Roma – Riceviamo e pubblichiamo – Mi ero ripromesso di non rispondere al buon Stefano Bonori.
Giorni di polemica su un tema legato alla sanità del nostro territorio non mi sembrano proprio una grande idea, né un pretesto valido su cui continuare a inseguirsi.
Tuttavia, poiché Bonori mi chiama in causa espressamente e, come ha scritto qualche bravo giornalista in queste ore, un po’ di sana politica non ha mai fatto male a nessuno, mi permetto di indirizzare all’amico Stefano alcuni pensieri ad alta voce.
Bonori sa perfettamente che l’atteggiamento di sobrietà e di correttezza istituzionale di cui si vanta sulla stampa non rappresenta la realtà di quanto accaduto nelle scorse settimane.
Da parte sua, di suoi sottoposti o sovrapponibili, è andata in onda una vera e propria campagna elettorale, con la stessa modalità delle provinciali e delle comunali a Viterbo. Ma con risultati profondamente diversi.
Il bluff targato Mo.ri non attecchisce più. La festa è finita. Per gli amministratori della Provincia di Viterbo Mo.ri non rappresenta nulla di diverso rispetto a una importante corrente del Partito democratico: un’altra faccia di quel centrosinistra dal quale molti sindaci e amministratori del territorio si sentono orgogliosamente distanti e alternativi.
Ed è curioso che, dopo un risultato negativo, Bonori scarichi invettive gratuite e fuori luogo sugli amministratori di centrodestra per una querelle tutta interna al centrosinistra.
Comprendo che dopo 40 anni sia difficile alzarsi la mattina con la consapevolezza che certe lusinghe non funzionano più, che richiamare la disponibilità di quel ministro o di quel sottosegretario non abbia più la stessa efficacia di una volta, che nemmeno gli appelli a nostalgiche radici comuni danno più la medesima eccitazione.
E allora, anche in virtù delle prossime scadenze referendarie e dei processi politici che un esito negativo al referendum potranno inevitabilmente portare, fate un po’ di chiarezza, evitate questa politica dei due forni che storicamente non ha mai prodotto grandi risultati e alla quale invece sembrate così ostinatamente legati.
Sareste più credibili, superando un’ambiguità che rischia di ledere anche personalità importanti, e in rampa di lancio, che non meriterebbero di essere bruciate sul nascere. Da ultimo, per tornare al tema iniziale e a questioni di maggiore interesse per i cittadini, rivolgo ai cinque i sindaci eletti in seno al Comitato ristretto un augurio sentito per un proficuo lavoro affinché la nostra sanità sia più rispondente alle esigenze della popolazione in termini di qualità, prossimità delle strutture e di tempistiche più umane e accettabili.
Daniele Sabatini
Consigliere Regione Lazio
