Viterbo – “Ci mancava la sposa e abbiamo cercato tra le popolari… “. Mauro Paoloni, vicepresidente vicario viterbese di Banco Popolare – Banca popolare di Milano, spiega la fusione dei due istituti, appena avvenuta, con una battuta. Ma poi entra nel dettaglio della vicenda che ha dato vita al terzo polo bancario italiano, dopo Intesa Sanpaolo e Unicredit.
“Siamo arrivati alla fusione con Banco popolare – racconta Paoloni – dopo un periodo travagliato della Banca popolare di Milano che, quando sono entrato nel 2011, risentiva di una serie di problemi notevolissimi derivanti dalla gestione Ponzellini. Abbiamo avuto una serie di ispezioni di Banca Italia e abbiamo chiuso in perdita per tre esercizi”.
Cosa è successo poi?
“Nel periodo che va dall’ottobre 2011 fino agli inizi del 2014, ci siamo ripuliti totalmente. Siamo riusciti a farlo prima degli altri, liberandoci delle partite in sofferenza. Eravamo pronti a fare utili con la nostra veste di popolare”.
Poi è arrivata la legge con cui il governo Renzi ha deciso di “trasformare dieci banche popolari in società per azioni”.
“Il decreto legge dà tempo fino al 27 dicembre 2016 per conlcudere questa operazione. Poi è successo il cataclisma delle quattro banche fallite che sono conferite nelle “good bank”, tra cui Etruria, le due banche Venete che sono saltate, Banco popolare che ha dovuto subire il peso delle acquisizioni che aveva fatto. In questo quadro, Bpm è diventata una specie di Cenerentola, perché crescevamo e facevamo utili, ripuliti dalle sofferenze. Abbiamo iniziato a guardarci intorno”.
Fino alla fusione di questi giorni. In quali condizioni è avvenuta?
“Siamo stati i primi a prospettare un’ipotesi nuova del diritto commerciale, ossia di trasformazione e fusione. Visto che il mercato ce lo consentiva, perché fino al 2015 il nostro titolo è salito tantissimo, fino al 70 per cento di incremento, la nostra scelta è ricaduta sul “merger of equals”, e cioè la fusione tra pari. Quello che, nel diritto italiano, è la fusione per unione, in cui due persone giuridiche si mettono insieme con gli stessi diritti”.
Come siete riusciti a farlo.
“Ci mancava la “sposa” e abbiamo cercato in giro tra le altre popolari. Siamo andati da quelle che avevano più o meno la nostra dimensione, come la Popolare di Emilia Romagna, che non ne ha voluto sapere”.
Si spieghi.
“E’ una banca localistica, noi siamo Milano, che, come si sa, è il centro della finanza ed è la banca popolare più antica, fondata da Luzzatti. Ci portavamo dietro un fardello pesante per gli istituti di periferia. Abbiamo anche approcciato con Ubi che però ci voleva comprare. Noi non volevamo anche perché la nostra tradizione sociale è molto forte”.
Avete dunque scelto Banco popolare, e cosa è accaduto?
“La fortuna ha voluto che, visto che il nostro titolo continuava a salire, il rapporto di composizione borsistica tra noi e Popolare, si è ribaltato. Bp è quattro volte noi, perché al suo interno ha cinque banche (Banca popolare di Verona, di Lodi, Novara, Bergamasco e Cassa di risparmio di Pisa-Verona-Lucca). Mentre all’inizio eravamo 35 a 65 per loro, siamo riusciti ad arrivare a 55 a 45 per noi. Questo perché hanno sofferenze e sono deboli sul mercato, condizioni che ci hanno consentito di negoziare una fusione alla pari”.
Quindi?
“Noi che siamo un terzo di Bp, come dimensione, abbiamo, come loro, nove consiglieri di governance. Avremmo, inoltre, l’amministratore delegato, che è il dottor Castagna, attuale ad di Bpm, e il vicepresidente vicario che sono io. A loro va il presidente del consiglio di amministrazione. Ci sarà quindi il cda e il collegio sindacale”.
Quanto sono andate avanti le trattative.
“Più di un anno, anche perché, nel percorso, ci sono stati una serie di intoppi paurosi, come il passaggio della vigilanza dalla Banca d’Italia alla Bce e poi la Brexit. Inotre, al momento degli accordi, avendo visto che il Bp era più in sofferenza, Bce gli ha chiesto, prudenzialmente, di fare un aumento di capitale di un miliardo. Un’operazione complicata e richiesta in un momento in cui la maggior parte degli aumenti di capitale fallivano. Loro invece sono riusciti a portare a casa il 100 per cento. Così siamo arrivati in fondo”.
Con l’approvazione quindi…
“Anche quella è stata problematica, perché BpM è una popolare spuria, in cui votano anche i dipendenti, che sono soci, e soprattutto c’è una compagine di pensionati, gli ex dipendenti, a cui lo statuto consente di avere 10 deleghe. In più, da noi, l’85/90 per cento dei dipendenti è iscritto al sindacato e quello più forte è la Fabi che, in questa operazione, è stato molto presente e attivo. Tra l’altro, il segretario generale Lando Sileoni è un viterbese come me. Il sindacato si è schierato in maniera forte per tutelare l’occupazione. E se è vero che, con l’aggregazione, sono usciti 1800 esuberi, va detto che sono tutti volontari”.
Cosa intende?
“Arriviamo al paradosso che la gente fa la fila per andare in esubero. A parte che i nostri erano già programmati, ma comunque, in tutti, fino al 2022 viene pagato l’accompagnamento fino all’età della pensione”.
A quali problemi faceva riferimento prima riferendosi all’approvazione?
“La nostra compagine sociale è stata molto riottosa, specie quella dei pensionati. Quindi ce la siamo giocata fino all’ultimo. Nel frattempo, poi, col rinnovo del consiglio di sorveglianza dello scorso anno, i pensionati hanno voluto inserire un presidente esterno, quando noi ne avremmo presentato uno interno. E’ arrivato Nicola Rossi, ex consigliere di Massimo D’Alema, il quale ha remato a favore del gruppo dei pensionati. Con non poche difficoltà, specie sul voto straordinario per cui si devono raccogliere almeno due terzi del consenso e quindi almeno il 66% più uno. Noi abbiamo ottenuto il 72%, ma non è stato facile. La soddisfazione comunque è stata enorme perché tutti i dipendenti l’hanno accolta”.
Quale sarà l’obiettivo della fusione?
“Siamo di fronte a un mercato che è molto cambiato e l’obiettivo del nuovo gruppo è di conseguire 1,1 miliardi di utili al 2019, portare la redditività del capitale dal 5,5% al 9% e il Cet1, principale indicatore di solidità patrimoniale, dal 12,3% al 12,9%, spingendo al contempo su una forte riduzione dello stock di crediti deteriorati, destinati a ridursi da 31,5 a 23,9 miliardi.
Dalla nostra abbiamo l’economia di scala e il fatto di essere i primi al Nord, per espansione e numero di filiali, e i primi in Lombardia insieme a Intesa. Essendo popolari, abbiamo anche un personale più attento al territorio e quindi con ricavi più buoni cioè che non portano sofferenze”.
Nuove sfide?
“Sarà quella di cercare delle fabbriche prodotto, società di gestione del risparmio, che le banche possono vendere attraverso la loro rete per avere elementi che creino commissioni e non interessi attivi”.
Ci saranno risvolti per il Viterbese?
“A oggi, non abbiamo niente in provincia, se non una filiale di Popolare. Essendo banche sane, noi, con Ubi e Intesa, potremmo essere una grande opportunità per il sistema, anche a Viterbo”.
Lei fa questo mestiere da 30 anni…
“Ho iniziato con la Cassa di risparmio di Viterbo nell’87, poi ho girato un po’, sono stato in Mediocredit, Banca di Roma, Unicredit e, dal 2011, in Popolare. Ho avuto incarichi di amministratore e sindaco e questo comporta un impegno maggiore e cioè di stare molto in banca e di essere in grado di valutare colui che è il numero uno e cioè l’amministratore delegato, che è al vertice della filiera.
Una sorta di interlocutore con l’organo di vigilanza per comunicare anomalie, nell’ipotesi in cui ci siano. In questa nuova avventura, spero di poter dare una mano a Castagna e alla banca. Tengo anche al rapporto coi sindacati che hanno dimostrato maturità, difendendo razionalmente i lavoratori e buttandosi su questa operazione, reputandola la migliore per il mantenimento dell’occupazione”.
Il curriculum di Mauro Paoloni pubblicato sul sito della BpM
Nato a Viterbo il 17 aprile 1960.
Vice Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Banca Popolare di Milano.
PERCORSO ACCADEMICO EDIDATTICO
Professore Ordinario di Economia Aziendale presso l’Università degli Studi di Roma Tre facoltà di Economia “Federico Caffè”.
2000-2014: presso l’Università degli Studi di Roma Tre è titolare dell’insegnamento di “Economia Aziendale”, “Economia Aziendale Corso Avanzato” ed “Economia dei Gruppi e delle Concentrazioni Aziendali”.
1992-2000: presso l’Università degli Studi di Urbino ha insegnato “Ragioneria Generale e Applicata I”, “Ragioneria Generale e Applicata II” e “Economia delle Aziende e delle Amministrazioni Pubbliche”.
1999-2013: ha svolto incarichi di insegnamento nel Master di Diritto Tributario “A.Berliri” presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bologna, nel Master di Revisione Aziendale presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Pisa, nel Master per Giuristi d’Impresa presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma Tre, nel Master di Amministrazione, Controllo e Governance presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tre, nella Scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, presso la Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione di Roma, nella Scuola Ufficiali dei Carabinieri di Roma.
ATTIVITÀ PROFESSIONALE
Dal 2015: è Sindaco effettivo dell’Agenzia Italiana del Farmaco.
Dal 2014: è presidente del Consiglio di Amministrazione di BPM Vita S.p.A. (Gruppo Covea)
Dal 2013: è Vice Presidente del Consiglio di Sorveglianza della Banca Popolare di Milano. È membro del Consiglio di Amministrazione di Unione Fiduciaria S.p.A.. È membro dell’Organismo di Vigilanza della Banca Popolare di Mantova.
Dal 2012: è Sindaco Effettivo di Banca Akros S.p.A.; è Consulente Tecnico di Parte di Aerolinee Itavia S.p.A. in Amministrazione Straordinaria; è membro dell’Organismo di Vigilanza di Profamily S.p.A.
Dal 2011: è membro del Consiglio di Sorveglianza e del Comitato di Controllo Interno della Banca Popolare di Milano; è Liquidatore Unico della Dahlia Tv S.p.A.; è Presidente del Collegio Sindacale dell’Associazione Nazionale Comuni d’Italia.
Dal 2008: è Presidente del Collegio Sindacale di Cofiri S.p.A. (Gruppo Capitalia) oggi in liquidazione.
Dal 2004: è Presidente del Collegio Sindacale di Credsec S.p.A., già operante nel settore della compravendita dei crediti.
Dal 2010 al 2012: è stato Presidente del Collegio Sindacale di Hegemon S.p.A. operante nel settore del credito al consumo e cessione del quinto dello stipendio.
Dal 2009 al 2010: è stato Consulente Strategico presso il Ministero dello Sviluppo Economico.
Dal 2008 al 2014 è stato Presidente del Collegio Sindacale della Fondazione Policlinico Tor Vergata di Roma.
Dal 2008 al 2011: è stato Presidente del Collegio Sindacale di Cofiri SIM S.p.A. (Gruppo Capitalia).
Dal 2008 al 2011: è stato Sindaco Effettivo della Unicredit Banca di Roma S.p.A.
Dal 2007 al 2014: è stato Amministratore Indipendente Membro del Comitato di Controllo Interno e Capo degli Amministratori Indipendenti della Servizi Italia S.p.A., (Società quotata presso la Borsa Italiana).
Dal 2007 al 2011: è stato Presidente del Consiglio di Amministrazione del fondo pensioni ESPERO.
Dal 2006 al 2008: è stato Consulente Strategico al Ministero della Pubblica Istruzione.
Dal 2006 al 2011: è stato membro del Consiglio di Amministrazione indipendente e Presidente dell’Organismo di Vigilanza della Selex Sistemi Integrati (Società del Gruppo Finmeccanica).
Dal 2005 al 2010: è stato Presidente del Collegio Sindacale di Eurofiditalia S.p.A. operante nel settore del credito al consumo e cessione del quinto dello stipendio.
2005-2009: è stato consulente strategico del Presidente della Regione Lazio per le Aziende Sanitarie Locali e le Aziende Ospedaliere e per la scelta dei Direttori Generali delle stesse.
Dal 2000 al 2008: è stato Sindaco Effettivo della Banca di Roma S.p.A.
Dal 1990 al 1994: è stato Consigliere di Amministrazione della Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo e della Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo.
È presidente del collegio sindacale e sindaco di numerose imprese operanti in diversi settori dell’economia. Svolge attività di consulenza per la finanza d’impresa, la ristrutturazione, le valutazioni e le operazioni straordinarie d’impresa.
ATTIVITÀ SCIENTIFICA E PUBBLICISTICA
dal 2011 è Giornalista Pubblicista e collabora con diverse testate giornalistiche per temi di ordine economico-aziendale e finanziario.
È autore di oltre ottanta tra monografie ed articoli scientifici in tema economico- aziendale.
