Viterbo – L’imprenditore Matteo Leporatti torna in aula. Non per rispondere di associazione a delinquere (processo in cui è imputato insieme al fratello), ma con l’accusa di guida sotto l’effetto di stupefacenti.
Leporatti viene trovato positivo ai test dopo un terribile schianto sulla Cimina (fotocronaca – slide – video). E’ il 9 novembre 2014 e nell’incidente, contro un pullman, rimane gravemente ferita la figlia dell’imprenditore.
Nessuna lesione per i passeggeri dell’autobus. Ferite alla schiena invece anche per Leporatti, che ieri ha rilasciato spontanee dichiarazioni davanti al giudice Silvia Mattei.
“Quella mattina – si difende l’imprenditore in aula – non ho fatto uso di stupefacenti, ma qualche sera prima durante una cena tra amici. Dopo l’incidente sono stato io a tenere vigile mia figlia, altrimenti sarebbe morta. E sono stato sempre io a chiamare l’ambulanza e l’elisoccorso per il trasporto al Gemelli”.
In aula anche la moglie di Leporatti, che ha ricostruito la dinamica dell’incidente: “Matteo ha soccorso nostra figlia in modo pazzesco, con molta calma – spiega la donna -. E’ stato lui a chiamare l’eliambulanza per trasportarla al Gemelli, dove è rimasta in coma per quindici giorni”.
La difesa dell’imprenditore ha chiesto il rito abbreviato. A gennaio la decisione del giudice.



