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Il terrorismo vuole colpire i nostri valori

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Riccardo Valentini

Riccardo Valentini

Viterbo – La morte di Nadia Benedetti e la strage di Dacca ci sconvolgono e precipitano di nuovo, nel giro di poche settimane, nei lutti di un terrorismo che ormai è guerra aperta.

Se non ce ne fossimo ancora accorti, sarebbe allora bene prenderne subito coscienza. Una guerra che coinvolge tutti, anche chi crede che il fronte sia talmente tanto lontano da non doversene preoccupare.

L’indifferenza oggi non solo sarebbe colpevole, ma risulterebbe addirittura scellerata. Perché la guerra “del” e “contro” il terrorismo – e tutti noi siamo “contro” – ce l’abbiamo sotto la porta di casa. Molte delle vittime erano italiane.

Nadia Benedetti era di Viterbo, un’imprenditrice della nostra terra, morta mentre lavorava – perché stava a Dacca per lavoro – un ponte tra più culture, a partire dai valori della nostra, fondati su libertà e democrazia e tutta la fatica – fatica di uomini e donne – che c’è costata nel corso dei secoli.

E sono questi i valori che il terrorismo vuole colpire e distruggere, colpendo e uccidendo barbaramente le sue espressioni economiche, politiche, sociali e imprenditoriali.

E c’è anche Viterbo, perché Nadia Benedetti, alla cui famiglia vanno le mie più sentite condoglianze, ne era figlia. Il nome di una città che ha anch’essa le sue vittime, anch’essa in una trincea che troppo spesso ignoriamo finché poi non è il mondo stesso a tirarci dentro a forza ricordandoci che pure noi ne facciamo parte, volenti o nolenti.

Accanto a città come Madrid, Londra, Parigi, Bruxelles. In un’Europa che ha subito lo scossone dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea le cui conseguenze, tutte le conseguenze, sono ancora lungi dal venire.

Questo è il momento di essere uniti e di difendere i nostri valori di libertà, democrazia e solidarietà con i più deboli. La morte di Nadia Benedetti ci deve far capire come questi valori siano la base fondante di una nostra società che fa della creatività, dell’ingegno e dell’innovazione punti di riferimento imprescindibili.

La tragica morte di Nadia Benedetti – uccisa perché donna, perché imprenditrice, perché espressione di una cultura che fa della libertà dell’individuo un vessillo, non per caso, ma come un soldato al fronte – deve spingere le classi dirigenti locali a capire fino in fondo che la battaglia per la difesa dei nostri valori va condotta a partire anche dai nostri territori, dalle piccole cose della nostra vita quotidiana. Per questo Viterbo è nel mondo e il mondo è a Viterbo. Una responsabilità di cui dobbiamo farci carico consapevolmente. Non per educare “alla guerra”, ma rovesciando il detto di Tacito, per preparare “alla pace”.

Riccardo Valentini
Consigliere regionale Pd


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