- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

“Dopo due giorni gli dissi che lo amavo…”

Condividi la notizia:

Maurizio Rumori e Massimiliano Di Giampietro

Maurizio Rumori e Massimiliano Di Giampietro

Maurizio Rumori

Maurizio Rumori

Massimiliano Di Giampietro

Massimiliano Di Giampietro

Maurizio Rumori e Massimiliano Di Giampietro

Maurizio Rumori e Massimiliano Di Giampietro

Maurizio Rumori e Massimiliano Di Giampietro

Maurizio Rumori e Massimiliano Di Giampietro

Maurizio Rumori e Massimiliano Di Giampietro

Maurizio Rumori e Massimiliano Di Giampietro

Viterbo – Gli occhi raggianti. Il sorriso accattivante e dolce. Un fare brillante, intelligente e tranquillo. A Viterbo i primi a unirsi con un matrimonio gay saranno loro: Maurizio Rumori e Massimiliano Di Giampietro.

La prima unione civile gay del capoluogo della Tuscia sarà celebrata il prossimo 20 ottobre, dal sindaco Leonardo Michelini.

Maurizio, 56 anni, un lavoro all’Ansa, e Massimiliano, 48, restauratore, si conoscono nel giugno del 1992. Maurizio era presidente del circolo Arcigay della Capitale, e Massimiliano un giovane simpatizzate che per la prima volta metteva piede nell’associazione.

Galeotto fu l’ascensore del circolo, al terzo piano di un vecchio palazzo a piazzale Flaminio. Per Massimiliano fu un vero colpo di fulmine. Maurizio, invece, venne conquistato dalla sfacciataggine del compagno. “Dopo solo due giorni – racconta Massimiliano – già gli dissi che lo amavo”.

Da quel giorno, era il 20 giugno 1992, non si sono più lasciati: la prima casa a Roma insieme, le battaglie per il riconoscimento dei diritti omosessuali, il trasferimento a Viterbo nel 2001 e ora il sì.

Che unione civile, che matrimonio state preparando?
Massimiliano:
“Un matrimonio molto semplice ed estremamente sobrio. Non abbiamo organizzato neppure la festa prima delle nozze”.
Maurizio: “Nulla di eccessivo, anche gli abiti saranno classici: indosseremo due giacche uguali e papillon al collo. Prima del matrimonio potremmo al massimo fare un brindisi il 3 ottobre, quando faremo la promessa sempre in comune”.

Chi saranno i testimoni? Il viaggio di nozze l’avete organizzato?
Maurizio:
“Per me, farà da testimone mia cognata. Per Massimiliano, invece, un amico restauratore”.
Massimiliano: “Per il viaggio di nozze abbiamo prenotato un tour culturale per l’Italia: da Firenze a Milano”.

Quando avete deciso di unirvi in matrimonio e chi ha fatto la proposta?
Massimiliano:
“Nessuno, è stata una scelta di coppia appena approvata la legge”.
Maurizio: “In realtà è una cosa a cui pensiamo dal 2014, da quando ci siamo iscritti nel registro delle unioni civili. Anche il qual caso, era il 3 ottobre di due anni fa, a Viterbo siamo stati i pionieri. A dire la verità quell’atto non ci portava da nessuna parte, ma abbiamo deciso di farlo per dire grazie al sindaco Michelini e alla sua giunta che, addirittura prima di Roma, aveva fatto un atto di coraggio per le coppie omosessuali. Ma, allo stesso tempo, ci siamo iscritti per far capire alle istituzioni che c’era la richiesta di un matrimonio. Un gesto simbolico con cui abbiamo detto: ‘Ci vogliamo sposare’. Ops, unire civilmente”.

Vi dispiace non poter chiamare matrimonio la vostra unione?
Massimiliano: “Noi la parola matrimonio la usiamo tranquillamente, ma non riconoscere il nostro sì come tale è il punto debole della legge Cirinnà”.
Maurizio: “Il termine matrimonio dovrebbe appartenere a chiunque, perché non esiste una legge universale che stabilisca cosa voglia dire. Ognuno lo definisce a modo suo. L’Italia, o parte di essa, deve capire che i paesi che da anni riconoscono i matrimoni omosessuali non sono andati a catafascio né le cosiddette famiglie tradizionali si sono distrutte. Per me e Massimiliano è un matrimonio, e sono sicuro che presto lo sarà anche per lo stato. Come altrettanto presto verranno permesse le adozioni omosessuali”.

A proposito di adozioni, vorreste avere un figlio?
Massimiliano:
“Non è la nostra priorità ma se uno dei due, come successo ad amici e amiche, avesse avuto dei figli da relazioni precedenti, avremmo voluto integrarli nella nostra coppia. La stepchild adoption serviva soprattutto a queste famiglie ed è per questo che stralciarla è stata una stupidaggine. Inserirla nel pacchetto delle unioni civili, comunque, continuava a dare sempre e solo al giudice la facoltà di applicare o meno la sentenza caso per caso”.

Nel 2011 avreste mai creduto che dopo cinque anni sareste mai riusciti a sposarvi in Italia?
Maurizio:
“No, la situazione sembrava ancora molto complicata. Le unioni civili sono state sempre merce di scambio di tutti i governi. Non sono un renziano, ma su questo punto il suo governo è stato coerente. E Monica Cirinnà è stata una senatrice e una donna capace e caparbia, che alla fine si è portata dietro una grande vittoria”.

Nel 2003 il Belgio è il primo paese in Europa a riconoscere i matrimoni gay, l’Italia con le unioni civili arriva quasi una generazione dopo. Perché?
Maurizio:
“C’era una chiesa troppo invadente e alla fine l’Italia era rimasto l’unico stato europeo a non avere nemmeno le unioni civili omosessuali. Ma nel 2016 non puoi rimanere indietro su una libertà civile così importante. E in questi anni l’Unione europea ha pressato tanto i nostri politici, e anche la Corte Costituzionale da tempo diceva che ci voleva una legge. Per il governo Renzi approvare la Cirinnà era quasi diventato un obbligo, ed è stata una bella battaglia. La politica, seppur in ritardo, ha fatto il suo compito, ma ora spetta alle coppie omosessuali dare un peso sociale e politico, dare corpo e visibilità alla legge. Come? Facendo più matrimoni possibili”.

Ricordate quando e come avete dichiarato la vostra omosessualità?
Maurizio: “Sì, fu un vero e proprio evento familiare. Avevo una mamma caparbia, insistente e che voleva sapere. Ma era anche una donna estremamente intelligente e non ebbe nessun timore, nessuna ritrosia o vergogna davanti ad amici o conoscenti. Superò tutto tranquillamente. Anche con papà, che era un po’ più ostico. Per tanto tempo ho pensato che fare outing fosse qualcosa di terribile e che non ce l’avrei mai fatta. Poi ho capito che non dovevo farmi accettare da nessuno. Che sono quello che sono, punto e basta. Non mi sono mai nascosto, neanche sul posto di lavoro”.
Massimiliano: “Essere quello che sono è la battaglia più importante della mia vita. Se le persone mi amano così, bene. Se mi odiano, è un problema loro. Per quanto riguarda l’outing con la mia famiglia, mi è successo l’esatto contrario di Maurizio. Mamma aveva un po’ i paraocchi e non ha mai voluto capire né andare a fondo. Al contrario papà è stato molto più aperto e pronto. Oggi abbiamo un rapporto pacifico e anche i parenti sanno tutto”.

Anche se siamo nel 2016, per molti non è ancora facile dichiararsi.
Maurizio: “La realtà non è mai semplice. L’omosessualità, in particolare, fa fare un percorso alla singola persona ma, per forza di cose, lo fa fare anche ai tuoi genitori, ai tuoi amici, parenti e colleghi di lavoro”.
Massimiliano: “In questo senso una spinta l’abbiamo voluta dare organizzando i Gay pride non solo nelle grandi città, ma anche nei piccoli centri: in città dove la realtà omosessuale è piccola. Decentrare il più possibile i pride, infatti, permette di entrare in zone dove l’omosessualità è ancora difficile da accettare”.

Politici come Nichi Vendola o Vladimir Luxuria hanno avuto un impatto sociale.
Maurizio:
“L’entrata in parlamento di Luxuria è stato un elemento di rottura senza precedenti. Ma l’outing più importante per l’Italia è stato quello di Tiziano Ferro: un cantante di successo, importante e amato dalle ragazzine. Dichiarare la propria omosessualità in questo paese, dove nessun cantante l’aveva mai fatto prima, è stato fondamentale. Ferro, infatti, ha fatto capire che dire al mondo di essere gay non fa vendere meno album o guadagnare meno. Anzi, il contrario. Vendi di più, perché sei sincero con il pubblico, non menti, ammetti ciò che sei. Ferro ha detto: ‘Sono così e non ho paura a esserlo’.
Un altro, fondamentale, passo in avanti la società italiana lo farà quando anche un calciatore ammetterà di essere gay. Per ora è ancora un grande tabù”.
Massimiliano: “L’omosessualità è trasversale e per questo è in tutte le realtà che viviamo quotidianamente. Chi dice: ‘Sono gay, ma non lo manifesto pubblicamente perché è il mio privato’, dice una gran cazzata perché così nega un pezzo della propria vita”.

Raffaele Strocchia


Condividi la notizia: