Viterbo – (g.f.) – Venti ingegneri viterbesi ad Amatrice e nelle zone colpite dal terremoto che ha devastato interi centri.
I professionisti della Tuscia partono oggi e sono specializzati, aiuteranno vigili del fuoco e tecnici nella messa in sicurezza degli edifici. Hanno seguito un corso specifico, voluto dall’ordine ingegneri di Viterbo. E oggi possono dare il loro contributo.
“Abbiamo abilitato 38 ingegneri – spiega il presidente dell’ordine Paolo Bacchiarri – a operare in situazioni d’emergenza come questa. Sono in grado di valutare il danno a una struttura e determinare se è agibile o meno.
Sono a supporto dei vigili del fuoco”.
Hanno seguito il corso organizzato dalla protezione civile e si muovono con schede specifiche di valutazione. I 38 oggi fanno parte della sezione operativa Ipe.
“Come ordine siamo avanti – continua Bacchiarri – adesso arriveranno anche le altre regioni, ma in questo momento siamo tra i pochi in grado di supportare il lavoro di valutazione in caso d’eventi sismici”.
Il corso si è concluso nei mesi scorsi e gli ingegneri hanno testato sul posto la preparazione. “Sono andati a San Lorenzo Nuovo e Acquapendente. In otto hanno aiutato i pompieri nella verifica sulle agibilità. Adesso abbiamo organizzato un coordinamento per andare a Rieti”.
Una ventina circa di professionisti sul posto.
“Non ci siamo mossi il giorno stesso, ieri – sottolinea Bacchiarri – perché nelle prime ore l’emergenza è salvare vite umane dalle macerie. Da oggi possiamo dare un contributo con sopralluoghi e stabilire quali siano le situazioni pericolose”.
Una ventina, poi, si alterneranno con gli altri giorno per giorno.
“Queste figure che abbiamo formato sono importanti, perché prima si andava un po’ a caso nella scelta. Oggi, invece, con il corso che i giovani professionisti hanno sostenuto, frutto di un protocollo tra protezione civile, dipartimento nazionale e prefetture, è molto più semplice.
La durata è stata di 76 ore e si è potuto svolgere anche grazie alla Banca di Viterbo che ci ha messo a disposizione la sala convegni, non avendone noi, una abbastanza capiente”.


