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Servizi sociali, approvata la nuova legge

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Enrico Panunzi

Enrico Panunzi

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo –  Il consiglio regionale del Lazio ha approvato la legge che disciplina il nuovo “Sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali”, sostituendo la legislazione regionale in materia ferma a 20 anni fa.

Nel frattempo nel 2000 è entrata in vigore la legge 328, normativa di riferimento in materia, e mentre tutte le Regioni italiane adeguavano la propria normativa alla riforma, nel Lazio si sono succedute tre legislature (questa è la quarta) e sono andati a vuoto due tentativi recepimento, stoppati in commissione e mai approdati in aula.

Il nostro sistema regionale delle politiche sociali è rimasto quindi vincolato a una normativa sempre più obsoleta, disallineata alle disposizioni parlamentari e alla vita quotidiana del Lazio. Già da questi dati si capisce quanto la legge fosse attesa da tutti i cittadini: l’obiettivo è quello di garantire i diritti di cittadinanza sociale, promuovere la dignità della persona, sia come singola, sia inserita nella famiglia, nella comunità e nelle formazioni sociali in cui essa si realizza, promuovendone l’autonomia di vita e l’inclusione sociale. Siamo di fronte peraltro ad una legge partecipata, scritta ascoltando tantissimi sindaci, amministratori, dirigenti e funzionari del servizio sociale territoriale, tutte le associazioni di categoria degli operatori, i sindacati, le associazioni, la cooperazione, i cittadini.

La legge individua i soggetti verso i quali la Regione, in via prioritaria, attua le politiche sociali integrate: famiglia e minori, persone con disabilità o con disagio psichico, anziani, immigrati e minoranze, persone vittime di violenza e donne  incinte o madri in situazione di disagio sociale, persone sottoposte a provvedimenti penali, persone dimesse dagli ex ospedali psichiatrici giudiziari, persone senza dimora, persone con dipendenze, persone svantaggiate con necessità di alloggio o di inserimento lavorativo.

Con la nuova legge si cerca inoltre di favorire da parte dei Comuni la gestione dei servizi in maniera associata, visto che le amministrazioni del Lazio spendono in forma non associata complessivamente 895 milioni di euro e in forma associata soltanto 49 milioni, poco più del 5% del totale, la percentuale più bassa tra tutte le Regioni italiane. A proposito di Comuni, sono fissate le tipologie di prestazioni assistenziali da assicurare in modo uniforme a livello di Distretto socio assistenziale, senza differenze tra Comuni grandi e piccoli o tra territori della Regione.

Nel testo sono presenti principi tesi a favorire i rapporti intergenerazionali, a introdurre la promozione del co-housing sociale, a garantire particolare attenzione a specifiche categorie quali ciechi, sordo-ciechi e persone con altre pluriminorazioni. Spazio poi ad ulteriori interventi e servizi a tutela della maternità e della paternità; della gravidanza nelle sue diverse fasi, delle famiglie numerose, degli individui con disagio psichico.

È disciplinato il piano sociale regionale, che sarà lo strumento privilegiato della programmazione delle politiche sociali sul territorio. Nasce poi il Sistema informativo dei servizi sociale della Regione (Siss) che organizza i vari flussi informativi provenienti da tutti i soggetti coinvolti dalla nuova legge.

La Regione si adegua così alle mutate esigenze sociali e assistenziali e andiamo a colmare un grande ritardo da parte della Regione visto che il testo approvato costituisce la soluzione ai bisogni che il nostro sistema regionale dei servizi sociali ci chiede da tempo. Il mio ringraziamento, oltre che all’intero Consiglio che ha collaborato in un clima davvero costruttivo, va alla Giunta (che ha proposto la legge), al presidente Nicola Zingaretti e  all’assessore Rita Visini.

Enrico Panunzi
Presidente sesta commissione consiliare
Regione Lazio


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