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Sulle vie dell’esilio di Santa Rosa per valorizzare la tradizione

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Silvio Cappelli

Silvio Cappelli

Sulle vie dell'esilio di santa Rosa

Sulle vie dell’esilio di santa Rosa

Viterbo - In cammino sulle vie dell’esilio di santa Rosa

Viterbo – In cammino sulle vie dell’esilio di santa Rosa

Viterbo – “Sulle vie dell’esilio di Santa Rosa vuole valorizzare la tradizione”.  Silvio Cappelli, esperto di conservazione dei beni culturali e studioso di storia locale, parla della sua creatura. E’ lui, infatti, che ha ideato il “Cammino sulle vie dell’esilio di Santa Rosa” organizzato dall’associazione culturale Take Off.

La manifestazione che prenderà il via domenica prossima 11 settembre alle 8 da piazza san Francesco a Viterbo.

Domenica prossima prenderà il via la dodicesima edizione del “Cammino sulle vie dell’esilio di Santa Rosa”. A che punto sono i preparativi?
“Sta andando tutto benissimo, secondo le previsioni, mettendo a frutto l’esperienza degli anni precedenti, stiamo cercando ogni volta di migliorare la macchina organizzativa. Il primo tratto del percorso da Viterbo a Soriano nel Cimino è già stato ispezionato e pulito da diversi volontari (Domenico Donato, Mario Latilla, Aldo Marinelli e Tonino Pasquini). Un primo punto di ristoro sarà posizionato all’interno della proprietà Fiorentini – Mangano, nei pressi della Strada Romana, e il secondo nell’area della Sorgente Acquaspasa.

La guida turistica, ambientale escursionistica, Anna Rita Properzi guiderà il gruppo dei partecipanti che sarà accompagnato anche da un equipaggio dei Cavalieri del Soccorso. Letture poetiche di Lorena Paris durate il percorso. I responsabili della Gea – Gestione e educazione ambientale, Azzurra Benedetti e Gianfranco Pisa, faranno accoglienza all’interno della tenuta di Sant’Egidio dove è stata recentemente restaurata l’antica chiesetta della Trinità. La società Atac, inoltre, tramite la stazione di Viterbo, per la nostra prima tappa, quest’anno ci ha anche confermato l’effettuazione di due corse ferroviarie per il ritorno da Soriano nel Cimino a Viterbo previste, come prima partenza alle 17,05.

Per l’organizzazione del pranzo ci sarà Sapori Italiani di Clelia Pigano che, tra l’altro, fornirà anche piatti tipici medioevali come l’insalata di farro e i ceci con il rosmarino. Sarà presente anche una rappresentanza del Sodalizio Facchini di Santa Rosa, che ci sostiene con il patrocinio, guidata dal presidente Massimo Mecarini”.

Insomma questa manifestazione si sta ormai consolidando come ricorrenza molto partecipata delle feste di Santa Rosa?
“Direi proprio di sì. Il cammino sulle vie dell’esilio di Santa Rosa è nato, da un’idea di un gruppo di amici, nel 2005 e quest’anno festeggiamo la dodicesima edizione. Da quando siamo nati, usando una metafora scolastica, a sei anni abbiamo frequentato le scuole elementari e ora che siamo cresciuti, dopo i dodici anni, dobbiamo iniziare a fare le scuole medie, per crescere ancora di più e valorizzare la tradizione e il culto di Santa Rosa, fino all’università.

Quest’iniziativa rappresenta la rievocazione di un fatto importante riguardante la vita della nostra Santa patrona, cioè il suo esilio, avvenuto nel 1250. In realtà già dalla ricorrenza del 750esimo anno dalla morte di Santa Rosa (2001), insieme ad altri appassionati, avevamo “forzato la mano” per allargare il territorio di riferimento dei festeggiamenti in onore di Santa Rosa anche nei paesi limitrofi a Viterbo e, comunque, in quelli che hanno ospitato in vita la Santa viterbese. Quell’anno, precisamente il 6 agosto, fu trasportata anche una mini macchina a Soriano nel Cimino (il mini Volo d’Angeli). Tra mille difficoltà e diffide passò ugualmente per le vie del centro dei Cimini tra due ali gremite di folla e un successo strepitoso. In precedenza la stessa cosa era avvenuta anche a Vitorchiano.

I viterbesi, però, sono stati sempre gelosi delle loro tradizioni e del culto verso Santa Rosa, quasi fosse un’esclusiva del capoluogo, senza motivo, senza pensare che Santa Rosa è universale e che è venerata anche oltreoceano, ed è per questo, forse, che le innovazioni e le trasformazioni, in questo campo, anche le più ovvie, avvengono molto lentamente. Non ho mai sentito nessun viterbese, per esempio, prendere posizione, elogiare o discutere sulla festa di Santa Rosa da Viterbo che si celebra a Queretaro nel Messico o nel Santa Rosa da Viterbo College nel Wisconsin. Forse siamo bravi soltanto a discutere tra noi viterbesi, fino all’ultimo, annientandoci”.

Soriano nel Cimino e Vitorchiano sono importanti nella vita della Santa?
“Si sono tanto importanti. Entrambi i paesi hanno accolto la giovane Rosa, cacciata da Viterbo, nelle sue ultime settimane di vita. A Soriano nel Cimino da 766 anni esiste la cosiddetta “Cuna di Santa Rosa”, un anfratto roccioso, proprio sotto il castello Orsini, dove si dice che si sia riparata Santa Rosa durante il suo esilio che, ricordiamolo, è avvenuto all’inizio dell’inverno.

Oggi la manutenzione di questo posto, che potrebbe essere valorizzato ancora di più, è effettuata spontaneamente dal devoto sorianese Angelo Taddei che è stato anche iniziatore, con la nostra associazione Take Off, del “Cammino sulle vie dell’esilio” nel 2005. Durante il tragitto che va da Viterbo a Soriano nel Cimino, nel giorno dell’antivigilia di San Nicola (4 dicembre), la Santa predisse anche la morte dell’imperatore Federico secondo di Svevia che avvenne il 13 dicembre 1250.

Nel centro storico di Vitorchiano, stesso discorso, c’è anche un’abitazione (oggi trasformata dalle sue origini medioevali) riconosciuta da tutti, per testimonianze che si sono tramandate nel tempo, come “Casa di Santa Rosa”. In questo paese, secondo le fonti storiche, tra l’altro, Santa Rosa guarì la cieca Delicata e sfidò l’eretica con la “prova del fuoco”. La giovane Rosa, in condizioni fisiche aggravate dal suo esilio, ritornò a Viterbo probabilmente all’inizio del 1251 e il 6 marzo successivo morì”.

L’esilio fu fatale per la vita di Santa Rosa?
“Viste le sue precarie condizioni fisiche l’esilio fu una vera e propria condanna a morte. Santa Rosa era affetta da agenesia congenita dello sterno, e cioè la cassa toracica, proprio per mancanza dello sterno, premeva sui suoi polmoni impedendogli di respirare. Chi nasce con questa malformazione di solito non riesce a superare i primissimi anni di vita e muore in età neonatale. Questo lo ha confermato anche la ricognizione medico scientifica effettuata sul Sacro Corpo dal professor Luigi Capasso antropologo dell’Università di Chieti.

Camminare su un percorso accidentato e pericoloso, quello del suo esilio, fatto con questa grave malformazione fisica, attraverso i boschi, con la rigidità delle temperature invernali, sicuramente con scarpe inadeguate e vestiti rimediati alla buona, ha avuto il valore di una condanna a morte sicura. I suoi genitori, Caterina e Giovanni esiliati dal podestà viterbese insieme a lei, erano poverissimi e non avevano i mezzi di sostentamento necessari per affrontare una fatica simile. Quando si parla della vita di Santa Rosa, dunque, non si può prescindere dal suo esilio”.

I sentieri che percorrete ogni anno sono interessanti anche dal punto di vista naturalistico e paesaggistico, non solo di testimonianza storica e religiosa…
“Spesso, durante il nostro cammino, si presentano davanti ai nostri occhi panorami meravigliosi, si vede la grande vallata del Tevere e gran parte della catena montuosa degli Appennini, con i paesini circostanti. Il tutto è arricchito dai colori del bosco, con le felci e i pungitopo, in questo periodo ci sono anche le more da assaporare, in un percorso naturalistico, culturale e turistico di rara bellezza tra boschi, sorgenti e emergenze archeologiche. Il complesso vulcanico dei Monti Cimini, attraverso il quale, all’inizio del suo esilio, si avventurò Santa Rosa tantissimi anni fa, è il più antico del Lazio. Circa un milione di anni fa ci furono attività esplosive con eruzione di peperino, accumulo di lave e colate che hanno generato meravigliose e imponenti rocce che sembrano scolpite. Queste sono formate, prevalentemente, da peperino e tufo rosso a scorie nere in simbiosi con le querce e i castagni secolari. Un percorso, il nostro, che si sviluppa tra le fustaie di faggio, querceti e castagneti, che si snoda nella prima tappa da Viterbo a Soriano nel Cimino quasi interamente all’interno dei boschi.

Nel tratto che va da Soriano nel Cimino a Vitorchiano, poi, uliveti, querceti e noccioleti, e sulla nostra strada c’è anche il sito archeologico di Corviano, un Monumento Naturale che presenta insediamenti che vanno dall’epoca preistorica, etrusco – romana, fino a quella medioevale con castelli, abitazioni ipogee, necropoli, “pestarole” e ruderi di cinte murarie. Questo bel vedere e questi panorami sono unici al mondo. A parole certe cose non si possono descrivere. Bisogna provare per credere”.

Insomma, in buona sostanza, cosa si prova a percorrere insieme a voi le vie dell’esilio di Santa Rosa?
“Beh, si provano tante sensazioni belle. Intanto ci sentiamo più vicini alla Santa patrona di Viterbo. Ripercorrere anche noi idealmente le sue orme, lo sforzo che lei in condizioni precarie ha dovuto sostenere poche settimane prima di morire, ci fa comprendere ancora di più la gravità del suo esilio e la cattiveria della fazione viterbese che la cacciò dalla città. Camminiamo insieme a tutti i compagni di viaggio, con solidarietà, in amicizia, con comprensione, con reciproca cortesia e rispetto.

C’è un bel clima di amicizia nel gruppo. Si parla mentre si cammina, si divide l’acqua e il cibo con chi ha sete e con chi ha fame, si condividono, spesso, le gioie e i dolori col vicino che ti cammina accanto e che ti parla confidandosi, in qualche caso, anche di cose private personali. E’ un ritorno alla dimensione umana, al calore umano, che ci fa apprezzare e valorizzare tantissime cose: lo stare insieme agli altri, anche a ridere e scherzare, e poi le sorgenti di acqua fresca e pura, la fauna, la flora e i panorami bellissimi e indescrivibili”.

Chi può partecipare alle vostre camminate?
“Possono partecipare tutte le persone in grado di camminare, dai bambini agli anziani, purché in buona salute. Di ogni fede religiosa. Nessuno escluso. Ognuno è libero di vivere la rievocazione dell’esilio di Santa Rosa intimamente come vuole. E’ come partecipare a una marcia della pace. Chi può parteciparvi? Ci possono partecipare tutte le persone che sono contro le violenze degli esili, contro le condanne a morte, contro le guerre. Alla partenza, dopo la messa, padre Agostino Mallucci, parroco nella basilica di San Francesco alla Rocca di Viterbo, prima della partenza, impartisce ai partecipanti la benedizione con la reliquia di San Francesco e questo è un altro momento veramente toccante. Chi non può camminare molto ci fa compagnia soltanto alla partenza, in piazza San Francesco, e ci segue con il pensiero per tutta la giornata, oppure ci aiuta esternamente nell’organizzazione dell’evento”.

Tutti dedicano la propria iniziativa a qualcuno. Quest’anno molti hanno fatto dediche ai terremotati. Voi a chi dedicate questa vostra dodicesima edizione?
“Noi questo Cammino sulle vie dell’esilio edizione 2016 lo dedichiamo innanzitutto a Santa Rosa esiliata da Viterbo e, idealmente, di conseguenza, lo dedichiamo anche a tutti gli esiliati della terra. Dedichiamo questa nostra dodicesima edizione, dunque, a loro, a tutti gli esiliati, a tutte le persone che, in un modo o nell’altro, hanno subito l’infamia dell’esilio, azione atroce e ingiusta, volontaria o involontaria, diretta o indiretta, che lede la dignità umana sia sul piano individuale che sociale. Certe volte si va in esilio anche per sfuggire alle persecuzioni dei tiranni. E in questi ambiti ognuno può immaginare anche che ci siano i terremotati, e tutti i disagiati senzatetto, costretti all’esilio dalle proprie abitazioni per andare a ripararsi nelle tendopoli per cause naturali.

Tra gli esiliati che ricordiamo sono anche le vittime del terrorismo, delle guerre e dei bombardamenti, costrette a fuggire, ad andare in esilio in altri territori. Questo cammino sarà anche dedicato a tutti i nostri giovani figli, in esilio, costretti ad andare a vivere lontano dalla propria città per trovare un lavoro dignitoso e remunerato in altre parti d’Italia o a addirittura all’estero. Poi questo nostro cammino lo dedichiamo anche agli amici che insieme a noi hanno condiviso negli anni passati questa esperienza e che oggi non ci sono più. Tutti, ovviamente, nessuno escluso. Tra i più recenti purtroppo sono anche Emanuela Feliziani, che ci ha fatto da guida circa due anni fa, morta prematuramente, e Giuseppe Filippi che è morto improvvisamente, colto da infarto mentre correva durante una manifestazione sportiva. Se ci fermiamo a pensare soltanto po’ la lista a chi dedicare questo percorso si allunga notevolmente… e qui mi fermo”.

Un cammino sulle vie dell’esilio che serve da traino anche ad altre attività culturali?
“Anche quest’anno per realizzare la nostra manifestazione non abbiamo ricevuto contributi pubblici. Riusciamo a far fronte alle spese soltanto grazie ad un piccolissimo contributo che chiediamo ai partecipanti. Con questi pochi fondi, comunque, riusciamo a realizzare anche altre iniziative interessanti. Intanto una parte del ricavato è donato ai Cavalieri del Soccorso della Città di Viterbo per le loro necessità. Poi, negli anni passati, ci siamo permessi il lusso di organizzare un pranzo di beneficenza nei locali adiacenti il Convento di San Francesco, a totale favore della comunità francescana e poi abbiamo anche contribuito a rimettere al proprio posto d’origine la copia del dipinto della Pietà di Sebastiano del Piombo all’interno della basilica.

Abbiamo, inoltre, tra le altre cose, recuperato e pubblicizzato l’inno di Santa Rosa scritto e musicato da frate Tarcisio Auda negli anni sessanta, abbiamo contribuito alla realizzazione del presepe all’interno della basilica, abbiamo recuperato dall’oblio e fatto restaurare dalla cineteca di Bologna la rara copia del film Piume al vento girato a Viterbo e uscito nelle sale cinematografiche nel 1951. Tra i prossimi progetti, verso i quali destinare le nostre limitate risorse, c’è anche uno studio di progettazione in corso, quasi ultimato, per la realizzazione della Macchina del Santissimo Salvatore sulla base di un progetto del 1787 conservato tra gli Istrumenti dei Conservatori del popolo di Viterbo. Il nostro lavoro sarà poi donato gratuitamente alla Parrocchia di Santa Maria Nuova che lo utilizzerà al meglio. Il resto a sorpresa”.


Programma

Domenica 11 settembre 2016

Domenica 11 settembre 2016 l’appuntamento è fissato per le ore 8 a Viterbo in Piazza San Francesco, di fronte alla basilica omonima. Si partirà intorno alle ore 8,30 dopo la Santa Messa, dopo aver letto la Preghiera del Pellegrino e dopo aver ricevuto la benedizione, con la reliquia di San Francesco, da parte del parroco padre Agostino Mallucci ofm. E’ prevista una colazione nelle sale adiacenti il convento.
Un percorso a piedi lungo circa 18 chilometri, quasi interamente all’interno dei boschi sui sentieri dei Monti Cimini (molto verosimile a quello compiuto da santa Rosa nel 1250), che da Viterbo porta a Soriano nel Cimino. Il gruppo dei partecipanti partirà, come avvenuto nei nove anni precedenti, all’insegna della pace, della fraternità e dell’amicizia.

Da Piazza San Francesco si percorreranno Via Matteotti, Piazza Verdi, Via F.lli Rosselli, Via Genova, Via Belluno e Strada Palanzana. Poco prima dell’eremo della Palanzana si girerà a sinistra per percorrere una strada bianca che, attraversando il Parco dell’Arcionello, condurrà i partecipanti all’attraversamento della Strada Romana, all’altezza dei numeri civici 5. Qui ci sarà una prima sosta con un punto di ristoro.

La camminata proseguirà per Strada Costa Volpara e Strada Piscine, fino all’attraversamento della Strada Provinciale Piangoli, fino a imboccare la strada bianca che porta alla sorgente Acquaspasa.

L’arrivo alle sorgenti, attraverso antichi sentieri e mulattiere, è previsto per le ore 13 circa. In questo luogo esiste un’area attrezzata con panche e tavoli ed è prevista una sosta per il pranzo. Verso le ore 14 il cammino riprenderà, all’interno del bosco, salendo verso la sorgente Grillara.

Questo è il punto più alto del percorso, rispetto al livello del mare, circa 750 metri di massima altitudine, dopo aver percorso 13 chilometri e 600 metri circa. Misurazioni, queste, molto attendibili perché fatte con il navigatore GPS che ha registrato, negli anni precedenti, anche l’intero tracciato percorso dai partecipanti.

L’arrivo a Soriano nel Cimino, attraverso i boschi, è previsto intorno alle ore 16 dopo circa 4 chilometri e 400 metri. Il ritorno a Viterbo avverrà con mezzi propri, con bus, o con l’utilizzo del trenino Met.Ro (ex ferrovia Roma Nord).

Domenica 18 settembre 2016

Domenica 18 settembre 2016 l’appuntamento è fissato per le ore 8 in piazza Vittorio Emanuele a Soriano nel Cimino. La partenza è prevista intorno alle ore 8,30. Il percorso, lungo circa 18 km, si snoderà lungo Via Papacqua, Via della Stazione, Strada del Fosso Sciascia, qui una sosta per la colazione, poi Strada del Fontanile, Strada delle Sterpeta, Strada del Santarello, Strada della Poggiarella, attraversamento del torrente Martelluzzo e all’interno dei boschi che ci porteranno fino a Vitorchiano, tra noccioleti e uliveti, attraversando e visitando anche l’interessante sito archeologico di Corviano. In questo sito è prevista la sosta per il pranzo. Corviano è un monumento naturale situato su un pianoro, in posizione dominante, tra il torrente Vezza e il fosso Martelluzzo. Sono diverse le testimonianze materiali di civiltà medioevale esistenti in loco: un castello, una chiesetta, un’antichissima necropoli con tombe antropomorfe e case con ingressi parietali, a strapiombo sulla parete rocciosa. Prima dell’arrivo a Vitorchiano sono le chiese di Santa Maria degli Arrotini e di San Michele Arcangelo. Anche qui la giornata si concluderà con il ritorno a Viterbo con mezzi propri, con bus, oppure tramite il trenino della Met.Ro..

Domenica 25 settembre 2016

Domenica 25 settembre 2016 l’appuntamento è fissato per le ore 8 presso il Palazzo comunale di Vitorchiano. La partenza è prevista per le ore 8,30 circa da Vitorchiano. Il percorso si snoderà costeggiando la locale stazione e la linea ferroviaria Met.Ro. ex Roma-Nord, proseguendo per Strada Gramignana, dove ci sarà una sosta per la colazione, Strada Montecchio, Strada Piscine, Strada Costa Volpara, Strada Romana, Via della Palanzana fino ad arrivare in Viterbo. Tempo di percorrenza circa 5 ore, per 15 km circa, con pranzo finale a Viterbo nei locali adiacenti il convento di San Francesco alla Rocca.

Domenica 4 dicembre 2016
(festa ricorrenza anniversario esilio di Santa Rosa da Viterbo)

Domenica 4 dicembre 2016 l’appuntamento è fissato per le ore 8 a Viterbo in Piazza San Francesco, di fronte alla basilica omonima. Si partirà intorno alle ore 8,30 dopo la Santa Messa, dopo aver letto la Preghiera del Pellegrino e dopo aver ricevuto la benedizione, con la reliquia di San Francesco, da parte del parroco padre Agostino Mallucci ofm.
Un percorso a piedi lungo circa 18 chilometri, quasi interamente all’interno dei boschi sui sentieri dei Monti Cimini (molto verosimile a quello compiuto da santa Rosa nel 1250), che da Viterbo porta a Soriano nel Cimino. Il gruppo dei partecipanti partirà, come avvenuto nei nove anni precedenti, all’insegna della pace, della fraternità e dell’amicizia.

Da Piazza San Francesco si percorreranno Via Matteotti, Piazza Verdi, Via F.lli Rosselli, Via Genova, Via Belluno e Strada Palanzana. Poco prima dell’eremo della Palanzana si girerà a sinistra per percorrere una strada bianca che, attraversando il Parco dell’Arcionello, condurrà i partecipanti all’attraversamento della Strada Romana, all’altezza dei numeri civici 5. Qui ci sarà una prima sosta con un punto di ristoro.

La camminata proseguirà per Strada Costa Volpara e Strada Piscine, fino all’attraversamento della Strada Provinciale Piangoli, fino a imboccare la strada bianca che porta alla sorgente Acquaspasa.

L’arrivo alle sorgenti, attraverso antichi sentieri e mulattiere, è previsto per le ore 13 circa. In questo luogo esiste un’area attrezzata con panche e tavoli ed è prevista una sosta per il pranzo. Verso le ore 14 il cammino riprenderà, all’interno del bosco, salendo verso la sorgente Grillara.

Questo è il punto più alto del percorso, rispetto al livello del mare, circa 750 metri di massima altitudine, dopo aver percorso 13 chilometri e 600 metri circa. Misurazioni, queste, molto attendibili perché fatte con il navigatore GPS che ha registrato, negli anni precedenti, anche l’intero tracciato percorso dai partecipanti.

L’arrivo a Soriano nel Cimino, attraverso i boschi, è previsto intorno alle ore 16 dopo circa 4 chilometri e 400 metri. Il ritorno a Viterbo avverrà con mezzi propri, con bus, o con l’utilizzo del trenino Met.Ro (ex ferrovia Roma Nord).


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