Viterbo – Il padre è morto di tumore nel 2006. Da allora il figlio aspetta il rimborso dei farmaci tumorali per quasi 22mila euro.
Per ora dei soldi dalla asl ancora non se ne parla. In compenso è arrivata l’ordinanza della Cassazione, sezioni unite civili, a reindirizzare un procedimento che si era perso nei meandri dei mille dubbi sulla competenza giurisdizionale.
Per la Suprema Corte non c’è dubbio: è il tribunale ordinario – quindi il tribunale civile di Viterbo – che deve decidere sul rimborso chiesto dal figlio, ma anche dalla moglie dell’uomo.
L’azione civile era iniziata nel 2007. I familiari del paziente fanno causa alla asl di Viterbo per riavere indietro 21mila 978 euro, cifra spesa per comprare i farmaci indispensabili per la cura del tumore, ma all’epoca non ancora ricompresi nel prontuario farmaceutico nazionale.
Nel 2010 il tribunale di Viterbo ha rimandato la questione al Tar che, a sua volta, si è dichiarato incompetente nel 2015, dopo il ricorso di madre e figlio che continuavano – invano – a sollecitare la asl per ottenere la somma. In effetti, anche a parere della stessa Cassazione non è compito del Tar decidere sul rimborso dei farmaci. Con l’ordinanza pubblicata i primi di agosto, la Suprema Corte rimette la competenza in mano al giudice ordinario, “vertendo – la controversia – su un diritto soggettivo di credito collegato al diritto alla salute”.
In pratica, ancora niente rimborso, ma la pronuncia della Cassazione ha sbloccato una causa arenata da anni, oltre a essere destinata a fare giurisprudenza.
