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“Narratori di comunità per ridare dignità al territorio”

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Antonello Ricci della Banda del racconto

Antonello Ricci della Banda del racconto

Antonello Ricci

Antonello Ricci

Antonello Ricci

Antonello Ricci

Antonello Ricci

Antonello Ricci

Antonello Ricci

Antonello Ricci

Viterbo – Un semestre all’Unitus per diventare narratore di comunità, nuova figura professionale che ha trovato il suo termine di riferimento grazie ad un master attivato dall’Università degli Studi della Tuscia e presentato, nelle sue linee generali e in attesa del bando di prossima uscita, in conferenza stampa il mese scorso.

L’occasione per riparlarne e approfondire è sabato prossimo, 20 agosto, a Bolsena, Giardini della Tuscia, alle 19, nell’ambito della sesta edizione “Di Tuscia un po’”. Un’iniziativa realizzata dalla casa editrice Davide Ghaleb.

“Dalla Banda del Racconto al Narratore di Comunità. Riflessioni, storie e pensieri”, il titolo dell’incontro. Interviene Antonello Ricci, fondatore della Banda e docente del Master che partirà a gennaio del prossimo anno. Venti i posti a disposizione. Per una sinergia che vede impegnati sul campo l’Accademia e la Banda del Racconto di Antonello Ricci.

Alla presentazione del 27 luglio anche il direttore del Dibaf, Giuseppe Scarascia Mugnozza, il professor Stefano De Angeli e il consigliere regionale Riccardo Valentini.

Il narratore di comunità è un operatore culturale capace di promuovere il territorio valorizzandone la cultura, la storia e le tradizioni che lo caratterizzano…
“Ed è anche uno splendido passo in avanti per la dignità del territorio. Un’occasione inedita per una nuova strategia della narrazione identitaria”.

Inedita perché?
“Per la prima volta, il narratore di comunità sintetizza orgoglio identitario locale e soluzioni di marketing turistico-territoriale originali. In altre parole: crescita culturale e lavoro, le due centralità del master che faremo grazie all’Università degli Studi della Tuscia, ai docenti del Dibaf che ci hanno creduto e all’impegno nel suo ruolo di consigliere regionale di Riccardo Valentini che ha promosso questa nuova figura professionale in tutte le sedi istituzionali come valore aggiunto per il territorio, il turismo e il suo sviluppo economico in generale. Si tratta di cambiare ‘sguardo’: nuove forme del lavoro culturale, non pure e semplici riverniciature di temi e contenuti consueti. Il narratore è inoltre metodica pratica, sapere artigianale”.

Anche il saper narrare paesaggi alle persone che li abitano come ai turisti è una forma artigianale del sapere, quindi se ne possono trasmettere le conoscenze
“I ragazzi di Don Milani sostenevano che l’arte dello scrivere è una cosa seria ma al tempo stesso è fatta d’una tecnica. Sostituita scrittura con narrazione, i conti tornano: gli allievi del master saranno, a tutti gli effetti, apprendisti di tecniche della narrazione pubblica”.

Quindi una serie di metodiche di un concreto saper fare
“Imparare a snidare storie ‘ascoltando’ la polifonia narrativa di un paesaggio, imparare a contrattarne con i depositari in carne e ossa una possibile forma di restituzione, imparare le malizie del trasformare storie. Imparare, infine, a restituire pubblicamente tali storie, ai turisti come agli abitanti dei posti che si narrano. Narrazione che può rappresentare per essi stessi una scoperta. Vale o no la pena tentare?”.

Daniele Camilli


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