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Cacche dei cani e incuria sono responsabilità nostra…

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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore,

ti chiedo di volermi offrire una tribuna per esternare pubblicamente alcune valutazioni sul masterplan del centro storico, elaborato dalla facoltà di Architettura della Sapienza su richiesta dell’amministrazione comunale.

Parliamo in particolare della conferenza dell’11 luglio in cui si presentava il masterplan nella sua redazione pressoché definitiva.

Credo che in quella sede siano sorti equivoci non da poco, alimentati da vari soggetti locali che o non hanno capito o non hanno voluto capire. A loro beneficio, qualche precisazione non guasta.

Qualcuno ha osservato che i membri dell’équipe accademica e, segnatamente quelli del comitato scientifico, si sono scagliati contro l’amministrazione locale committente. Ammesso che sia vero, mi sembrerebbe la cosa più normale di questo mondo che il consulente dica al committente cosa non va e come rimediare, ci mancherebbe che il paziente si offenda perché il medico gli diagnostica una bronchite e gli prescrive un antibiotico…

Ad esempio il sottoscritto, nel suo intervento in conferenza, ha criticato fortemente l’inciviltà di certi cittadini nei confronti del centro storico e delle opere d’arte della città e ha sottolineato la necessità che i cittadini si assumano le proprie responsabilità, dicendo testualmente: “una vocazione turistica esige una svolta culturale. Essa infatti impegna pubblico e  privato in una specifica reinterpretazione della governance urbana; e impegna il singolo cittadino in nuove competenze imprenditoriali, in nuovi comportamenti prosociali che si ispirano ad una cultura dell’accoglienza ed esigono una forte apertura mentale. Perché è il cittadino in prima persona che si deve fare partecipe e protagonista del cambiamento, non basta aspettare che siano le sole istituzioni a farlo, non è questo il senso di una democrazia partecipata, di una comunità che deve ispirare i suoi amministratori, non deve semplicemente seguirli o giudicarli senza compromettersi”.

Non mi sembra una critica sferzante diretta a sindaco e assessori, anche se qualcuno l’ha voluta leggere in questo modo per motivi di comodo; semmai era un invito a “svoltare” esteso a tutti noi viterbesi.

Ancora una questione. Sull’incarico alla Facoltà di Architettura della Sapienza (in cui ho insegnato, ma a cui non appartengo) e sulle proposte emerse dal masterplan, ho ascoltato e letto molte critiche. Preciso subito che non intendo fare il difensore d’ufficio di un progetto che può presentare anche lacune, che può essere integrato: nessuno è infallibile, l’errore è dietro l’angolo e se ne può discutere costruttivamente.

Io stesso, come membro del comitato scientifico, ho espresso agli estensori del masterplan qualche riserva su alcuni aspetti di carattere tecnico e programmatico. Le critiche del resto sono la benedizione della democrazia e la linfa della scienza; ma devono essere circostanziate, motivate, legittimate, altrimenti diventano colpi sparati nel mucchio con cieco qualunquismo.

Quel che lascia perplessi è che chiunque, in questa città, si sia sentito in diritto, in linea di principio, di eccepire sull’affidamento del masterplan a quella che è la più prestigiosa facoltà di Architettura italiana – dove hanno insegnato urbanisti di fama mondiale, da Paolo Portoghesi a Ludovico Quaroni – sottovalutandone l’apporto scientifico, criticandone le proposte, senza manifestare alcun entusiasmo e un minimo di fiducia verso un lavoro di esperti.

In qualche caso si è giunti a concedere qualche bonaria e paternalistica valutazione del lavoro dei giovani ricercatori ma a sbuffare per gli interventi dei loro maestri, esibendo all’un tempo una sorta di anarcoide ripulsa per le gerarchie dei saperi e una scarsa conoscenza dei meccanismi della scienza. 

Ma in ogni caso, oltre quarant’anni di esperienza nel mondo della ricerca e dell’insegnamento universitario, mi hanno convinto che, nonostante i tanti problemi degli atenei italiani, sia soprattutto nelle università e nei centri di ricerca collegati che si fa scienza e cultura; di certo molto più che in certi salotti della masturbazione intellettualistico-letteraria, o in qualche autoreferenziale atelier della comunicazione mediatica.

Possiamo certamente indignarci assieme per i tristi destini dei graffiti cinquecenteschi dei palazzi viterbesi, possiamo accusare il Comune di non pulire adeguatamente le fontane e di svuotare i cestini dei rifiuti, possiamo persino ripetere il ritornello tanto caro a certuni : “Prima le buche”.

Ma cari concittadini, le cacche dei nostri cani, le immondizie del sabato sera, l’incuria con cui trattiamo i nostri monumenti (da ultimo la Fontana di San Faustino usata come bagno personale) sono responsabilità nostra, a meno che non ci si voglia ispirare alla caricaturistica espressione “piove governo ladro”, che rappresenta il motto di un becero qualunquismo d’accatto.

E non solo: possiamo anche preoccuparci con estrema sensibilità degli angoli storici e artistici della nostra città, aiutando a comporre un accorato cahier des doléances, ma per favore non facciamoci riconoscere per il nostro solito, protervo provincialismo: durante la conferenza, ho sentito qualcuno sibilare, senza tanti giri di parole “ Ma che c… ne sanno questi di Viterbo…”, e non si trattava né di un illustre storico locale, né di un prestigioso urbanista…

Già che ci sono ti racconto anche un aneddoto personale. Durante la conferenza sono stato avvicinato da una signora viterbese che mi ha apostrofato dicendo: “Che ne sa dei viterbesi, lei che è di Roma!”. Vero, insegno alla Sapienza. Ma per uno che è nato a Viterbo, vive a Viterbo, scrive da decenni cose su Viterbo (precisamente dal 1969) e ha in passato ricoperto persino incarichi istituzionali nella città, è stata una bella botta. Per un attimo mi sono addossato le peggiori colpe… che so, forse avrei dovuto fare struscio per il Corso il sabato pomeriggio, oppure farmi vedere alla sagra della porchetta… boh, non so, ci penserò.

Al di là degli scherzi, temo che la scienza, le idee, le proposte e forse persino la cultura, specie quando “vengono da fuori”, in questa città non abbiano molte chances.

Ho l’impressione che molti, forse troppi viterbesi non riescano ancora a fare uscire la loro mentalità dalla corrusche mura della loro città…
So che ne converrai.

Francesco Mattioli


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