Viterbo – Macchina del fango, slitta il maxiprocesso.
Bisognerà attendere almeno la metà di ottobre per la prima udienza del processo nei confronti del giornalista Paolo Gianlorenzo e degli altri sette imputati. Stamattina il collegio dei giudici Mattei, Autizi e Cialoni ha infatti rinviato per via di una mancata notifica all’ex commissario straordinario Arsial Erder Mazzocchi.
La vicenda, scoppiata nel 2012, ha come imputati principali Gianlorenzo e l’ex assessora regionale all’Agricoltura Angela Birindelli. Da una parte gli articoli di giornale “ad personam” per distruggere i nemici o compiacere gli amici. Dall’altra l’organizzazione del padiglione Lazio al Vinitaly.
L’indagine, iniziata sul finire del 2011, portò alla luce i contatti tra i due. Entrambi con un nemico in comune, Francesco Battistoni, vicecapogruppo regionale di Forza Italia. Per il pm Massimiliano Siddi, tra la Birindelli e Gianlorenzo l’accordo era questo: a lui la pubblicità delle iniziative dell’assessorato all’Agricoltura sul suo giornale (“L’Opinione di Viterbo e alto Lazio”, chiuso ormai da anni); a lei, il massacro quotidiano di Battistoni, suo principale avversario politico, tramite articoli feroci. Da qui le accuse di concorso in tentata estorsione e corruzione.
Ma Battistoni non era l’unica vittima. La macchina del fango si sarebbe abbattuta anche contro Roberto Angelucci e Piero Camilli. Il tutto grazie a una fitta rete di informatori come Sara Bracoloni e Luciano Rossini, imputati per rivelazione di segreti d’ufficio. Rossini anche per tentata concussione, in concorso con Gianlorenzo.
Nell’inchiesta emerge inoltre la burrascosa vita di redazione dei giornali diretti da Gianlorenzo: collaboratori minacciati di licenziamento, un tirapugni trovato in ufficio e l’appropriazione indebita di oltre 5mila euro della cooperativa editrice del giornale per pagare il proprio avvocato. Circostanze addebitate a Gianlorenzo e alla sua ex collaboratrice Viviana Tartaglini.
Dall’altro lato c’è il Vinitaly, in particolare le edizioni del 2011 e del 2012. L’ex assessora Birindelli avrebbe tentato di favorire ditte “amiche”, riconducibili all’imprenditore Giuseppe Fiaschetti. In questo filone figurano tra gli imputati l’attuale direttore dell’assessorato all’Agricoltura Roberto Ottaviani e l’ex commissario straordinario Arsial Erder Mazzocchi, accusato di aver assecondato la Birindelli nel suo intento di infastidire l’impiegato dell’agenzia regionale Stefano Bizzarri.
Il maxi processo, che si focalizzerà senza dubbio sulle imbarazzanti intercettazioni rivelate dalle indagini, tornerà in aula tra poco più di tre mesi. A meno che anche ad ottobre non esca fuori qualche altro intoppo burocratico.
Le accuse
Paolo Gianlorenzo risponde di:
tentata estorsione per le “macchine del fango” a Francesco Battistoni, Roberto Angelucci e Piero Camilli e le minacce di licenziamento ai collaboratori del giornale;
corruzione per l’accordo con l’assessora, pubblicità-macchina del fango contro Francesco Battistoni;
minacce a un collaboratore;
detenzione di arma per il tirapugni in redazione;
appropriazione indebita per i 5mila euro della cooperativa editoriale, per pagare spese legali;
tentata concussione e rivelazione di segreti d’ufficio per la vicenda del notaio Fortini;
sostituzione di persona per aver usato un prestanome dell’ex senatore Ciarrapico, durante una telefonata;
Angela Birindelli di:
tentata estorsione e corruzione per la macchina del fango a Francesco Battistoni;
tentata concussione e abuso d’ufficio per la “cacciata” di Stefano Bizzarri;
peculato per la macchina di servizio usata per ragioni private;
abuso d’ufficio e tentata concussione per i presunti tentativi di pilotare l’allestimento dello stand Lazio al Vinitaly;
Viviana Tartaglini risponde di:
tentata estorsione per le minacce di licenziamento ai collaboratori del giornale;
appropriazione indebita per i 5mila euro della cooperativa editoriale, per pagare spese legali;
Luciano Rossini risponde di:
tentata concussione e rivelazione di segreti d’ufficio per la vicenda del notaio Fortini; in qualità di funzionario dell’Agenzia delle entrate avrebbe detto a Gianlorenzo di un imminente controllo sulla categoria dei notai. Informazione che, per l’accusa, è stata usata come strumento di pressione dal giornalista e dal funzionario, per ottenere vantaggi patrimoniali personali
Sara Bracoloni risponde di:
rivelazione di segreti d’ufficio per aver rivelato a Gianlorenzo informazioni sul rapporto di lavoro della figlia di un giudice;
Erder Mazzocchi risponde di:
tentata concussione, concussione e abuso d’ufficio per la “cacciata” di Stefano Bizzarri;
soppressione di atti;
Roberto Ottaviani e Giuseppe Fiaschetti rispondono di:
abuso d’ufficio e tentata concussione in relazione alla vicenda Vinitaly.



