Viterbo – “Terremoti, in Italia non esistono aree a rischio zero”. Da quattro mesi presidente dell’Ingv, Carlo Doglioni, 59 anni, ricopre l’incarico più prestigioso che un geologo possa raggiungere. Docente di geodinamica all’università La Sapienza di Roma e membro dell’Accademia nazionale dei Lincei, analizza il terremoto che ha devastato il centro Italia. “E’ stato un evento che non ha dato precursori rilevabili dalle attuali tecniche di monitoraggio”, afferma.
Cos’è successo, sotto terra, alle 3,36 del 24 agosto?
“Una parte della crosta appenninica, lunga quasi trenta chilometri e con un volume di circa mille chilometri cubi, è sprofondata di mezzo metro. In alcuni punti quasi di un metro. Immaginiamo di far cadere un armadio di cento chili e sentire le vibrazioni del pavimento. Sostituiamo l’armadio con il volume di crosta terrestre, del peso di circa 2mila cinquecento miliardi di tonnellate, che collassa improvvisamente e proviamo a immaginare l’oscillazione elastica del pavimento. L’energia gravitazionale della caduta si trasforma in terrificanti onde che si propagano in tutte le direzioni. Questo è un terremoto di tipo estensionale. Diverso da quello degli ambienti dove la crosta si contrae, come il terremoto dell’Emilia. In quel caso l’energia accumulata nel corso dei secoli è stata di tipo elastico e non gravitazionale”.
Un terremoto di magnitudo 6,0.
“E’ una magnitudo molto alta per il patrimonio edilizio italiano. I danni iniziano a esserci a una magnitudo di 5, 5.5 e un grado di differenza vuol dire aumentare l’energia di trentadue volte”.
L’Italia è un paese sismico?
“Decisamente sì. Siamo il paese con la maggior pericolosità sismica in Europa. Dopo di noi Grecia e parte della Spagna. Con pericolosità sismica si intende l’effetto naturale dei terremoti. Per rischio invece la pericolosità naturale, sommata all’esposizione e vulnerabilità degli edifici. Quindi la possibilità di crolli, che sono la causa degli sciagurati decessi”.
Marche, Umbria e Abruzzo sono in area rossa? E la Tuscia?
“La zona di quest’ultimo terremoto è classificata come massima pericolosità: 1. La Tuscia è in zona 2 o 3, a seconda delle aree. E’ però una classificazione di tipo probabilistico che si basa su un catalogo storico dei terremoti, inevitabilmente incompleto perché i tempi geologici non sono quelli dell’uomo. In Italia aree a rischio zero non esistono. Si pensi al terremoto di Tuscania del 1971. Ha avuto una magnitudo relativamente bassa ma edifici con coefficienti di sicurezza bassi sono crollati, nonostante l’evento di magnitudo inferiore a 5”.
Il problema è la mancanza di abitazioni antisismiche?
“Esistono tecniche per salvare la vita delle persone e non far crollare edifici. Ma in Italia non c’è la sufficiente memoria storica per ricostruire con tecnologie antisismiche. Ovviamente si tratta di tecnologie che richiedono investimenti. Ma è anche una questione culturale: dobbiamo investire in conoscenza, che poi si traduce in prevenzione”.
A proposito d’investimenti. L’Italia, primo paese sismico d’Europa, ha mai investito nella preparazione dei geologi?
“Poco. Ma il problema principale è che gli italiani non sanno di vivere in un territorio a elevato rischio sismico. Solo il sei per cento della popolazione ne è consapevole. E’ necessario creare un nuovo rapporto tra natura e uomo. La Terra fa il suo lavoro e noi dobbiamo imparare a conoscerla, a convivere con le sue dinamiche e con il suo respiro. Serve una nuova coscienza naturale collettiva. Si pensi che per metà del suo territorio l’Italia non ha una carta geologica aggiornata”.
Perché è impossibile prevedere i terremoti?
“Per previsione si intende essere in grado di dire dove, quando e quanto grande sarà un terremoto. Attualmente sappiamo con abbastanza precisione dove e quanto grande sarà un evento sismico. Ma non siamo ancora in grado di prevedere quando avverrà. Dobbiamo imparare a leggere i precursori, che non sappiamo ancora decifrare. Dobbiamo saper ascoltare la Terra. Ma sono fiducioso che prima o poi ci riusciremo”.
E’ vero che i terremoti vanno a coppia? Se sì, ad Accumoli e Amatrice e ad Arquata del Tronto dobbiamo aspettarci la seconda scossa?
“I terremoti non vanno sempre a coppia. Può accadere che una scossa ne inneschi un’altra nelle vicinanze, ma non è detto. E’ come dare uno scossone a un tavolo sul quale c’è un bicchiere in bilico. Presumibilmente il bicchiere cade, ma dipende se si trova sull’orlo del tavolo o meno e dalle condizioni statiche dell’insieme”.
Nei paesi devastati dal terremoto ora è necessaria la ricostruzione.
“Il percorso economico dell’edilizia passa per le tasche degli italiani: lo stato siamo noi. E’ opportuno iniziare a investire seriamente in prevenzione. Un percorso che durerà parecchi decenni, per poter adeguare l’enorme patrimonio edilizio nazionale. L’aspetto educativo è prioritario, perché la disinformazione è ancora troppo alta. E’ necessario imparare a conoscere il funzionamento di terra e atmosfera. Iniziamo ad avere un rapporto più sano con la natura. Cominciamo dalle scuole, a trasmettere maggiormente le conoscenze scientifiche. Ciò garantirebbe a tutti una vita migliore”.
Raffaele Strocchia



