Viterbo – Claudio Rossi e Lisa, entrambi di Viterbo, 49 anni il primo, 6 e mezzo la seconda.
Claudio è operatore cinofilo del Soccorso alpino e speleologico del Lazio, fino a poco tempo fa responsabile regionale. Lisa è invece il suo cane.
Tutti e due volontari, come tutti quelli del Soccorso alpino. Claudio e Lisa sono stati tra i primi ad entrare ad Amatrice subito dopo le scosse di terremoto che il 24 agosto hanno raso al suolo interi paesi.
“Sono stato allertato in piena notte dalla stazione di Viterbo del Soccorso alpino – racconta Rossi – e sono partito subito assieme a un mio collega. Immediatamente dopo si è mossa anche l’unità cinofila da macerie, sempre di Viterbo, una delle poche in Italia”.
Claudio è entrato nel Soccorso alpino 8 anni fa. Lisa è arrivata l’anno dopo.
“Vado in montagna da sempre. E se posso dare una mano a qualcuno non vedo perché non farlo. Sono diventato operatore cinofilo per aiutare gli altri. Quando siamo arrivati ad Amatrice abbiamo trovato solo polvere, macerie, disperazione e tante persone di buona volontà. Si sono messi a scavare tutti, forze dell’ordine, vigili del fuoco, soccorsi, abitanti e gente venuta dai paesi vicini. Ho visto persone eccezionali che si sono buttate ovunque.
‘Corri che c’è da andare qui. Corri che c’è da andare di là’. I cani – prosegue – hanno scavato fianco a fianco con uomini e donne fino allo sfinimento. Io sono andato avanti con una prugna, Lisa con un po’ d’acqua e 4 bruschettine. Come tutti. Non siamo riusciti a “mandare giù” nient’altro. Dove ci chiamavano andavamo. Un livello di collaborazione e di solidarietà straordinari. Ho visto la proprietaria di un supermercato rimasto in piedi ma pericolante prendere tutti prodotti, tirarli fuori e metterli immediatamente a disposizione degli abitanti e dei soccorritori. Noi abbiamo ad esempio preso tanta acqua”.
Claudio fa l’insegnante di educazione fisica e l’istruttore in palestra. È anche allenatore nazionale di atletica leggera. Capello all’Einstein e occhialetto allo Groucho Marx, soltanto un po’ più spessi. Ed è già stato operativo, 4 anni fa durante il terremoto in Emilia.
“Nonostante il trauma e la disperazione del terremoto – prosegue il suo racconto – chi non era ferito ha collaborato con noi, svolgendo un ruolo fondamentale perché così abbiamo potuto contare su persone che conoscevano bene il paese e che ci davano indicazioni su chi poteva trovarsi sotto le macerie. Ci dicevano: ‘Qui c’è sicuramente una ragazza, qui una famiglia, qui dormivano dei bambini. Qui non c’è nessuno perché questa casa è vuota da sempre” e così via. Indicazioni preziose, fondamentali’. Vittime e al tempo stesso guide preziose per salvare vite umane. Accanto a loro i cani delle unità cinofile, semplicemente fondamentali. Chi si è salvato, è anche grazie a loro”.
Ma come si svolge il lavoro di un’unità cinofila?
“Si arriva sul posto con il cane – spiega Claudio -. Si fa scendere dalla macchina e si tiene ferma, perché capisce subito di cosa si tratta e senti proprio che ti vuole tirare via. Dopodiché viene messa una pettorina con un campanellino per poterla rintracciare e gli si dice una parola sola: ‘Cerca’. Una parola – e non è uno scherzo – che non va mai usata in casa, soprattutto durante le prime fasi di addestramento. Altrimenti il cane parte a razzo. E’ l’ordine che si dà. A quel punto il cane si muove immediatamente e noi gli andiamo dietro. Quando trova qualcosa, abbaia e resta ferma sul posto. Appena arrivano i soccorsi, ci spostiamo subito da un’altra parte alla ricerca di altre persone”.
Cani decisivi, compagni fidatissimi che “abbiamo con noi fin da cuccioli e che addestriamo educandoli soprattutto al ‘gioco’. Per noi è ‘ricerca’, per loro è un ‘gioco’. E vanno stimolati in questa direzione tutti i giorni. Un lavoro quotidiano con dei figuranti, persone in carne ed ossa che si nascondono per farsi trovare e quando il cane li ha trovati lo premiano con un biscottino”.
Nel Soccorso alpino si entra invece attraverso una “prova d’ingresso per dimostrare di avere esperienza con la montagna. Ad esempio, prove di arrampicata, manovre di corda da fare. Poi all’interno del Soccorso alpino ci sono diversi ruoli. C’è il soccorritore di base che fa ricerca, l’operatore che va in parete, il cinofilo, l’elicotterista, il tecnico che sta sull’elicottero. C’è una prova d’ingresso perché non possiamo mettere in campo gente che non ha esperienza”.
Gli abitanti sopravvissuti torneranno a vivere nei paesi colpiti dal terremoto?
“Sarà molto difficile – spiega infine Claudio – Stiamo parlando di paesi completamente e letteralmente distrutti. Non c’è più niente, ci sono solo macerie. Piccole realtà che, come molte altre in Italia, non hanno avuto un vero e proprio ricambio generazionale. Paesi dove la popolazione anziana rappresenta spesso la maggioranza della popolazione presente. Luoghi dove i centri storici sono in parte disabitati e dove si torna da turisti durante il periodo estivo”.
Daniele Camilli




