Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Stiamo vivendo in questi giorni, la preoccupazione, come genitori, della destinazione di unità immobiliari inserite in un corpo unico, tra edifici scolastici con bambini di varie età – c’è l’ asilo nido aziendale Unitus, l’infanzia Centro Storico, la primaria E. De Amicis, la secondaria di primo grado B. Tecchi, tutte in un tratto di via Emilio Bianchi.
Quest’immobile, verrà presumibilmente impiegato come centro di accoglienza per emigrati.
Le voci corrono senza avere avuto, se non attraverso i mezzi di stampa, nessun tipo di chiarimento o d’informazione corretta e puntuale, dalle istituzioni cittadine preposte.
Le scuole di cui sto scrivendo sono, nella città di Viterbo, gli istituti con la più alta integrazione, in quanto noi genitori crediamo in questo valore e lo viviamo giornalmente senza paure e preconcetti.
Noi li vediamo come compagni di classe, amici dei nostri figli, nostri amici, portatori di nuove esperienze. Noi lo viviamo tutti i giorni senza interesse politico, pregiudizio o classismo.
Abbiamo scelto di venire in questa scuola, per la qualità di tutto il corpo docente e per la multi etnicità, valore aggiunto.
Arrivando al problema, via Emilio Bianchi è una via stretta caratterizzata da edifici scolastici a destra e sinistra dove la mattina per permettere l’ingresso e l’uscita dei ragazzi, viene transennata e la circolazione su mezzi deviata.
Abbiamo attivato per un anno un servizio di pedibus per agevolare la viabilità e la coesione ulteriore tra i ragazzi di tutte le età e provenienze. Non abbiamo bisogno di chiacchere sull’essere genitori responsabili e poco inclini all’integrazione.
Abbiamo bisogno di fatti concreti, non di raccolta firme, di obiettività e trasparenza. Noi tutti, siamo per l’integrazione di tutte le persone di culture diverse.
E’ sbagliata l’ubicazione, il contesto, lo spazio, il numero di persone concentrate in un unico luogo, non permettono l’integrazione ma il “ghetto”.
Nei consigli d’istituto, tutte le dirigenti che si sono succedute, nella costituzione delle classi, ci hanno sempre affermato con fermezza, una buona integrazione, doveva avere una concentrazione limitata di ragazzi di altre nazionalità e diversificata nelle sezioni.
Questo permetteva d’ integrarli e di non ghettizzarli. Le classi avrebbero respirato aria diversa.
Infatti non si sbagliavano. In tutte le sezioni indistintamente abbiamo il giusto numero. Ecco nelle scuole insegnano questo, nel governo della città questo probabilmente non esiste. Tutte queste persone, bambini, donne, uomini, messe in un’unica struttura per controllarli.
Il problema è capire il contesto… perché è di questo che si parla. Abbiate la sensibilità di fare un sopraluogo, venite la mattina all’entrata e all’uscita da scuola e capirete di cosa sto scrivendo, la sensibilità di chi governa è anche di dare risposte non solo unidirezionali, ma ascoltare anche chi vive attivamente in quei luoghi.
Adone Calabrò
Presidente del Consiglio d’Istituto Comprensivo Carmine
