Viterbo – (g.f.) – Non si è arresa, tenace fino all’ultimo.
Così era Nadia Benedetti, l’imprenditrice di Viterbo uccisa nella strage a Dacca.
In città era molto conosciuta, aveva molti amici che le volevano bene. Piombati nel più totale sconforto.
Pensando alla sua vita spezzata e a quei drammatici momenti dell’incursione nel ristorante da parte dei terroristi e le terribili ore successive.
Qualcuno racconta d’avere saputo che Nadia non si sia lasciata andare, non cedendo allo sconforto. Confrontandosi con quelli che sarebbero stati i suoi aguzzini.
E’ difficile capire cosa sia successo in quelle drammatiche dieci ore all’interno del locale. Non semplice immaginare chi possa avere riportato all’esterno i fatti.
Eppure chi la conosceva e le voleva bene, non fa fatica a crederlo. Nadia era così. Non si arrendeva, il suo carattere forte l’ha aiutata ad andare avanti nelle difficoltà e a farsi strada nel suo lavoro. Fino in Bangladesh e l’impresa nel settore tessile.
Quello stesso carattere che chi l’amava spera che possa esserle servito ad affrontare il terribile destino che le si è presentato davanti.
A Dacca non usciva molto e così i suoi colleghi. Quasi sempre in taxi e frequentando gli stessi posti, quelli conosciuti. Anche per questo, come poteva ritornava a Viterbo, la sua città. Dove aveva un gruppo affiatato d’amici e i parenti.
C’è anche chi la ricorda giocatrice di basket, nelle giovanili a metà anni 80. Ricordi oggi diventati preziosi. Adesso la città attende il suo rientro, tra martedì e mercoledì, per darle l’ultimo saluto e stringersi attorno alla sua famiglia.

