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Strage di Dacca, caccia alla mente dell’attentato

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Nadia Benedetti

Nadia Benedetti

Strage di Dacca- I nove italiani uccisi dai terroristi islamici

Strage di Dacca – I nove italiani uccisi dai terroristi islamici

Dacca - L'Holey Artisan Bakery prima dell'attentato

Dacca – L’Holey Artisan Bakery prima dell’attentato

Strage a Dacca - Il blitz delle teste di cuoio

Strage a Dacca – Il blitz delle teste di cuoio

Strage a Dacca - Il blitz delle teste di cuoio

Strage a Dacca – Il blitz delle teste di cuoio

Dacca – Un cittadino canadese regista del massacro.

E’ il nuovo retroscena sull’attentato di Dacca del primo luglio scorso, in cui persero la vita nove italiani, tra cui l’imprenditrice viterbese Nadia Benedetti.

Le indagini della polizia del Bangladesh porterebbero a Tamim Chowdhury, trentenne con doppia nazionalità, canadese e del Bangladesh. A Dacca era arrivato tre anni fa. Subito aveva iniziato la sua opera di reclutamento di giovani musulmani da radicalizzare.  

Per gli investigatori, Chowdhury ricoprirebbe il ruolo di dirigente nell’organizzazione jihadista Jamayetul Mujahideen Bangladesh (Jmb), sanguinario gruppo terroristico in collegamento diretto con l’Isis. L’anello di congiunzione con Daesh sarebbe proprio Chowdhury, cui la polizia è risalita dopo il blitz di martedì al quartiere Kalyanpur, in cui sono stati uccisi nove presunti militanti Jmb.

Chowdhury sarebbe sospettato anche di un altro attentato, sei giorni dopo quello all’Holey Artisan Bakery dove hanno trovato la morte venti persone, tra cui nove italiani e la viterbese Nadia Benedetti, 52 anni, a Dacca per conto della Bengler BV srl, con sede viterbese sulla Cassia Nord. Era anche manager della StudioTex Limited.

Il commando di jihadisti entrò nel ristorante al grido di “Allah Akbar!”. Ai presenti fu chiesto di recitare versetti del Corano, ma non furono risparmiati neppure tre giovani musulmani che li conoscevano: le ragazze perché vestite all’occidentale, il loro amico perché non volle uscire dal locale e abbandonarle. Nessuna pietà neppure per Simona Monti, incinta di sette mesi e che sarebbe tornata l’indomani a casa a Magliano Sabina. Venti persone trucidate. Sono riusciti a salvarsi solo un cuoco e Gian Galeazzo Boschetti, uscito dal ristorante per rispondere a una telefonata. La moglie Claudia D’Antona, volontaria della Croce verde, rimasta dentro, è tra le vittime.

Gli investigatori ritengono che la mente degli attentati sia ancora in Bangladesh, dov’è scattata la caccia all’uomo. 


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