Viterbo – (s.m.) – Dodici anni per omicidio volontario.
E’ la sentenza per Sabato Battaglia, il 23enne accusato di aver ucciso un uomo alla rotatoria del Riello, nel settembre 2015. La vittima è Federico Venzi, 43enne romano, residente a Caprarola.
Il gup del tribunale di Viterbo Savina Poli ha letto il dispositivo alle 14 in punto, dopo tre ore di camera di consiglio.
Oltre alla condanna, che ha ricalcato in pieno la richiesta del pm Massimiliano Siddi, il gup ha disposto anche 50mila euro di provvisionale per la madre della vittima più un risarcimento anche agli altri parenti, i fratelli, da stabilire in sede civile.
Battaglia ha avuto diritto allo sconto di un terzo della pena, come prevede il processo con rito abbreviato.
L’accusa aveva chiesto 12 anni. La parte civile, avvocati Luca Tedeschi e Samuele De Santis, 500mila euro. La difesa, avvocato Antonella Durano, l’assoluzione o comunque l’alleggerimento dell’accusa in omicidio preterintenzionale.
La differenza è nella volontarietà dell’azione e nella prevedibilità delle conseguenze: Battaglia non voleva uccidere, secondo il suo avvocato, ma avrebbe agito solo per proteggere se stesso e la fidanzata da un potenziale pericolo, l’incontro con due sconosciuti in piena notte, più robusti di lui e col doppio dei suoi anni.
Era il 27 settembre. Alle 4 del mattino, Battaglia e la fidanzata Lorella Colman, studentessa universitaria 22enne, incrociano Federico Venzi e un amico alla rotatoria del Riello a Viterbo.
I due vedono la ragazza a terra – lei dirà che stava ‘giocando’ con Battaglia – e pensano a un’aggressione. Chiedono se c’è bisogno d’aiuto. Battaglia li allontana con una frase tipo: “Se non te ne vai i carabinieri li chiamo io”. I due fidanzati si allontanano a piedi, ma Venzi e l’amico li seguono. Battaglia non gradisce e sferra un pugno in pieno viso al 43enne che finisce a terra. Per l’accusa, seguono altri pugni e calci mentre Venzi è ancora sdraiato sull’asfalto, ormai inoffensivo.
L’autopsia rileva che la vittima è morta per soffocamento, ingerendo sangue e materiale organico dopo la frattura della mandibola. Per la difesa, c’è un altro dato da considerare: Venzi avrebbe inghiottito anche pezzi della sua protesi dentaria, tenuta insieme da un fil di ferro. Un particolare importante perché, secondo la difesa, Battaglia non voleva uccidere e non avrebbe mai potuto prevedere un epilogo simile.
L’appello è praticamente scontato. Battaglia aspetterà di leggere le motivazioni, che arriveranno entro i prossimi tre mesi, poi impugnerà.




