.
“Eravamo legatissime, anche se non ci vedevamo spesso. Era sempre in giro per il mondo, ma quando tornava a casa eravamo tutti contenti perché siamo una famiglia molto unita. L’ultima volta l’abbiamo vista un paio di settimane fa, prima che facesse ritorno in Bangladesh. Ma eravamo già pronti a riabbracciarla. La sera della strage, infatti, sarebbe dovuta rientrare in Italia per un incontro di lavoro”.
Venerdì sera Nadia aveva un volo per Udine. Prima, però, il pranzo insieme ai colleghi, nel ristorante Holey Artisan Bakery. Era seduta a tavola quando un commando di terroristi ha fatto irruzione, sparando al grido di “Allah Akbar”.
Nadia aveva 52 anni e dal 1999 era manager della StudioTex Limited, una società nel settore tessile e dell’abbigliamento con sede a Londra e interessi in Bangladesh. “Zia – racconta Giulia – produceva magliette, camicie e pantaloni per uomo e donna. Nella fabbrica di Dacca lavoravano un centinaio di persone, molte delle quali musulmane”. Tra i dipendenti c’era anche Simona Monti. 33enne di Magliano Sabina (Rieti), è anche lei tra le vittime della strage.
Entrambe le famiglie, come quelle degli altri sette connazionali uccisi, sono state contattate dal ministero degli esteri. “La Farnesina ha chiamato Rosarita, la mamma di Nadia – continua Giulia -. Ha 80 anni ed è distrutta dal dolore, ma è circondata dall’affetto dei parenti”. In primis del figlio Paolo, gestore del ristorante Antica Sosta sulla Cassia nord.
La tragedia di venerdì sera non è l’unica ad aver colpito la famiglia Benedetti. Solo qualche anno fa la prematura morte di Sabrina, la sorella di Nadia e Paolo. “Mia zia non era né sposata né aveva figli – spiega Giulia -. Mio padre è sofferente, perché con lei aveva un rapporto strettissimo. Ora non riesce nemmeno a parlare”.
L’imprenditrice era in Bangladesh da 20 anni, ma aveva vissuto in tutto il mondo: Kenya, Stati Uniti e Cina. “Non si è mai fermata, neanche nei momenti più difficili. Zia non aveva paura di niente, nemmeno di un attentato. Sapeva che poteva succedere ma non era spaventata”.
Quella tra venerdì e sabato è stata una notte piena d’apprensione per la famiglia Benedetti. “Fino alla fine abbiamo sperato che si fosse salvata – racconta Giulia -. Abbiamo prima pregato che non fosse nel ristorante, poi che non l’avessero uccisa e si fosse salvata. Ma quando abbiamo saputo che solo un italiano era riuscito a scappare, la speranza si è spenta sempre più”. Fino alla tragica conferma di ieri pomeriggio.
Ora la famiglia di Nadia attende solo il ritorno del feretro in Italia. “Grazie a chi ci sta dimostrando la propria vicinanza – conclude Giulia -. Porgo le condoglianze ai familiari di tutte le vittime dell’attentato. Italiane ma anche giapponesi, indiane e bengalesi”.
Raffaele Strocchia





