Viterbo – “Sodalizi criminali composti da rumeni dediti soprattutto a reati contro il patrimonio”.
E’ quanto emerge dal monitoraggio dell’Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio. A presentare il secondo rapporto “Mafie nel Lazio”, alla Casa del Jazz a Roma, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.
Presenti il coordinatore della Dda procuratore aggiunto, Michele Prestipino, il comandante dei Carabinieri Lazio, generale Angelo Agovino, il capo del secondo reparto della Dia, Maurizio Calvino e Gianpiero Cioffredi, presidente dell’Osservatorio regionale per la sicurezza e la legalità.
“Per le province di Rieti e Viterbo – si legge nel rapporto – si segnalano presenze sporadiche di soggetti riconducibili prevalentemente a gruppi di ‘ndrangheta e camorra.
Risultano interessati i settori finanziari appalti pubblici e ciclo rifiuti. Le inchieste svolte dalla Dda di Reggio Calabria – inoltre hanno evidenziato una ulteriore attività di riciclaggio e reimpiego svolta sul territorio laziale e in particolare a Viterbo dove venivano tratte in arresto numerose persone, tra cui gli appartenenti alla famiglia Nucera di Condofuri”.
Nel Lazio, emerge, che complessivamente le aziende confiscate sono 523. “98 risultano già “destinate” (18,7%), 389 “in gestione” (74,4%) e 36 “uscite dalla gestione” (6,9%). Il fenomeno coinvolge tutte le province, in misura minore quella di Viterbo (che ha soltanto 4 aziende confiscate)”.
Viterbo è “caratterizzata da una situazione criminale di gran lunga meno preoccupante di altre provincie laziali, ma deve essere segnalata la presenza di sodalizi criminali composti da rumeni dediti soprattutto a reati contro il patrimonio. Inoltre, anche in tale territorio è diffuso il commercio di stupefacenti.
A tale proposito merita di essere citata l’indagine “Drum” che ha preso l’avvio con l’arresto di due persone per la detenzione di 260 grammi di stupefacenti e che ha poi condotto, tramite attività di intercettazioni e attività investigative, all’emissione di una misura cautelare a carico di 61 persone”.
Nel rapporto si evidenzia come “Nel Lazio siano presenti diverse organizzazioni criminali di matrice straniera in particolare di etnia nigeriana, albanese, cinese e georgiana.
Le organizzazioni mafiose nigeriane hanno da decenni una dimensione transnazionale pur mantenendo i centri di comando in Nigeria, nella Capitale e nelle province di Roma e Viterbo.
Giova infine ricordare che l’usura è praticata dai clan anche al nord della regione, fra Rieti e Viterbo e nell’area del Lazio meridionale”.
