Viterbo – (g.f.) – Ex Terme Inps, tutta colpa dei ricorsi e della crisi, se il progetto di rilancio è ancora al palo. È il giorno del consiglio comunale straordinario sul termalismo. Straordinario si fa per dire.
L’assessore Antonio Delli Iaconi ha una spiegazione su come mai sia ancora tutto fermo. A tre anni dall’insediamento dell’amministrazione Michelini.
“Per convincere un imprenditore a investire circa 15 milioni di euro – spiega Delli Iaconi – in una struttura nemmeno di proprietà, ma in concessione, servono alcuni presupporti.
Tra l’altro, per operare su un impianto chiuso negli anni ’90 e che non rispondeva più alle esigenze di mercato”.
Ecco gli ingredienti per un impianto termale: “Una definizione giuridica precisa per la gestione della struttura – continua Delli Iaconi – con la legge regionale 2014 abbiamo risolto. Poi serve l’acqua e infine, occorrono investimenti dal mercato”. Ingredienti che non si trovano al supermercato.
“Dobbiamo garantire acqua sufficiente – osserva Delli Iaconi – ma ci stiamo arrivando soltanto adesso. Chi dice che i presupposti ci siano, sbaglia. La delibera che limitata l’afflusso alle Terme dei Papi per convogliare il resto alle Terme Inps l’abbiamo emanata. Ma è stata impugnata.
Il Tar, con sentenza definitiva, ha dato ragione al comune. Ma hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato. Che ha respinto la sospensiva e ancora oggi un giudizio finale non c’è. Anche se siamo fiduciosi sull’esito definitivo”.
Manca l’acqua, ma pure i soldi. “Sappiamo tutti – osserva Delli Iaconi – quanto la crisi abbia colpito il nostro paese. Un progetto simile è partito solo poco tempo fa, ma è fallito”.
Il bando si farà, quando non si sa. “Ancora parliamo d’acqua – incalza però Giulio Marini (FI) – è vero, c’è la crisi. Il problema è che non ci sono investitori, ma almeno cerchiamoli. Serve più polso, essere incisivi e non divagare”.
Delli Iaconi aspetta lo studio Piscopo aggiornato. Per avere certezze sulla disponibilità d’acqua termale e individuare le quantità prelevabili. Sul fronte pozzi abusivi, invece: “Non sono abusivi – osserva l’assessore – in gran parte sono autorizzati dalla provincia per acqua normale.
Nell’ambito della nostra concessione sono otto. Abbiamo proposto, più che chiuderli, una limitazione a uso domestico. Sei hanno accettato, con due è in atto un contenzioso. Ma la quantità d’acqua di questi pozzi abusivi è irrilevante”.
Relazione dell’assessore evanescente, bocciata da Claudio Ubertini (FI). “Forse un’idea non l’avete, è tutto evanescente”.
La realtà per Luigi Maria Buzzi è drammatica: “In realtà il piano termale non c’è – osserva l’esponente FdI – per le ex Terme Inps c’è un project financing, ma si pensa al bando, per quelle libere non s’è ancora capito. Per i privati c’è una proposta che tale è rimasta. Altri progetti sono nel limbo. Siamo ancora al palo. Amministrazione, se ci sei batti un colpo”.
Eppure, Viterbo città termale era strategica per Michelini. Giugno 2013. La nuova amministrazione partiva con progetti ambiziosi. Miseramente evaporati tre anni dopo. Per Chiara Frontini (Viterbo 2020), la realtà scotta.
“L’avvio di un polo termale era strategico – ricorda Frontini presentando l’ordine del giorno – leggendo le linee programmatiche di allora, sarebbero dovute partire immediatamente le procedure per le ex Terme Inps”. S’è visto.
Maria Rita De Alexandris (Viva Viterbo) ha un altro ordine del giorno, in particolare sul Bagnaccio. Ce n’è uno pure di Francesco Serra (Pd). Presentato fuori tempo massimo, ma accettato. C’è spazio per tutti. In produzione documenti, comune numero uno.
“In questi tre anni – spiega Serra – qualcosa è successo. Intanto la delibera per limitare l’afflusso e destinare acqua allo stabilimento ex Inps, abbiamo l’aggiornamento del piano Piscopo”. Serra legge il suo articolato ordine del giorno. Tra i banchi della maggioranza sono in otto. Più il presidente del consiglio Ciorba, più il sindaco Michelini. Un successone, c’è grande interesse.
Sono venuti in consiglio diretti interessati. Fausto Sensi per le Terme dei Papi, i gestori del Bagnaccio. Probabilmente rammaricati. Avrebbero potuto impiegare molto meglio il loro tempo.
Alla fine dei lavori, difficile non dare ragione a Gianmaria Santucci (Fondazione)? “Il dibattito generale sulle terme può essere interessante – dice Santucci – ma abbiamo tante pratiche sulle terme all’ordine del giorno del consiglio comunale che non votiamo. Non ci prendiamo in giro.
Il sindaco è entrato con le Terme Inps che appartenevano a comune e regione. Oggi stiamo ancora così.
Ci sono progetti presentati, ma ora si ritorna al bando pubblico. Il problema dell’acqua non è stato risolto, il Bullicame è come prima e peggio di prima. All’Oasi avevano chiesto un ampliamento della sub concessione. Tutto fermo.
Sul Bagnaccio, vi abbiamo fermato noi dall’intenzione di spostare l’area di 700 metri. Una follia. Potrei continuare. Di Gestervit e Freetime abbiamo cominciato a discutere in consiglio ma voi le avete ritirate”.
Anche stavolta un’occasione mancata, o per dirla alla Ubertini: “Una straordinaria occasione per parlarsi addosso”.
Si unificano gli ordini del giorno, si votano e dopo tanto parlare, tutti a pranzo.


