Viterbo – (s.m.) – Giù dalla tromba dell’ascensore (video).
Il corpo di Massimiliano Fiorini, operaio 46enne di Chianciano Terme, toccò terra dopo almeno tre metri di volo. Dal solaio dell’ultimo piano del liceo Buratti allo schianto col pavimento, durante i lavori (fotocronaca – slide).
Non morì subito. Arrivò vivo all’ospedale Belcolle, ma si spense dopo un’ora.
Per quel terribile incidente, il tribunale di Viterbo ha condannato l’imprenditrice titolare dell’azienda per cui Fiorini lavorava. La donna ha patteggiato nei giorni scorsi un anno e mezzo per omicidio colposo, dopo aver risarcito i familiari dell’operaio.
Era il 4 giugno 2014. 12,30. L’ultima ora di un mercoledì di lezione come tanti per gli studenti del Buratti. Un’ora prima dell’uscita, a pochi giorni dalle vacanze.
L’urlo dell’operaio arriva all’improvviso. Straziante. Il boato della caduta richiama tutto l’istituto.
Gli studenti vedono arrivare i soccorsi e capiscono: l’incidente è avvenuto durante i lavori di costruzione dell’ascensore della scuola. Una lunga agonia, per l’operaio, la cui caduta nel vuoto, purtroppo, non è stata lineare. Precipitando, il corpo avrebbe sbattuto contro le tavole sistemate a ogni piano.
Le indagini accertano che Fiorini era sospeso su una piattaforma, in piedi, nella tromba del nuovo ascensore. La piattaforma era fissata a un gancio artigianale, che non ha sostenuto il peso dell’operaio e della struttura che stava montando. Lavori eseguiti senza protezioni e violando le normative di sicurezza. Da qui, la condanna dell’imprenditrice.




