Viterbo – Sessanta giorni per la verità sulla morte di Giulia.
Entro due mesi il medico legale Massimo Lancia consegnerà la sua relazione al pm Franco Pacifici, titolare dell’inchiesta sulla tragedia di Orte Scalo (video).
L’autopsia, andata avanti per più di due ore al cimitero San Lazzaro di Viterbo, si è conclusa nel primo pomeriggio.
L’annegamento resta ancora la prima ipotesi. Per confermarla serviranno altre analisi di laboratorio, ma difficilmente si potrà approdare a una dinamica diversa: Giulia era bagnata e fredda quando il padre l’ha presa in braccio.
L’unico nome nel registro degli indagati è quello di Mariana Golovataia, trentenne di nazionalità moldava ma da anni residente a Orte. E’ la mamma di Giulia. A febbraio aveva dato alla luce la piccola, sua secondogenita. Due giorni fa, il dramma nell’appartamento in Corso Garbaldi a Orte Scalo: Mariana avrebbe annegato la bimba, abusato di antidepressivi e, forse, fatto ingerire le sue stesse pillole anche al figlio maggiore di 5 anni (fotocronaca – slide).
E’ stato il marito Ghenadie Stavila, rientrando a casa dal lavoro, a trovare la figlia morta, il figlio in stato confusionale e la moglie riversa a terra. Disperati i tentativi di rianimare Giulia, prima da solo poi con i sanitari, ma per la piccola era già troppo tardi.
Ieri, il provvedimento di fermo per omicidio volontario a carico della donna, che dovrà essere convalidato dal gip: Mariana dovrà tornare a raccontare il pomeriggio del 20 luglio, o almeno provarci, come ha fatto ieri con tanta fatica da un letto d’ospedale. In alternativa, potrà avvalersi della facoltà di non rispondere.
Per la donna, la procura ha chiesto che resti ricoverata al reparto di medicina protetta di Belcolle. C’è l’esigenza cautelare del pericolo di fuga. Ma c’è anche e soprattutto l’esigenza di proteggere una giovane madre in condizioni psicofisiche precarie.
Sul fatto che quella di Orte sia stata una tragedia della depressione post parto, ormai, più nessun dubbio: Mariana era in cura. Ad alcuni amici aveva confidato di attraversare un momento difficile, dopo la nascita della bimba.
I carabinieri controllano la sua stanza ventiquattr’ore su ventiquattro.
Resta da capire se fosse lucida e cosciente quel pomeriggio.





