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“C’è stata tanta Viterbo nei luoghi del terremoto…”

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Il comandante Giuseppe Paduano

Il comandante Giuseppe Paduano

Terremoto - Il Coa a Cittareale

Terremoto – Il Coa a Cittareale

Terremoto - Il Coa a Cittareale

Terremoto – Il Coa a Cittareale

Terremoto - Il comandante Paduano accoglie il papa in visita nelle terre colpite dal sisma

Terremoto – Il comandante Paduano accoglie il papa in visita nelle terre colpite dal sisma

I vigili del fuoco al lavoro nelle terre colpite dal sisma

I vigili del fuoco al lavoro nelle terre colpite dal sisma

I vigili del fuoco al lavoro nelle terre colpite dal sisma

I vigili del fuoco al lavoro nelle terre colpite dal sisma

I vigili del fuoco al lavoro nelle terre colpite dal sisma

I vigili del fuoco al lavoro nelle terre colpite dal sisma

I vigili del fuoco al lavoro nelle terre colpite dal sisma

I vigili del fuoco al lavoro nelle terre colpite dal sisma

Il campo allestito nelle terre colpite dal sisma

Il campo allestito nelle terre colpite dal sisma

Un'immagine dall'elicottero dei vigili del fuoco all'indomani del sisma del 24 agosto

Un’immagine dall’elicottero dei vigili del fuoco all’indomani del sisma del 24 agosto

Papa Francesco con Paduano e i vigili del fuoco nelle terre colpite dal sisma

Papa Francesco con Paduano e i vigili del fuoco nelle terre colpite dal sisma

I vigili del fuoco al lavoro nelle terre colpite dal sisma

I vigili del fuoco al lavoro nelle terre colpite dal sisma

Papa Francesco con Paduano e i vigili del fuoco nelle terre colpite dal sisma

Papa Francesco con Paduano e i vigili del fuoco nelle terre colpite dal sisma

Un'immagine dall'elicottero dei vigili del fuoco all'indomani del sisma del 24 agosto

Un’immagine dall’elicottero dei vigili del fuoco all’indomani del sisma del 24 agosto

I vigili del fuoco al lavoro nelle terre colpite dal sisma

I vigili del fuoco al lavoro nelle terre colpite dal sisma

Terremoto - Il Coa a Cittareale

Terremoto – Il Coa a Cittareale

Cittareale – “C’è stata tanta Viterbo…”. Giuseppe Paduano parla con orgoglio dei suoi uomini, impegnati, con lui, nelle zone colpite dal terremoto che il 24 agosto ha devastato il centro Italia. Uomini che, coi colleghi di tutto il paese, hanno consumato le loro mani per scavare tra le macerie in cerca di un respiro e che da settimane ormai dormono in tenda per aiutare chi, adesso, ha poco per cui sorridere.

Il comandante provinciale dei vigili del fuoco Paduano, ora a capo del Coa, Comando operativo avanzato, a Cittareale, trascorre le sue giornate a pianificare gli interventi.

Un bilancio della sua permanenza nelle zone colpite dal sisma?
“Sono arrivato nell’immediato – racconta Paduano -. All’inizio è stato abbastanza drammatico, poi ci siamo abituati. Abbiamo cercato da subito di codificare l’emergenza per gestirla, anche se non è facile perché ogni situazione è diversa.

Diversa per i posti e per le realtà che ci si trova di fronte per cui si deve rapidamente capire come meglio operare”.

E come è andata?
“I primi giorni sono stati, abbastanza complessi. Ho avuto il piacere di avere con me tutto il supporto del comando di Viterbo. Quando siamo arrivati, ho trovato già sul posto la squadra che era poi stata la prima a raggiungere l’hotel Roma, dove hanno anche estratto persone vive dalle macerie.

Avevo accanto anche l’ingegnere Caccamo che ha curato dall’inizio le operazioni e che si è interessato a pianificare gli interventi”.

Ora è a capo del Coa.
“E’ il comando operativo avanzato, di cui sono appunto comandante e che viene allestito per ogni evento di questo tipo. Ho chiesto e ottenuto che sul posto ci fosse anche il supporto dell’Ucl, unità di comando locale, di Viterbo.

Così siamo riusciti a fronteggiare le prime fasi del post sisma. Giorno dopo giorno, siamo riusciti a organizzarci al meglio”.

Che immagine si è trovato di fronte appena arrivato?
“Sono arrivato ad Amatrice intorno alle 10 del 24 agosto o poco più e abbiamo sorvolato la zona. Intorno a me solo devastazione, perché tutta la zona era completamente rasa al suolo.

Uno scenario apocalittico in cui alla desolazione si contrapponeva il lavoro dei colleghi che scavavano in maniera frenetica per cercare persone ancora in vita.

Come vigili del fuoco, siamo abituati a emozioni così forti, legate magari all’aver salvato una persona. Fanno parte della nostra vita. E anche io l’ho provata sulla mia pelle. Ti rimane dentro e, nel tempo, e diventa parte del bagaglio professionale e umano di un pompiere”.

Cosa l’ha più colpita in questo periodo?
“La volontà delle persone di reagire e l’attaccamento  alla propria terra. Gente che, nonostante abbia perso cari e beni, ha la determinazione di continuare a stare nei posti in cui è nata e cresciuta, di riprendere la vita normale e di ricostruire il proprio paese. Noi cerchiamo di fare il nostro e siamo circondati da un affetto che va al di là del semplice ringraziamento”.

In cosa consiste il vostro lavoro?
“Nell’immediatezza, naturalmente, è stato quello di salvare vite umane. Ora siamo per lo più di supporto, perché facciamo recupero beni, coperture o assistenza in generale. Ci occupiamo quindi di situazioni non prettamente dovute al sisma, come, per esempio, il soccorso a persone disabili che hanno bisogno delle cure e che aiutiamo a raggiungere i luoghi dei trattamenti. C’è un’azione di supporto alla popolazione a 360 gradi”.

Da quanto tempo è in quei posti?
“Ho vissuto l’intera esperienza, se non per una parentesi in cui mi sono dovuto allontanare per un problema personale. Dalla prima fase frenetica di soccorso a questa attuale di pianificazione”.

Come a coniugato il comando a Viterbo con l’intervento nei luoghi del terremoto?
“Il fatto di essere a capo del Coa non mi esime dall’essere comandante di Viterbo che comunque seguo, anche se da lontano, curando l’ordinario. Per questo, ringrazio il personale che mi sta dando una mano.

Sia chi si trova nei luoghi del sisma che gli operatori che rimangono nei comandi, fa grandi sforzi, per sopperire appunto alle mancanze. Ora però probabilmente si andrà a una turnazione dei comandanti”.

Come è cambiato il volto di quei luoghi dal terremoto a oggi?
“Non c’è una grossa differenza. Nel senso che il colpo d’occhio lo danno le macerie che, di fatto, ancora non sono state spostate, perché c’erano naturalmente altre priorità. Lo scenario quindi è molto simile all’inizio”.

La sensazione che si respira in giro?
“Le emozioni erano più forti nei primi giorni. Adesso c’è più lucidità dovuta alla pianificazione. Il nostro impegno resta h 24 e siamo pronti a intervenire in qualsiasi momento, qualunque cosa dovesse accadere.

Dopo tutto questo tempo, resta comunque la tristezza e la disperazione di chi ha perso tutto: dalle persone care ai frutti del sacrificio di una vita”.

Ha incontrato papa Francesco.
“E’ stata una delle giornate più belle della mia vita. L’avevo già visto di persona, ma, stavolta, l’emozione è stata unica e indescrivibile”.

Perché?
“A parte che l’ho saputo dieci minuti prima che arrivasse ad Amatrice, perché il pontefice non voleva che ci fossero troppe persone a intralciare in qualche modo le operazioni che stavamo facendo. Sono cattolico e particolarmente emotivo per cui la sensazione è stata particolare. Ho avuto l’onore di accoglierlo e la tranquillità che trasmette e il suo modo di porsi è simile a quello di un amico, nulla a che vedere con un capo di stato, quale di fatto è”.

Cosa ricorda di quel momento?
“Uno stupore incredibile. Ci ha chiesto informazioni sul nostro lavoro ed è stato in mezzo a noi. Abbiamo davvero scambiato quattro chiacchiere informali e percepito tutta la sua disponibilità, l’affetto, il trasporto anche nei nostri confronti.

Con semplici parole ha detto che avrebbe pregato per noi e che sapeva quanto duro fosse il nostro lavoro. Frasi banali, ma che dette nel modo in cui lui le ha pronunciate, fa un effetto particolare, direi speciale. Ho avuto la fortuna di essere abbracciato dal papa e quell’abbraccio, me lo porterò nel cuore. A vita”.

Come sta andando finora?
“E’ un’esperienza dura, stimolante e che ha portato qualcosa in più in ognuno di noi. In questo terremoto, c’è tanto di Viterbo e questo sono mi rende orgoglioso. Non per me, ma per la città tutta.

Vorrei ringraziare il personale di Viterbo – conclude – per la stima e l’affetto dimostratemi in questi giorni”.

Paola Pierdomenico


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