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A Tre Croci il calcio diventa multietnico

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La partita di calcio a Tre Croci

La partita di calcio a Tre Croci

La partita di calcio a Tre Croci

La partita di calcio a Tre Croci

La partita di calcio a Tre Croci

La partita di calcio a Tre Croci

La partita di calcio a Tre Croci

La partita di calcio a Tre Croci

La partita di calcio a Tre Croci

La partita di calcio a Tre Croci

Vetralla – Se glielo avessero detto da bambini, non ci avrebbero creduto.

E invece è successo, ed è successo a Tre Croci, piccolissima frazione del comune di Vetralla ai piedi del bosco del Montefogliano dove la scuola ha chiuso, la disoccupazione è cresciuta e i treni passano ogni mezzora ma fermano ogni morte di papa (fotogalleryslide).

Una trentina di ragazzi provenienti dal centr’Africa, richiedenti asilo e ospitati da due strutture private del vetrallese gestite dalla cooperativa Homodiogene, hanno vinto la storica tombola paesana.

Alle 9 e mezzo di ieri sera, quando i tre quarti dei trecrociari andavano per uno. Con una cartella compilata dalla delegata alla cultura del comune di Vetralla, Diana Ghaleb, e dal suo compagno, il musicista viterbese Alessandro Lamoratta.

Il tutto nella cuore della festa paesana, in piazza Europa, organizzata ogni anno dalla società sportiva del posto per finanziare il campionato di calcio di seconda categoria.

Quando si dice “I segni del destino”. Un destino che cambia e che ieri – in un contesto planetario sull’orlo del precipizio – ha visto fondersi e integrarsi, anche solo per una sera, una comunità di 900 anime d’origine contadina con un gruppo di giovanotti somali, eritrei, del Ciad e del Burkina arrivati a maggio a Lampedusa e Pozzallo, in Sicilia e coi barconi. Dopo aver attraversato mezz’Africa a piedi e un pezzo di Mediterraneo in bagnarola.

Per mare, e la disperazione a tracolla. Settecentocinquant’euro che questa volta non sono andati al caio del Poggio o alla tizia delle Doganelle ma a chi chiede protezione internazionale per poter scappare da fame, guerra e miseria. Non tanto la cifra, ma il simbolo che rappresenta. A 10 chilometri da Viterbo e a 80 da Roma.

Un mondo che cambia e che arriva pure a Tre Croci dove già per andarci devi sapere che esiste e sicuramente non si insegna nelle scuole Nigeriane.

Il “Biafra” in casa, quello che nel ’67 – chi ieri sera era lì in piazza – aveva conosciuto solo dalla televisione. Un punto di riferimento e al tempo stesso un esempio. La tombola, il primo, per capire e trarre lezione.

“La storia siamo noi, padri e figli. Siamo noi, Bella Ciao che cantiamo. La storia non ha nascodigli. Siamo noi, questo campo di grano”.

L’esempio, il secondo, il precedente che ha anticipato la tombola. Una partita di calcio organizzata e voluta dalla nuova amministrazione comunale di Vetralla e dalla società sportiva Tre Croci.

“Conosciamo i due centri di accoglienza all’ex Mattatoio e Pian di San Martino – ha detto Carlo Postiglioni, presidente del Tre Croci e assessore comunale al patrimonio – strutture private, parte fondamentale di un territorio che ha la necessità di ritornare a dialogare con il mondo e tutto ciò che accade. Con due obiettivi: integrazione e solidarietà, per dare e avere sicurezza. Per sentirsi parte di una sola comunità. Abbiamo così preso contatto con la cooperativa che gestisce i centri e proposto una partita di calcio, l’ultimo giorno delle Olimpiadi, scelta che non è stata casuale.

Non due rappresentanze, una del posto e una dei richiedenti asilo, ma due formazioni dove i ragazzi del Tre Croci hanno giocato in squadra, fianco a fianco, con giovani provenienti da paesi distrutti da guerra e povertà. Integrazione e solidarietà – ha sottolineato Postiglioni – consapevoli che i problemi non si risolvono con una partita. Ma ne se prende coscienza, per non dare risposte di pancia ma di testa”.

Sugli spalti e in piazza un intero paese. Con loro, oltre all’assessore al patrimonio, anche il sindaco Franco Coppari, il vice, assessore ai lavori pubblici Flaminia Tosini, gli assessori alle politiche sociali e al bilancio, Annamaria Palombi e Sandro Costantini, Diana Ghaleb e i consiglieri Stefano Grego e Pietro Carloni.

“Un vero e proprio investimento – ha dichiarato poi la Ghaleb – perché lo sport è il miglior modo per combattere il pregiudizio. L’anticamera che apre le porte al futuro. Il giusto binario lungo il quale procedere, senza avere paura. Partendo dalla certezza del diritto. Innanzitutto, i diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino, che non hanno colore né provenienza geografica ricordando a tutti i doveri dell’accoglienza tramite il governo del territorio”.

Tuttavia l’amministrazione comunale, non l’attuale, ma la precedente – in carica fino al mese di giugno di quest’anno, non ha partecipato al bando per l’accoglienza dei profughi.

A spiegarne le ragioni su Facebook l’ex candidato a sindaco e consigliere comunale d’opposizione, Dario Bacocco.

“L’amministrazione Aquilani  – afferma – non ha volutamente partecipato al bando per l’accoglienza, intanto perché non aveva strutture idonee e poi perché non era assolutamente d’accordo sul sistema di gestione attuale dell’emergenza migranti, né con bandi rivolti al pubblico né con quelli riservati ai privati!”.

Un’iniziativa, quella invece della partita di calcio, che non ha comportato costi per l’amministrazione, figlia solo di una rete di relazioni ben spesa e di “una gara di solidarietà – ha dichiarato l’assessore Palombi – che ha visto partecipare tutto il paese di Tre Croci. La società sportiva ha organizzato la partita assieme al comune e ha ospitato a cena i ragazzi. Gli abitanti hanno invece acquistato gli scarpini da calcio per chi non li aveva. Un’iniziativa di conoscenza e l’inizio di un percorso. Prevediamo infatti di organizzare una serie di incontri tra i richiedenti asilo e i ragazzi delle scuole di Vetralla”.

La partita è finita 5 a 3 per chi indossava le casacche verdi. Il risultato che ha contato di meno, in un paese che per un giorno è stato Capitale della cultura. Quella vera, quella della solidarietà e dell’integrazione.

Daniele Camilli


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