Istanbul – Mutilata e bruciata.
E’ morta così Hande Kader, 22enne icona del movimento Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transgender) turco.
Il suo corpo martoriato, abbandonato sul ciglio della strada, è stato trovato l’8 agosto scorso a Zekeriyaky, un quartiere elegante di Istanbul.
La notizia si è diffusa solo diversi giorni dopo, a causa delle difficili operazioni di riconoscimento del cadavere, irriconoscibile dopo le torture inflitte.
Kader era stata vista per l’ultima volta a fine luglio. Saliva sull’auto di un cliente (era risaputo che si prostituisse). A dare l’allarme era stato il suo compagno, che non l’aveva vista rientrare a casa.
Kader era diventata nota al grande pubblico dopo la parata del gay pride dell’anno scorso: le foto di lei in lacrime mentre sfida i poliziotti hanno fatto il giro del mondo.
Un altro macabro ritrovamento analogo risale a pochi giorni fa, quando è stato scoperto il corpo mutilato e decapitato di Muhammad Wistam Sankari, un profugo siriano omosessuale. Se ne erano perse le tracce da giorni.
In Turchia l’omosessualità non è considerata illegale, ma le aggressioni ai membri della comunità Lgbt sono ordinaria amministrazione. Quella a Kader è solo l’ultima di una lunga serie.
