Viterbo – Il pontefice Niccolò V inaugura a Viterbo con l’anno santo 1450 una nuova stagione rinascimentale che troverà ampia visibilità alcuni decenni dopo con l’ecclesia viterbiensis ricordata nella giornata di studio del prossimo 29 ottobre alla vigilia del quinto centenario della riforma luterana.
Un agile manuale di Enzo Bentivoglio e Simonetta Valtieri dal titolo “Il Giubileo del 1450 e il culto di Santa Rosa” pubblicato da Ginevra Bentivoglio Editoria (settembre 2016) ci offre interessanti dettagli sull’”arrivo” del Rinascimento a Viterbo – riconducibile agli anni del pontificato di Niccolò V (1447-1455) – che fino ad allora era cristallizzata, entro le mura, da una prolungata e sonnolenta cultura tardo medioevale segnalata da torri, archi, profferli, viuzze e piazzette anguste tuttora distinguibili pur nelle alterazioni del tempo.
E fu proprio il papa genovese, a qualche decennio dal ritorno a Roma della sede pontificia dopo la cattività di Avignone, ad avviare un primo processo di rinascenza a Viterbo sugli impulsi della vicina Firenze trasmessi da Cosimo de’ Medici.
L’interesse del pontefice per la città ha origini complesse, ma ci piace credere che siano state sua madre Andreola e la sorella Caterina a guardare con occhio benevolo la nostra città che l’avevano eletta nel 1448 a meta privilegiata per salutari soggiorni termali presso il Bulicame e dintorni.
Quelle acque miracolose avrebbero aiutato lo stesso Niccolò V a sopportare i disagi di una fastidiosa gotta.
Ecco allora aprirsi insospettati spazi ad alcuni rinnovamenti (che proseguiranno coi Farnese) come la ricostruzione – con l’aiuto del fido Bernardo Rossellino – del Bagno (detto Bagno del Papa), nel sito dove oggi sorge “Terme dei Papi”, l’ammodernamento di alcuni edifici tra cui il palazzo dei Priori e del Podestà, fino a quello Lunense di proprietà del cognato del papa giudicato come un “precoce esempio di architettura rinascimentale di ascendenza toscana”.
Ma il vero scoop Viterbo lo registrerà, sempre con l’aiuto del papa e dei ducati d’oro fruttati dal Giubileo 1450, con Benozzo Gozzoli che benché pieno di impegni accetterà la commissione per un ciclo di affreschi nella chiesa di Santa Rosa il cui corpo prodigiosamente scampato ad un incendio del 1357 aveva nel frattempo raccolto molti proseliti accorsi in città in numeri sempre più consistenti.
I ricavi dell’Anno Santo servirono anche per un ampliamento e abbellimento della chiesa e dell’adiacente monastero emblematicamente testimoniati da due stupendi polittici del Balletta di cui uno conservato nella chiesa.
E proprio grazie a Benozzo (o meglio alle riproduzioni acquerellate del 1632 di Francesco Sabatini) possiamo leggere sullo sfondo di scene su vita, morte e miracoli della Santa eloquenti scorci della Viterbo di allora in cui, accanto alle emergenze medioevali, già sono evidenti forti connotazioni rinascimentali.
Il particolare ci rimanda subito allo scoraggiante pensiero che di quelle architetture tardo quattrocentesche non si fa oggi la giusta memoria privilegiando, anche nei messaggi promozionali, forme medievali più immediate ed accattivanti, ma non sempre autentiche. E ci rimanda alle tante iniziative del progetto “Egidio 17” già avviate in vista del quinto centenario della riforma luterana che cade il prossimo anno, pur tra qualche distrazione di troppo.
Va infatti ricordato che qualche decennio dopo a quell’anno giubilare del 1450, la città di Viterbo, rafforzatasi nel frattempo nelle forme rinascimentali, vivrà nella prima metà del Cinquecento – grazie al lavoro del card. Egidio Antonini – uno dei momenti più fecondi della sua lunga storia con l’Ecclesia viterbiensis sostenuti da personaggi di rango, come Vittoria Colonna e Reginald Pole
“Egidio 17”, sotto la guida di Antonio Rocca e con il sostegno del Touring Club e di Archeoares, terrà il prossimo 29 ottobre nella sala Gualtieri del palazzo dei Papi a Viterbo una giornata di studio sul tema “L’Ecclesia viterbiensis tra Egidio Antonini e il Concilio di Trento”, cui hanno già assicurato preziosi contributi il card. George Pell, Prefetto della Segreteria per l’Economia del Vaticano, il gesuita Heinrich Pfeiffer, docente emerito della Gregoriana di Roma , l’ambasciatrice del Regno Unito presso la Santa Sede, Sally Axworthy, e il vescovo di Viterbo Lino Fumagalli.
Una mostra documentaria su Egidio Antonini farà da quinta, nella sala del Conclave, al Crocifisso di scuola michelangiolesca custodito nel museo del Colle del Duomo.
Vincenzo Ceniti
