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‘Ndrangheta, estradato Antonio Nucera

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Antonio Nucera

Antonio Nucera

Viterbo – Quando scattarono le manette ai polsi dei suoi conterranei lui non si fece trovare. Antonio Nucera, detto ‘Ntonaci, sessant’anni, fu arrestato tre anni dopo la maxiretata dei carabinieri tra Viterbo e Reggio Calabria.

La chiamarono operazione “El Dorado”, come la terra dell’oro che la ‘ndrangheta aveva trovato nella Tuscia, secondo il procuratore aggiunto Nicola Gratteri e il pm Antonio De Bernardo. Seicentomila euro sporchi delle cosche dell’Aspromonte lavati a Viterbo e la scoperta di tre locali di ‘ndrangheta in un piccolo centro. Il gup assolse tutti dall’accusa di riciclaggio, riconoscendo solo la pesante accusa di associazione di stampo mafioso.

Antonio Nucera è stato latitante per tre anni, dal 2013 al 2016. A marzo l’arresto in Svizzera e adesso l’estradizione. A Fiumicino è arrivato all’alba del 22 giugno, scortato dalla Criminalpol. Dopo “El Dorado”, pendeva sulla sua testa un mandato di cattura internazionale. 

L’attenzione degli inquirenti reggini si era concentrata già dal 2011 sul territorio elvetico dopo che la polizia giudiziaria federale di Losanna aveva comunicato ai colleghi italiani che Antonio Nucera aveva aperto rapporti bancari con istituti di credito svizzeri. Tra l’Ossola e il Vallese in particolare, un gruppo di esponenti della ‘ndrangheta operava in contatto continuo con le cosche calabresi. Un filo diretto con l’estero spezzato l’8 marzo scorso dopo il blitz della polizia che ha arrestato Antonio, Francesco, Bruno e Raffaele Nucera, tutti ricercati dopo “El Dorado”e che non avevano mai tagliato il cordone ombelicale con la natìa Condofuri (Reggio Calabria).

“El Dorado” è quasi un unicum nel panorama giudiziario sulla ‘ndrangheta. Non solo per la presenza di Alberto Corso, imprenditore viterbese condannato in primo grado a 10 anni per associazione mafiosa perché ritenuto affiliato alla cosca, ma soprattuto per l’alta densità di ‘ndranghetisti in un piccolo centro.

A Condofuri, 5mila anime, c’erano ben tre locali di ‘ndrangheta. Una locale è un insieme di ‘ndrine, formata da almeno 49 ‘ndranghetisti diretti da un capo. Una di queste locali, quella dei Nucera, aveva il suo feudo nella frazione di Gallicianò. Tre locali di ‘ndrangheta in un solo paese, senza fare salve neppure le frazioni.

L’inchiesta “El Dorado” si è spezzata in due processi: quello ai fratelli viterbesi Alberto e Augusto Corso e l’altro con rito abbreviato alla maggior parte degli imputati, 17 su 22. In dieci sono stati condannati con pene dai sei ai dieci anni, ma solo per la pesante accusa di associazione di stampo mafioso. Dall’ipotesi di riciclaggio, il gup ha assolto tutti. Stesso copione per i fratelli Corso: assolto Augusto e condannato Alberto, il primo imprenditore viterbese in odore di ‘ndrangheta. Le difese hanno fatto appello.

Stefania Moretti


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