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“Quegli anziani andavano tutelati”

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Il pm Franco Pacifici

Il pm Franco Pacifici

Viterbo –  “Quegli anziani andavano tutelati, perché è un dovere sociale aiutare i più deboli”. Il pm Franco Pacifici, titolare dell’inchiesta sulla “Fiordaliso sas”, parla in corte d’assise.

Tra il 2009 e il 2010, nella casa di riposo di Gradoli sono morti otto anziani. Decessi sospetti che diventano il punto di partenza di un’indagine che nel 2010 porta all’arresto di Franco Brillo, ex gestore della struttura. E’ l’inizio di un’inchiesta che si allarga ad altre quattro persone, oggi imputati: i figli di Brillo, Maurizio e Federico, il medico di base Ugo Gioiosi e la neuropsichiatra Lucia Chiocchi.
I cinque sono finiti alla sbarra con l’accusa di abbandono di incapace, aggravato dalla morte di tredici pazienti ultraottantenni.

Ieri l’udienza in corte d’assise, davanti al giudice Silvia Mattei (al latere Rita Cialoni). “Si tratta di un processo semplice dal punto di vista procedurale – spiega in aula il pm Pacifici -, ma complesso da quello sociale. In quella casa di riposo c’è stato il totale abbandono di persone deboli e incapaci di autogestirsi. E’ un reato penale ma anche morale e sociale.
Non è vero – continua Pacifici – ciò che è scritto nel certificato redatto dalla dottoressa Ciocchi. Quegli anziani non erano in grado di badare a se stessi. Quel documento serviva anche a legittimare l’abbandono degli ospiti nella struttura. Solo una volta a settimana, infatti, un’auto partiva dalla Toscana per andare ad assistere gli anziani”.

Oltre all’abbandono aggravato di incapace, la procura contesta agli ex gestori anche l’appropriazione indebita dei risparmi degli anziani (21mila euro) e l’inosservanza delle ordinanze di chiusura della struttura da parte del sindaco di Gradoli.
“Ci sono elementi univoci – sottolinea Pacifici – che provano la gravità dei fatti contestati: la sottrazione di oggetti d’oro ai pazienti, ma anche l’illegittimità della casa di riposo. I Brillo non avevano le autorizzazioni necessarie ma nonostante ciò hanno continuato la loro attività, finché non è scattato il sequestro preventivo della struttura”.

L’obiettivo della procura è quello di dimostrare un eventuale nesso di causalità tra l’abbandono degli anziani e la loro morte: “E’ un nostro dovere”, conclude Pacifici.
Sulla correlazione punta molto anche la difesa, ovviamente nel cercare di dimostrare la non relazione tra i maltrattamenti e i decessi. Per questo, ieri in aula, il difensore di Franco Brillo ha chiesto alla corte la possibilità di riesumare uno dei cadaveri e svolgere una successiva perizia necroscopica.


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