Viterbo – Strappavano i cuccioli alle madri, li affogavano per poi buttarli tra i rifiuti.
A processo per maltrattamento di animali sono finiti i gestori di un canile di Viterbo. Alla sbarra, dopo il blitz nel 2012 del corpo forestale dello stato.
Gli agenti, intervenuti dopo una segnalazione, avrebbero scoperto un disumano rituale: appena nati i cuccioli venivano strappati alle madri e brutalmente soppressi per affogamento, poi chiusi in sacchi e gettati nei cassonetti dell’immondizia. Ne sono stati uccisi a decine.
Ma non finisce qui. Gli agenti avrebbero anche riscontrato che parte dei circa trecento cani ospiti della struttura non erano stati sterilizzati, come invece prevedono le normative.
A condurre l’operazione gli uomini del nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale (Nipaf) di Viterbo e del nucleo investigativo per i reati in danno agli animali (Nirda) di Roma.
Il canile è stato sequestrato e i gestori sono prima stati iscritti nel registro degli indagati, per poi finire a processo. Il 18 gennaio l’udienza davanti al giudice Giacomo Autizi.



